Cari navigatori, care navigatrici

ci siamo. Siamo arrivati al settimo Capodanno trascorso assieme. Come è andata in Italia e nel mondo lo sapete. Qui a ilfattoquotidiano.it ve lo abbiamo raccontato ora per ora, minuto per minuto fino alla strage che ha insanguinato l’attesa della mezzanotte a Istanbul.

Abbiamo cercato sempre di tenere i fatti separati dalle opinioni – pubblicate solo nella colonna blog – e vi abbiamo restituito il ritratto di un Paese che non ha ancora cambiato marcia. I pochi decimali di Pil in più, gli occupati che crescono, ma molto meno rispetto al resto d’Europa, sono lo specchio più fedele di una nazione dove le classi dirigenti, non solo politiche, restano quelle di sempre: bugiarde, a volte ladre, spesso incompetenti. Qualcosa però sta cambiando. Chi ci definiva “gufi”, solo perché facevamo il nostro mestiere descrivendo con franchezza la realtà, si è fatto momentaneamente da parte. Milioni e milioni di cittadini hanno difeso con il loro voto la Costituzione da una riforma che, come abbiamo continuamente ripetuto, avrebbe finito per moltiplicare il numero dei parlamentari nominati dai partiti.

Certo, il pessimismo della ragione ci fa temere che la lezione verrà presto dimenticata. Ma l’ottimismo della volontà lascia la porta aperta a una speranza: sempre più persone comprendono che ciascuno di noi deve essere il cambiamento che vuol vedere realizzato nel mondo. È la lezione del Mahatma Gandhi che in tanti oggi fanno propria. Anche in Italia dove, mentre si combatte per i diritti, non ci si deve mai dimenticare di avere dei doveri. Primo tra tutti quello di lasciare ai nostri figli un paese migliore. Noi qui a ilfattoquotidiano.it, tra molti errori, ci proviamo. Il nostro compito è informare, raccontare con onestà quello che in molti non vogliono che si sappia, non tremare davanti alle proteste dei potenti o di tutti quei tifosi che non amano leggere storie e notizie in contrasto con le loro convinzioni. Il nostro dovere è correggerci quando ci sbagliamo. Èd essere consapevoli delle nostre responsabilità tenendo sempre in giusto conto critiche e suggerimenti.

Ovvio, di buoni propositi è lastricata la strada per l’Inferno. Ma questo è quello che proveremo a fare nel 2017. Durante il 2016 i dati del ilfattoquotidiano.it ci hanno detto che accanto agli articoli e alle inchieste sulla mafia e la corruzione, sul terrorismo e le nuove povertà, sull’arroganza della Casta e i fallimenti nel mondo delle banche e della finanza, interessano, e molto, le storie positive di chi ha trovato delle soluzioni. Per tutti è interessante leggere o guardare video che raccontano come si può ben amministrare una comunità, realizzarsi trovando una buona professione (spesso all’estero), far funzionare un’azienda rispettando l’ambiente e chi ci lavora. In fondo è logico che sia così. Dopo tanti anni di cattive notizie ciò che dovrebbe essere la normalità diventa un’eccezione, ossia diventa una notizia. Per questo, consapevoli di quanto in un paese di parolai valgano i buoni esempi, in questo 2017 ci sforzeremo di trovare altre storie di questo tipo. Altri racconti che dimostrino come la luce in fondo al tunnel non sia necessariamente quella di un treno.

Questa linea finora ci ha premiati. Ilfattoquotidiano.it anche nel 2016 ha ricevuto il Macchianera internet award, l’oscar della Rete, come miglior testata. Gli utenti unici, secondo Google analytics, sono aumentati del 16% rispetto l’anno precedente, toccando la media di un milione e centomila al giorno. Sono cresciute le pagine viste e le rilevazioni audiweb (che non tengono ancora conto del traffico mobile su Facebook e google amp) dicono che il nostro sito è il quarto in Italia tra i giornali online che hanno una versione cartacea. Ci precedono Repubblica.it, Corriere.it e Stampa.it che però dallo scorso anno somma anche il traffico de Il Secolo XIX. Sui social network siamo sempre più forti. Tanto che a novembre nella classifica riguardante gli istant articles di Facebook eravamo secondi dopo Repubblica per le pagine viste e terzi per utenti unici mese dopo il Corriere ( 3.258.050 contro 3.385.308).

