Il governo resta in carica “fino a che ha la fiducia del Parlamento“. E la presenza nella squadra dei renzianissimi Maria Elena Boschi e Luca Lotti non è stata “un autogol”. Lo ha affermato il presidente del consiglio Paolo Gentiloni nella conferenza stampa di fine anno, nel corso della quale ha rivendicato “la continuità della squadra di governo” rispetto all’era di Matteo Renzi, dimessosi dopo la sconfitta al referendum. Il premier ha difeso la scelta del ministro allo Sport e della sottosegretaria alla presidenza al Consiglio del suo governo, nonostante Lotti, come ha rivelato Il Fatto Quotidiano, sia indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta Consip e Boschi sia la madrina della riforma del Senato bocciata col voto del 4 dicembre. Gentiloni ha spiegato che Lotti gode “della mia massima considerazione” così come il generale Del Sette, anche lui coinvolto nell’inchiesta. “Non credo che le iniziative giudiziarie di cui sono stati oggetto impongano al governo di prendere decisioni, che sarebbero al mio avviso ingiuste e ingiustificate. Dopo di che la magistratura va avanti e la fiducia nel lavoro della procura di Roma è totale”, ha detto. Gentiloni, poi, ha definito “Boschi è una risorsa molto utile, di grande qualità”. Specifica di averla scelta personalmente (“Che ci si creda o no, sono stato io che le ho chiesto di fare questo lavoro, e penso che sappia farlo bene, nell’interesse del governo”) e precisa: “Ho ascoltato e condivido le analisi sul tema della politicizzazione del referendum, ma non si può dire che il referendum è stato un referendum sul governo“.

Nessuna intenzione da parte del premier di presentare una propria proposta di legge elettorale: si limiterà a cercare “come si dice in gergo, di facilitare la discussione tra i partiti e il Parlamento“. Una continuità che però resta da valutare in fatto di tagli delle tasse, promessa dal predecessore: “Non sono in grado di fare un discorso serio su una riduzione dell’Irpef“, ha spiegato Gentiloni. “Certamente il governo precedente ha fatto forti riduzioni fiscali e questa misura sarebbe un giusto coronamento delle cose fatte ma ora, dopo 15 giorni dall’insediamento, dobbiamo verificare le condizioni e non possiamo dire cose impegnative che poi rischiamo di non poter mantenere”.

“Il governo nasce dopo il referendum”, ha continuato. “Quel risultato non si cancella e lo abbiamo ben presente, ma non si deve cancellare neanche il lavoro che ha svolto l’esecutivo di cui anche io ho fatto parte. Relegarlo nell’oblio sarebbe dal punto di vista politico e dell’informazione un errore”. La continuità “per alcuni è un limite, c’è sempre voglia di qualcosa di nuovo, io capisco e accetto la critica, ma rivendico questa continuità sul piano politico”. E ancora: “Dobbiamo essere consapevoli che il completamento delle riforme non è un puntiglio o una rivendicazione di continuità, ma una esigenza del Paese”.

Una battuta è stata riservata, nel giorno dell’annuncio dei nuovi sottosegretari, alle mancate poltrone per i verdiniani: “Non è una rottura con Ala, nel senso che la decisione che abbiamo preso è confermare il perimetro della maggioranza che sin qui ha sostenuto il governo e confermare l’invito a dare un contributo e sostegno su singole misure che possono dare altre forze, a cominciare da Ala. Quanto a Enrico Zanetti, conclude Gentiloni, “ha preso una decisione (quella di uscire dal governo, ndr) che non è stata una mia decisione, anzi io gli avrei proposto una conferma”.

Sui temi specifici, il presidente del consiglio ha dribblato le domande su Mps, rinviando a un’intervista al ministro Padoan al Corriere della sera. Poi si è soffermato sul nodo dei voucher: “Non sono un virus che seminano lavoro nero”, ma “stiamo ragionando su cosa cambiare e lo faremo in tempi rapidi”.

Nel confronto con i giornalisti, commentando le novità sul caso Regeni, ha affermato: “Dopo alcuni mesi iniziali dove si è registrato anche un depistaggio, dall’Egitto ultimamente io ho visto dei segnali di cooperazione molto utili. Spero si sviluppino e il governo andrà in questa direzione”. Quanto al terrorismo, dopo l’uccisione in Italia dell’attentatore del mercato di Natale di Berlino, sul rischio per l’Italia ha spiegato: “Non esistono paesi non a rischio e dobbiamo esserne onestamente consapevoli. Facciamo tutto lo sforzo possibile per prevenire le minacce. C’è da rivedere il nostro sistema di accoglienza e rendere più efficace il meccanismo dei rimpatri”.

Sul fronte dei migranti torna la continuità con l’azione di Renzi, in particolare sulla minaccia di veto al bilancio Ue. “Il messaggio era molto chiaro: non è che l’Italia voglia fare ostruzionismo sul bilancio comunitario, ma certamente usa i mezzi che ha a disposizione per segnalare un problema”, ha chiarito Gentiloni. “Mi aspetto e confido che con i nuovi uffici della presidenza di turno in Ue non si prendano decisioni” che vadano contro l’Italia.

Sollecitato su una delle grandi incompiute di Renzi, la riforma del processo penale che include le nuove norme sulla prescrizione e sulle intercettazioni, Gentiloni ha promesso che entro l’Epifania sarà decisa la calendarizzazione del provvedimento, al Senato, e che comunque la riforma “andrà avanti”.