L’ultima volta correva il 2009, vinse la Virtus di un punto. Da allora, il derby di Bologna non si è mai più giocato. Tra crisi, fallimenti e retrocessioni, le due squadre che hanno dominato il basket italiano – e acceso l’Europa dei canestri – a cavallo tra gli anni Novanta e i primi del nuovo millennio non hanno incrociato il loro cammino. Quasi otto anni dopo, la Dotta, anche detta Basket City, torna a ritrovare la sua quarta T, quella dei tifosi di basket che accompagna le tre più note, rispettivamente torri, tortellini e tette. All’Unipol Arena stasera – 6 gennaio 2017 – gli spettatori saranno 9000. I biglietti disponibili sono stati bruciati in poche ore, anche dopo code notturne davanti ai punti vendita. Intendiamoci, quelle cifre, in Italia, è capace di raggiungerle solo Milano durante le finali scudetto o in Eurolega. Di certo mai è accaduto nella seconda serie nazionale, e forse anche nel resto del continente.

La storia, iniziata il 15 dicembre del 1966 con la vittoria della Virtus per 77-63, si era interrotta il 29 marzo di otto anni fa con un canestro a 2 secondi dalla fine di Dusan Vukcevic che consegnò il successo alle V nere nel derby numero 103. Ora tocca al 104, il primo a non giocarsi in Serie A. Addio alle stracittadine con Brunamonti, Danilovic, quello del ‘tiro da 4’, Djordjevic, Esposito, Myers e Wilkins, saranno i 40 minuti di Umeh, Ndoja, Knox e Mancinelli, che ritroverà il sapore antico del derby. Non la stessa pasta, ecco, ma questo passa il convento dopo i gloriosi anni di Giorgio Seragnoli e Alberto Cazzola dietro le scrivanie e Carlo Recalcati ed Ettore Messina ai bordi del campo. Quelle epoche valsero 15 scudetti, 8 Coppe Italia, 1 Supercoppa italiana e 2 Eurolega alla Virtus, fondata nel 1929, e 2 scudetti e una Coppa Italia alla Fortitudo, sostenuta da quel pubblico che – trascinato dalla Fossa dei Leoni – in questa stagione ha costretto la società a chiudere la campagna abbonamenti avendo sottoscritto 4.800 tessere, quasi l’intera capienza del proprio palazzetto.

Come se corressero ancora gli anni delle battaglie per il bottino grosso: la semifinale scudetto nel 1997 o il quarto di Eurolega nella stagione successiva, diventata poi semifinale nella stessa competizione a dodici mesi di distanza. Oppure il 2001, quando le V Nere vinsero in Europa e in finale scudetto. Fu l’anno del ‘triplete’ firmato da Emanuel Ginobili, Marko Jaric, Antoine Rigadeau e David Andersen. Mentre sulla sponda opposta l’ultima gioia è quella del 2005, nata con il divorzio da Gianmarco Pozzecco e chiusa con la tripla di Ruben Douglas. Quel tiro da 3 valse il secondo tricolore dopo quello del 2000 targato Myers, Fucka, Galanda, Basile e Gay.

A distanza di diciassette anni, con tutto il rispetto, gli interpreti saranno ben altri. Ma almeno qualche spiraglio di futuro illuminerà l’Unipol Arena grazie alle canotte dei quattro playmaker: nella veste più delicata agiranno tutti giocatori under 24 italiani, per di più, a parte Michele Ruzzier, svezzati nei settori giovanili di Virtus e Fortitudo. Un segnale o solo un abbaglio, si vedrà. Intanto toccherà a loro il ruolo di nocchieri nella partita più attesa e ‘vissuta’ da tifosi. Possibile grazie alla retrocessione dello scorso anno – la prima sul campo – della Virtus e alla finale promozione persa dalla Fortitudo a giugno. Delusioni diverse che hanno ricreato l’humus per il derby numero 104, al quale le due società hanno voluto avvicinarsi con una conferenza stampa di presentazione congiunta. Sottobraccio prima della battaglia sportiva, attesa da Basket City per otto lunghi e amari anni.

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