Si tratta di risultati importanti, ottenuti solo grazie all’abnegazione di una redazione molto più piccola rispetto a quella dei nostri concorrenti. Anche per questo oggi mi sento in dovere di ringraziare tutti i colleghi, giornalisti e non, che in questi mesi hanno tenuto duro, sopportando tagli nei costi e riorganizzazioni del lavoro, al solo scopo di farci crescere e poter far leggere i nostri articoli a un numero sempre più grande di persone. Questi sforzi, va detto, non sono ancora bastati per portare ilfattoquotidiano.it in pareggio. Parte degli stipendi dei collaboratori del sito viene tuttora pagato dai ricavi ottenuti dalla vendita in edicola de Il Fatto Quotidiano cartaceo. È giusto perciò esprimere la mia riconoscenza al mio amico Marco Travaglio e alla redazione da lui diretta. Il loro lavoro è eccellente e diventa chiaro a tutti soprattutto ora, quando le altre testate, dopo aver gonfiato ad arte i dati sulla diffusione delle copie digitali e cartacee, registrano nel giro di pochi mesi cali superiori al 20%.

Detto questo è inutile negare che il 2017 ci si presenta gravido di incognite. Vogliamo crescere, migliorare le nostre inchieste e i nostri reportage. Vogliamo diventare ancora più grandi, vogliamo sbagliare meno e essere più precisi, ma ci servono altri investimenti. Per questo se pensate che ilfattoquotidiano.it sia un posto dove una manciata di giornalisti tentano di fare onestamente il loro lavoro, se ogni giorno ci visitate per informarvi o criticarci, vi chiedo di iscrivervi a Il Fatto Social Club.

Nel 2016 accanto ai tanti che hanno sottoscritto un abbonamento digitale a ilfattoquotidiano.it, più di 2000 persone hanno scelto di diventare nostri sostenitori. E addirittura 130 sono diventati Soci di Fatto, spendendo (bene) 500 euro. Ecco. Tra i propositi del 2017 c’è quello trovare almeno altri 4000 sostenitori per poi toccare quota diecimila nel 2018. Molto dipende da noi, ma tanto dipende da voi che ci seguite. Se potete e volete, iscrivetevi al Fatto social club.

È un buon modo per iniziare il nuovo anno.

Grazie e mille auguri
Peter Gomez

Ecco la lista dei dieci blog più letti del 2016

1 – Terrorismo, qualcosa non torna (di Diego Fusaro)

2 – Pensione di reversibilità, un furto sulla pelle delle vedove (di Elisabetta Ambrosi)

3 – Figli e tecnologia, togliete quei dannati smartphone dalle mani dei bambini (di Erika Vecchione)

4 – Attentato di Nizza e golpe in Turchia, e se la verità fosse un’altra? (di Gianluca Ferrara)

5 – WhatsApp, Zuckerberg ne ha annunciato la morte ma nessuno se ne è accorto (di Federico Sbandi)

6 – Virginia Raggi non giochi con le parole: chieda scusa o si dimetta (di Peter Gomez)

7 – Università, ora è ufficiale: alcune lauree sono inutili (di Stefano Feltri)

8 – Governo Gentiloni: cari grillini, non vi piace? Allora dimettetevi tutti (di Andrea Viola)

9 – M5s a Roma, perché stavolta sto con la Raggi e coi Cinque Stelle (di Diego Fusaro)

10 – Tiziana Cantone: il caso sul web, il suicidio e le nostre negligenze (di Peter Gomez)