“Mi stanno arrestando. Verrò portato dai giudici per un tweet“. Sono le parole che Ahmet Sik, giornalista investigativo turco molto noto, è riuscito a scrivere prima di essere portato via stamane dalla polizia. L’accusa rivolta a Sik dalle autorità è quella di “vilipendio dello Stato, delle sue forze di polizia e di quelle militari”, e aver fatto “propaganda terrorista su Twitter”. Lo riferisce l’agenzia stampa turca Anadolu. Sik ha già trascorso oltre un anno e mezzo in carcere con l’accusa di coinvolgimento in un complotto finalizzato a un golpe.

E’ stato scarcerato nel marzo del 2012 dopo l’arresto scattato l’anno precedente durante un blitz della polizia nella redazione del sito di notizie Odatv. Gli investigatori avevano ipotizzato legami con la rete Ergenekon, un presunto gruppo eversivo accusato di aver lavorato a un golpe. Negli ultimi sei mesi, le autorità hanno arrestato oltre 1.600 persone con l’accusa di sostenere organizzazioni terroristiche o per aver “offeso le istituzioni” con messaggi pubblicati sui social media. Mentre altri 70 poliziotti turchi sono stati colpiti da mandato d’arresto nell’ambito dell’inchiesta sul tentativo di golpe dello scorso 15 luglio in Turchia. L’agenzia di stampa ufficiale Anadolu riferisce di operazioni in corso in cinque province del Paese per arrestare i sospetti.

Secondo l’accusa, i poliziotti avrebbero usato l’applicazione ByLock, che – per le autorità turche – sarebbe uno dei principali strumenti per la comunicazione utilizzato dalle persone accusate di aver partecipato al tentativo di golpe. Ankara ha sempre puntato il dito contro l’imam Fetullah Gulen accusandolo di essere stato l’ispiratore del fallito colpo di stato. Da allora, secondo dati ufficiali, sono più di 40.000 le persone arrestate in Turchia.