Quello che si è appena concluso è stato un anno sicuro per chi ha scelto di volare. Secondo i dati preliminari dell’Icao, l’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, su 34,5 milioni di decolli complessivi si sono verificati 85 incidenti – 2,46 disastri aerei ogni milione di partenze – di cui “solo” sei con vittime. In pratica, c’è stato uno schianto mortale ogni 5,7 milioni di partenze.

Le vittime sono state 179 – i due episodi che più hanno pesato sul bilancio sono stati gli schianti del volo low cost FlyDubai partito da Dubai e diretto Rostov sul Don (62 morti) e quello della Pakistan International Airlines partito da Chitral e diretto a Islamabad (48 morti) – in calo rispetto alle 474 vittime del 2015, anno segnato dal suicidio del pilota del volo 9525 della Germanwings, e alle 904 del 2014, con la scomparsa del volo 370 e l’abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines, che da soli provocarono la morte di 492 persone.

Le statistiche dell’Icao non restituiscono però un’immagine complessiva di tutti gli incidenti del 2016 che hanno interessato aerei con a bordo passeggeri, perché considerano solo i voli commerciali con un peso massimo al decollo di almeno 5,7 tonnellate, quindi non quelli militari né i charter. È per questo motivo che il Tupolev Tu-154 inabissatosi nel Mar Nero lo scorso 25 dicembre con 92 persone a bordo non viene considerato, così come il volo charter 2933 della LaMia Airlines precipitato in Colombia lo scorso 28 novembre con a bordo la squadra brasiliana del Chapecoense.

Non sono conteggiati inoltre né il volo domestico della compagnia nepalese Tara Air, schiantatosi poco dopo il decollo da Pokhara, in Nepal, né il volo EgyptAir Parigi-Il Cairo che provocò la morte di 66 persone. Dal momento che le cause di quest’ultimo disastro non sono state ancora chiarite (la pista terroristica è quella privilegiata, ma l’Isis non ha mai rivendicato il presunto attentato) l’Icao ha preferito non procedere alla classificazione.

Le statistiche dell’Icao testimoniano inoltre la crescita lenta ma inarrestabile dei voli low cost. Dei 3,7 miliardi di passeggeri trasportati (dato in aumento del 6% rispetto al 2015) il 28%, vale a dire più di un miliardo di persone, ha viaggiato su vettori low cost. Il mercato più florido resta quello europeo, dove i vettori a basso costo rappresentano il 32% del totale, seguito dall’Asia/Pacifico (31%) e dal Nord America (25%).

Nonostante il pericolo terrorismo sempre in agguato, il 2016 è stato quindi un anno tutto sommato positivo per le compagnie aeree, considerato anche che il carburante ha inciso per circa un quinto sul totale costi dell’industria aerea, mentre nel 2015 ne rappresentava un terzo. La significativa diminuzione della bolletta carburante ha contribuito a mantenere il livello dei profitti operativi in linea con quello dell’anno precedente, vale a dire circa 60 miliardi di dollari.