I signori del calcio cinese, il governatore catalano Carles Puigdemont, il prossimo segretario al commercio dell’amministrazione Trump, il capo gabinetto di Juncker e anche Beppe Grillo. Sono i 12 che, secondo l’edizione europea di Politico, “rovineranno il 2017” dell’Europa. Più precisamente, come si legge nel catenaccio, coloro “che vi faranno stare a letto, con le coperte tirate sopra la testa tremante”. E di Grillo Politico scrive che “le sue invettive alla Robespierre stanno diventando sempre meno divertenti e suggeriscono che l’Europa avrà ragione di avere paura se lui dovesse mai acquisire una posizione di autorità. Come andrà a finire in una economia fracassata e in una democrazia debole?”. Un’investitura che il Movimento prende per buona e che vale un post sul blog, a firma M5s Europa e titolo “Beppe Grillo uno dei 12 personaggi più influenti d’Europa nel 2017” (parola, “influente”, che non compare mai nell’articolo). L’unica spiegazione è che la chiave dell’articolo di Politico è una “sporca dozzina” di “guastatori” dell’Europa e ai Cinquestelle questo ruolo forse piace.

“Il peggiore periodo per l’Europa, dalla guerra nei Balcani”
L’articolo è firmato da Tunku Varadarajan, ricercatore alla Hoover Institution dell’università di Stanford. L’Europa, scrive Varadarajan , ha sofferto una grande angoscia in questi ultimi 12 mesi e molti direbbero che il 2016 è stato tra i più sgradevoli per il continente dalla guerra civile nei Balcani. E ora che siamo nel 2017, aggiunge il giornale, non c’è ragione per credere che le cose gireranno al meglio. Così, “in questo spirito depresso, Politico vi porta una dozzina di personaggi che vi faranno rimanere a letto con le coperte sopra la testa”. Non sono, precisa il quotidiano, i “cattivi” più in vista o i maggiori “distruttori” di felicità. “Così il presidente russo Vladimir Putin non è in questa lista. E nemmeno ci sono il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan o il presidente eletto degli Usa Donald Trump e neanche il premier inglese Theresa May o ancora la leader del Front National Marine Le Pen, tutti valorosi depressivi”. Per loro, secondo Politico, possiamo “dare per garantito che ci deprimeranno, quasi sicuramente in numerose occasioni”. Invece, spiega ancora Politico, vi diamo una lista di alcuni degli altri guastatori, un cast di sostegno del quale nel migliore dei casi ci possiamo augurare che abbiano un anno relativamente tranquillo.

Grillo e le invettive alla Robespierre
Tra questi c’è, dunque, anche il fondatore del Movimento Cinque Stelle. Grillo, spiega Politico, è stato un innovatore nella politica italiana dall’istituzione del Vaffa-Day nel 2007 nel quale – continua il giornale – lui e i suoi compagni di viaggio nominavano e facevano vergognare i politici che erano indiziati di corruzione. Nonostante siano diventati un gioco ripetitivo, questi V-Day sono stati una trovata politica di grande soddisfazione in un Paese di corruzione endemica. Negli anni successivi, prosegue Politico, ha aumentato la sua “tiritera” sovversiva fino al volume massimo, ha messo insieme un esercito fedele di attivisti ed è riuscito a far eleggere due giovani donne alla carica di sindaco di Roma e Torino. Finora si è crogiolato nel ruolo di Opposizione Assoluta al Potere, rivendicando per se stesso una certa purezza incontaminata. Ma “le sue invettive alla Robespierre stanno diventando sempre meno divertenti e suggeriscono che l’Europa avrà ragione di avere paura se lui dovesse mai acquisire una posizione di autorità. Come andrà a finire in una economia fracassata e in una democrazia debole?”.

I tabloid inglesi e il loro ruolo nella Brexit
In ordine alfabetico Politico parte dai tabloid inglesi, in particolare The Sun, Daily Mail e Daily Express. Giornali, scrive il quotidiano, che hanno una presa sull’opinione popolare inglese e che hanno avuto un ruolo nel risultato del referendum sulla Brexit: per questo secondo Politico non bisogna sottovalutare la capacità dei tabloid di “avvelenare i negoziati in corso”, anche con il risultato di irrigidire il negoziatore della Commissione Michel Barnier.

I signori del calcio cinese a caccia nei tornei europei
Poi è la volta dei signori cinesi del calcio. Il pallone, rileva il quotidiano, è la cosa più vicina alla religione in una Europa “senza Dio”. E dovrebbe essere una pena per i devoti di tutto il continente vedere che la Super League cinese ha intrapreso quella che gli esperti hanno definito come una “spesa oscena” nel tentativo di andare a caccia di talenti nei campionati europei. Politico cita tra l’altro una dichiarazione di Antonio Conte, ex allenatore della Nazionale italiana e ora tecnico del Chelsea: “Il mercato cinese è un pericolo per tutti”. Il tutto con la benedizione del presidente Xi Jinping.

Flynn, il militare al cui confronto Trump è un boyscout
Terzo personaggio “temibile” per il 2017 europeo: Michael Flynn, ex generale dell’esercito americano che diventerà il nuovo consigliere nazionale per la sicurezza con Donald Trump. Flynn incarna alla perfezione lo stereotipo del “cattivo americano”, uno “così politicamente scorretto” che al confronto il suo capo “sembra un boyscout”. L’ex militare si vede in guerra con un’alleanza di nemici che comprende Nord Corea, Cina, Siria, Bolivia, Venezuela e Nicaragua. E ciò che più allarma l’Europa sono le sue espressioni incendiarie sui musulmani.

