“Sono indeciso se fare il bravo o fare una strage, ci devo pensare” e “sei divina come una macchina degli sbirri che brucia”. Sono alcune frasi che un 26enne tunisino residente a Ravenna, aveva scritto sul proprio profilo Facebook prima di essere raggiunto da un provvedimento di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Marco Minniti, per “motivi di sicurezza dello Stato”.

Grazie alle indagini svolte dai servizi di sicurezza e di prevenzione, è stato accertato che lo straniero aveva stretto amicizia “virtuale” con un aspirante foreign fighter tunisino sottoposto a fermo nel 2015 prima che partisse da Ravenna per raggiungere il teatro siro-iracheno e attualmente detenuto per reati di terrorismo. In una nota il Viminale spiega che “all’esito di una successiva perquisizione condotta nei suoi confronti sono stati, altresì, sequestrati dispositivi informatici nei quali sono stati rinvenuti file di propaganda jihadista che ne documentavano la sua deriva verso l’islam radicale”.

Salgono così a 134 i soggetti dell’estremismo religioso espulsi con accompagnamento alla frontiera dal gennaio 2015 ad oggi. Mentre quella eseguita oggi è la seconda espulsione del 2017. Ieri, mercoledì 4 ottobre, a seguito di attente e approfondite attività investigative, è stato espulso con provvedimento del ministro dell’Interno dal territorio nazionale, con un volo partito dalla frontiera aerea di Milano, un 32enne, cittadino marocchino, residente a Padova e titolare di permesso di soggiorno di lungo periodo per motivi familiari. In particolare, il marocchino era all’attenzione degli investigatori perché risultava tra i fondatori di un centro culturale islamico di Padova frequentato da soggetti attestati su posizioni salafite/wahhabite.