Pronti, soldi alla mano e via verso la nuova stagione invernale dei saldi. Che vedrà inizialmente sconti tra il 20% e il 30%, per poi arrivare anche al 70%. L’obiettivo è non ritrovarsi tra le mani un ‘pacco’ di Natale. In questo periodo di promozioni, infatti, occorre prestare molta attenzione alle reali opportunità di risparmio, fare una valutazione del rapporto qualità-prezzo e ricordare sempre che lo sconto applicato non comporta una riduzione dei diritti di chi compra.

Si parte con una novità rilevante: per la prima volta tutte le Regioni hanno fissato la stessa data d’inizio delle promozioni, il 5 gennaio, appena prima dell’Epifania. Escluse Sicilia e Basilicata che ha dato il là alle lunghe passeggiate per le vie dello shopping e le infinite file ai camerini già lunedì 2. “Riteniamo che la data unica di avvio sia positiva per il commercio: impedisce fenomeni di ‘dumping’ tra le Regioni, garantendo così l’equilibrio concorrenziale e tutelando allo stesso modo piccole e grandi imprese”, spiega Roberto Manzoni, presidente di Fismo Confesercenti.

A variare sarà, quindi, solo la data di chiusura. Nel dettaglio, in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo, Molise, Sardegna e Trento la durata dei saldi sarà di due mesi, fino al 5 marzo 2017. Nel Lazio fine anticipata il 15 febbraio. Il 18 febbraio sarà invece la volta della Liguria e di Bolzano, il 28 febbraio di Puglia, Calabria, Veneto e il 2 marzo del Piemonte e della Basilicata. Nelle Marche gli sconti finiscono un giorno prima, il primo marzo, in Sicilia 15 marzo, in Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia il 31 marzo e in Campania il 2 aprile.

Quanto spenderanno gli italiani – Dopo la corsa ai regali di Natale che secondo Coldiretti/Ixè ha portato sotto l’albero beni stimabili in oltre 6 miliardi di euro, secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio ogni famiglia spenderà 344 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento, calzature ed accessori per un valore complessivo di 5,3 miliardi di euro. Ma secondo l’Adoc, invece, nel 2017 la cifra sarà più bassa e si attesterà sui 250 euro a famiglia, con gli acquisti che si concentreranno soprattutto nell’ultimo periodo delle promozioni. Il motivo? Un cliente su quattro, sempre secondo Adoc, farà acquisti online. Una tendenza consolidata come dimostrano i dati fatti registrare in Italia dal Black Friday e dal cyber Monday (25 e 28 novembre) con 600 milioni di euro spesi nell’e-commerce. “Più della recessione, archiviata da almeno due anni, o della fiducia che continua a latitare, il vero nemico dei saldi si chiama commercio elettronico, che ormai galoppa pure in Italia e abbatte i prezzi senza preoccuparsi di date d’inizio, accordi con le Regioni o chiusure domenicali”, sottolinea Confesercenti.

Allarme a cui si aggiunge la riflessione del Codacons: “Non prevediamo nessuna impennata delle vendite durante i saldi invernali, ma crescerà il numero di famiglie che potrà permettersi qualche acquisto mirato in più, con un budget che resterà sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno. Tutta colpa – sottolinea l’associazione – dell’eccessiva vicinanza tra le feste natalizie e la partenza dei saldi. I cittadini arrivano all’avvio degli sconti di fine stagione col portafogli già svuotato. È quanto mai necessario rivedere totalmente la politica degli sconti di fine stagione, liberalizzando il settore e lasciando maggiore libertà di scelta ai commercianti”, è l’auspicio del Codacons. Senza sottovalutare il fenomeno dei pre-saldi, vale a dire sconti anticipati che soprattutto le grandi catene commerciali applicano alla propria clientela fidelizzata avvisandola con email o sms.

Molto critica sui saldi e sul meccanismo che li regola è anche Federconsumatori che si scaglia contro tutti quegli esercizi che praticano finti sconti a danno delle tasche dei cittadini. “Ormai è noto a tutti il triste fenomeno dei prezzi aumentati prima dei saldi, dei cartellini taroccati riscritti senza l’originale, dei richiami di sconti esagerati disattesi e di tutte le altre trovate pur di speculare”, denuncia l’associazione. Per evitare brutte sorprese, meglio fare attenzione a poche regole per fare buoni affari.

Obblighi per i commercianti – Le vendite devono essere realmente di fine stagione e i commercianti sono obbligati a indicare nel cartellino il vecchio prezzo, quello nuovo e il valore percentuale dello sconto applicato. Inoltre, le merci in saldo devono essere tenute in zone separate rispetto a quelle a prezzo pieno, in modo da non essere confuse. Altro dovere del rivenditore è quello di accettare i pagamenti con carte di credito e bancomat anche durante i saldi se nel negozio è esposto l’adesivo che indica queste forme di pagamento. E non devono mai essere richieste commissioni aggiuntive se si paga con la moneta elettronica.

Merci in saldo – La legge prevede che gli sconti non riguardino tutti i prodotti, ma solo quelli di carattere stagionale. Non dovranno essere né fondi di magazzino né scarti di stock andati fuori moda.

Prove e cambi – Consentire di provare i capi d’abbigliamento non è un obbligo, ma sta alla discrezionalità del negoziante. Meglio, quindi, controllare bene l’articolo scelto visto che, in assenza di difetti, la possibilità di cambiarlo non è imposta dalla legge né durante i saldi né durante le vendite normali. Questo è, infatti, il grande limite degli acquisti nei negozi tradizionali rispetto a quelli online dove il consumatore ha invece diritto al ripensamento, il cosiddetto diritto di recesso, senza dover fornire nessuna spiegazione.

Garanzie – Va sempre conservato lo scontrino (attenzione a quelli di carta chimica che sbiadiscono dopo un paio di mesi), perché se un prodotto è difettoso la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiarlo. Il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo anche se dichiara che non vale per i capi in saldo. Se non è possibile la sostituzione, il cliente potrà scegliere se chiedere la riparazione del bene senza alcuna spesa accessoria o la restituzione dei soldi. Non, quindi, un buono. Sempre per legge, per denunciare il difetto si hanno due mesi di tempo e non 7 o 8 giorni così come solitamente viene scritto nei negozi. Nel caso in cui il negoziante dimostri di non voler adempiere ai propri doveri o il centro assistenza del produttore richieda il pagamento delle riparazioni sostenendo che la garanzia non copre il difetto riscontrato per risolvere il problema ci si potrà rivolgere al giudice di pace.

La regola aurea – Nei giorni che precedono i saldi conviene fare del window watching, vale a dire andare a sbirciare tra le vetrine e segnarsi il prezzo dei beni a cui si è interessati. Così, allo scoccare dell’inizio delle svendite, si potrà verificare l’autenticità dello sconto praticato.