Kaczyński, “il più potente anti-europeo”
E ancora: Jarosław Kaczyński, capo del partito Diritto e giustizia, ex primo ministro della Polonia. E’ il “più potente anti-europeo in Europa” dice Politico. Ha attaccato “l’orribile burocrazia di Bruxelles” ed è stato definito di recente da Lech Walesa, ricorda il giornale come “pericoloso e irresponsabile”. Kaczyński sta “distruggendo” la Polonia, indebolendo la legge e la libertà della stampa e può stabilizzare gli accordi a Bruxelles soprattutto se si sfiderà con il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk (pure lui polacco). Così la Polonia che era stata “il bambino d’oro” tra i nuovi Stati membri in Europa, è diventata il nuovo “basket case”, cioè il nuovo “fallimento”, grazie a Kaczyński.

Puigdemont, la Catalogna e le spinte separatiste
Tra i “guastatori” dell’integrità europea potrebbe esserci, secondo Tunku Varadarajan, anche Carles Puigdemont, governatore della Catalogna che sta tentando in tutti i modi di indire il referendum sull’indipendenza della regione da Madrid, bloccato non solo dal governo ma anche dalla corte costituzionale perché “sono convinti che le questioni che riguardano gli spagnoli possono essere decise solo da tutti gli spagnoli e non da una parte di loro”. Così tra Barcellona e Madrid viene fuori uno spettacolare faccia a faccia come se fosse Real-Barcellona, ironizza Politico. E questo spingerà le istituzioni europee e gli altri governi dei Paesi membri a prendere posizione. E visto che le volontà separatiste in Europa sono molte, non c’è dubbio che nessuno si schiererà con i catalani.

Ross, l’uomo di Trump anti-Ttip
Un’altra pedina della futura amministrazione Trump che viene inserita nella sporca dozzina di Politico è Wilbur Ross, nominato segretario al commercio che ha più volte detto di essere favorevole a accordi bilaterali piuttosto che “regionali”. E quindi a rischio c’è il Ttip, cioè l’accordo transatlantico sul commercio tra Stati Uniti e Europa

Gli hacker russi pronti alla battaglia in Europa
In “classifica” entrano anche gli hackers russi “state-sponsored”, cioè in qualche modo sponsorizzati dal potere di Mosca. Gli hackers, scrive Politico, sono diventati una “forza maligna” nelle relazioni internazionali, i loro sforzi di minare le elezioni presidenziali americane sono una nuova forma di guerra del Ventunesimo secolo. Ed è inevitabile, secondo il giornale, che dopo l’elezion di Trump, il campo di battaglia diventi l’arena elettorale europea.

Sarkozy e il sogno del grande ritorno (euroscettico)
A sorpresa c’è anche Nicolas Sarkozy, sconfitto alle primarie del centrodestra per elezioni presidenziali della primavera prossima in Francia. Ma c’è un motivo per tenerlo tra questi 12, secondo l’analisi di Politico: visto che è senza scrupoli e irrefrenabile, potrebbe ritagliarsi uno spazio rispettabile nell’area “anti-Europea”, anche perché, ricorda il giornale, ha raggiunto il maggiore successo quando si è comportato da populista. Lo scenario che sogna Sarkozy è il seguente: Le Pen perde al primo turno, al ballottaggio vanno o Fillon o Macron, chiunque vinca deluderà la Francia e Sarkò tornerà per offrire una piattaforma di “Frexit” più accettabile rispetto al linguaggio di Marine Le Pen.

Selmayr, l’anima nera di Juncker
Martin Selmayr
è il capo gabinetto del presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker, ma è ritenuto soprattutto “come il potere dietro e accanto al trono di Juncker. “L’antitesi del funzionario docile”, la cui riprova è l’energia con cui ha affrontato il ministro tedesco Wolfgang Schäuble o l’ex presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. E’ conosciuto come colui che gestisce le pratiche e le blocca quando non è d’accordo, come nei casi di Uber e Airbnb. Per questo Selmayr sta cominciando a disturbare commissari e funzionari. Una di loro, l’ex vicepresidente della commissione Kristalina Georgieva, bulgara, ha lasciato a ottobre per andare alla Banca Mondiale. Prima di andarsene ha definito una influenza “velenosa” quella di Selmayr.

Verstager e la patata bollente della concorrenza
Un’altra presenza sorprendente è quella della commissaria danese alla Concorrenza Margrethe Vestager che gestisce vari dossier non proprio semplici, come quelli su Amazon o su Google: le decisioni possono ricadere sui rapporti con la nuova amministrazione Trump. E poi gli affari fiscali su Gibilterra che possono inacidire la tensione Ue-Regno Unito e ancora i casi contro i campioni nazionali francesi come Edf e Areva (entrambe attive nel settore dell’energia) che possono alimentare il sentimento anti-europeo alle elezioni di primavera.

Wilders, l’anti-Islam che spacca l’Europa
Infine l’icona dell’euroscetticismo, alleato di Marine Le Pen, Nigel Farage (finché c’era) e Matteo Salvini: Geert Wilders, leader del Partito olandese della Libertà, nazionalista di destra. A differenza della Le Pen o degli altri politici di destra in Europa, ricorda Politico, non è un nazionalista o un antisemita: invece “dirige le sue ire quasi esclusivamente contro l’Islam, difendendo i valori occidentali”. Ma non si limita a essere un “fondamentalista” dei valori occidentali. Va oltre, aggiunge Politico, e ha proposto una messa al bando del Corano e la chiusura di tutte le moschee dei Paesi Paesi. Così, “mentre l’Europa affronta la crisi dei profughi apparentemente senza fini, il suo stile offre una ricetta per una guerra civile in mezzo all’Europa”.