Ha fatto bene Mentana a contestare Grillo che – nel suo blog – attaccava l’universo intero del giornalismo italiano. Le testate giornalistiche (cartacee, televisive, via web) non sono tutte uguali. Di più: è assurdo pretendere di giudicarle attraverso un tribunale popolare. Ciò detto, l’uscita del leader pentastellato e il suo post scriptum (che ricuce col direttore del Tg di La7) vanno letti con attenzione. Grillo procede per provocazioni, è troppo intelligente per non sapere che i tribunali del popolo appartengono al lato oscuro della storia. Urge ragionare.

E’ in atto un attacco ben orchestrato – il presidente dell’Antitrust, Pitruzzella, propone “agenzie pubbliche dei Paesi Ue” – contro la libera circolazione delle idee online. Naturalmente la cosa non viene detta così chiaramente e si parla (“le parole servono anche per nascondere”) di agenzie di difesa contro le fake news, le “bufale” della rete. L’obiettivo (vero) è la censura del web. Perché? Perché la rete è il luogo in cui più forte è il distacco/la presa di distanza dei cittadini dalla cosiddetta “classe dirigente”.

La convinzione – molto diffusa in rete – è che politici, imprenditori, banchieri, eccetera, non abbiano saputo governare la crisi. Lo si dice talvolta male e con insulti, ma il senso è questo: non abbiamo più fiducia in chi ci ha dato, in un decennio, crisi economica, disoccupazione, insicurezza nelle città, corruzione e demagogia. Basta.

Dalla rete (e dalle elezioni amministrative) emerge un desiderio di cambiamento e si guarda al M5S – nonostante i suoi limiti – con ragionevole speranza. A questa speranza – così pensano lorsignori – occorre tarpare le ali. Come?

1. Amplificando gli errori della Raggi a Roma e distruggendo l’immagine dei 5Stelle.

2. Censurando internet con provvedimenti governativi: se il popolo ragiona con la propria testa – e legge, s’informa sul web – occorre controllarlo. Supervisione. Creazione di un comitato governativo della verità. Non è così che si fa in democrazia?

Qualcuno ha scritto: molti politici dovrebbero leggere Orwell. Errore. L’hanno letto e trovano perfetto – incredibile! – ciò che egli, invece, denuncia: l’idea che il potere decida ciò che è vero o falso.

Ecco, se non si valuta che lo scontro in atto riguarda temi di questa portata – con colpi bassi e sofismi sulla post verità – non si comprende la reazione di Grillo. Volete censurare il web? Sono i vostri giornali – produttori di notizie false – a dover essere giudicati, proprio dal popolo che volete ridurre al silenzio. Una provocazione, appunto.

Mentana era pronto alla querela. Giusto, per la difesa della sua professionalità; il post scriptum di Grillo gliela riconosce, tra i Tg il suo è il più obiettivo. Ma non è questo il punto, fondamentale è il dato politico. Grillo, sparando nel mucchio (e inventandosi il tribunale del popolo), provoca per evidenziare un principio irrinunciabile: la libertà conquistata dai cittadini con internet non si tocca. Questo è il tema. Questo è ciò che resterà quando – magari con un’intervista a Grillo nel Tg di Mentana – l’incidente di percorso sarà definitivamente superato ben oltre la rettifica sul blog.

L’Italia è in una fase delicata della sua storia. L’esito del referendum mostra che la maggioranza del Paese difende i valori della Resistenza. Il processo in atto verso una svolta politica nazionale va favorito attenuando le polemiche: bene il Codice etico sugli avvisi di garanzia; no al controllo della libertà in nome di una presunta verità governativa o popolare. Non è tempo di Minculpop. Si guardi alle elezioni senza dare argomenti agli avversari, si cerchino nuove alleanze nella società civile: nel cuore dei cittadini la voglia di cambiamento ha già vinto, urge non commettere troppi errori approssimandosi alla meta.