Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVI ed il XIX secolo. Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti satire in versi, dirette a pungere in forma anonima i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette “pasquinate” dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione e all’arroganza dei suoi rappresentanti. Gli ignoti epigrammisti, rendevano così noti ai cittadini i fatti segreti dei potenti.

Non sempre ciò che veniva comunicato era vero, anzi spesso la volontà popolare attribuiva ai governanti malefatte esagerate e nonostante ciò le pasquinate contribuivano a ricordare al  popolo che i governanti erano pieni di vizi privati e pubbliche virtù, e che a volte i vizi privati era meglio conoscerli.

Così come avviene anche oggi.

A proposito di “pasquinate” telematiche nei giorni scorsi si è discusso animatamente dell’idea di attribuire a una Autorità amministrativa il compito di rimuovere contenuti sul web che siano espressione delle cosiddette ‘fake-news‘.

Il presidente dell’Antritust, Giovanni Pitruzzella, ha proposto che i Paesi dell’Ue si dotino di una rete di agenzie pubbliche per combattere la diffusione di notizie-bufale su Internet. “Penso a un’autorità pubblica assolutamente indipendente a cui, chi si sente danneggiato, possa rivolgersi per segnalare una notizia falsa e chiedere un intervento rapido che, dopo un sollecito contraddittorio, permetta di arrivare alla rimozione“, ha spiegato Pitruzzella.

Le affermazioni del Presidente dell’Antitrust non risultano nuove. Più o meno dal 2008 a ondate cicliche si discute di strumenti di controllo del web.

La differenza, che traspare anche dalle parole del Presidente dell’Antitrust  è che, in determinati ambienti  si sia individuato un modo più veloce e meno controllabile dall’Autorità giudiziaria: il ricorso ad Autorità Amministrative per rimuovere contenuti da internet. E che questa sia la strada che il governo vuole intraprendere sembra evidente  dall’ultimo provvedimento varato dal governo a dicembre: la legge di bilancio.

Un manina (non si sa se o meno ignota), infatti, ha inserito all’ultimo minuto nella legge finanziaria – prima che venisse posta la fiducia sul provvedimento – un comma ( il 545)  attraverso il quale si è attribuito all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)  il potere, in determinati ambiti  di procedere ove la condotta sia effettuata attraverso le reti di comunicazione elettronica, secondo le modalità stabilite dal comma 546, con la rimozione dei contenuti, o, nei casi più gravi, con l’oscuramento del sito internet attraverso il quale la violazione è stata posta in essere, fatte salve le azioni risarcitorie”.

Operazione peraltro già attuata dalla stessa Agcom  in tema di siti internet e diritto d’autore, nonostante i chiari altolà della Corte costituzionale sul fondamento normativo delle stesse Autorità. Poteri che vengono esercitati anche dall’Antitrust in materia di pratiche commerciali scorrette, con la differenza che quest’ultimo organo, diversamente dall’Agcom,  ha sempre cercato di limitare gli interventi nel numero e nei contenuti, data la fragilissima base normativa.

Vorremmo sbagliarci, ma da questi precedenti sembra che la volontà dei governanti non sia quella di approfondire il tema della legittimità dei contenuti sul web o di ascoltare le ragioni di chi contribuisce a informare sul web, bensì quella di avere una tutela sommaria, con un contraddittorio limitato, il che vuol dire in pratica nessun contraddittorio, dal momento che il web, per scelta dei propri fondatori consente anche l’anonimato.

Anonimato necessario, come ci ricorda anche l’art 10  della dichiarazione dei diritti e doveri in Internet approvata dalla Camera dei Deputati nel 2015, a proteggere anche e soprattutto i diritti fondamentali della persona dall’ingerenza dello Stato.

In questo senso la prassi sperimentata dall’Autorità per le  Garanzie nelle comunicazioni può al contrario aiutare i fan delle rimozioni.

Poiché a volte è difficile individuare il titolare di un forum, di un sito, di un blog, e allora non c’è problema, si bypassa il problema dell’anonimato e si cancella lo stesso in poche ore.

Non c’è tempo, bisogna rimuovere.

E così già centinaia di siti, a  partire dal 2014, sono scomparsi, senza alcuna reazione degli ignari titolari.

Immaginiamo cosa può voler dire applicare questo meccanismo all’intero ecosistema amatoriale dell’informazione sul web, l’unico strumento a oggi in grado di garantire, insieme a una informazione non di qualità, anche quella “quota” di informazione che ognuno di noi si sceglie liberamente, senza censura.