Molte conferme e l’incognita dei verdiniani. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è ancora al lavoro per definire i sottosegretari del nuovo governo. La nomina era in programma per i giorni successivi all’insediamento, ma è slittata a dopo Natale. Secondo le ultime indiscrezioni, la pratica verrà chiusa in settimana, molto probabilmente giovedì 29 dicembre, quando si dovrebbe tornare a riunire il Consiglio dei ministri. Tra i problemi che Gentiloni dovrà risolvere: in primo luogo comprendere a chi affidare l’impegnativa delega dei Servizi di sicurezza e, in seconda battuta, se avvalersi della collaborazione organica di Ala nella maggioranza e quindi attribuire gli incarichi in base al peso specifico in Parlamento della componente verdiniana.

I posti tra sottosegretari e viceministri sono 43. I nuovi ingressi previsti sono limitati, anche nell’ottica di durata breve dell’esecutivo (almeno stando agli annunci). Secondo il Corriere della Sera tra i nomi papabili c’è quello di Emanuele Fiano, deputato dem che potrebbe ottenere uno degli incarichi in ballo. Altra novità in vista è la probabile promozione del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola a viceministro. Il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone potrebbe invece essere spostato ai Trasporti. In generale però per Gentiloni si parla di conferme, come scrive sempre il Corriere. I nomi che non dovrebbero essere toccati sono Sandro Gozi agli Affari europei, Antonello Giacomelli alle Comunicazioni, Riccardo Nencini alle Infrastrutture, Gennaro Migliore alla Giustizia e Teresa Bellanova allo Sviluppo economico. Dubbi invece su Luca Lotti, ex sottosegretario e attuale ministro allo Sport con delega all’Editoria. Il fedelissimo di Renzi vorrebbe la delicata delega ai servizi segreti, ma la sua posizione è peggiorata dopo la notizia, riportata dal Fatto Quotidiano, della sua iscrizione nel registro degli indagati per rivelazione di segreto e favoreggiamento nell’ambito dell’indagine avviata dalla Procura di Napoli sulla corruzione in Consip. Il governo pensa invece alla proroga di un anno per l’incarico del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, anche lui indagato nell’inchiesta Consip.

La vera partita è però quella dei verdiniani. Rimasto fuori dalla spartizione dei ministri, il partito del plurimputato Denis Verdini ha minacciato di non votare più la fiducia. Lo spettro di una caduta dell’esecutivo però sembra fare meno paura alla luce dei movimenti in casa Forza Italia. Silvio Berlusconi infatti continua a ribadire di voler andare al voto il prima possibile, ma di fatto si prevede che molti dei suoi daranno l’appoggio all’esecutivo per evitare di far cadere il governo. Per questo gli attacchi di Verdini e i suoi non avevano preoccupato più di tanto. In ogni caso, Enrico Zanetti (Scelta civica-Ala), dovrebbe essere riconfermato viceministro dell’Economia o comunque essere spostato a un altro incarico per evitare che sia allontanato dall’esecutivo. In questa lunga serie di trattative non è escluso nemmeno che i verdiniani rimangano a secco completamente: la debolezza del governo Gentiloni non dispiace in ambienti renziani, proprio perché renderebbe possibile in tempi rapidi il ritorno alle urne a cui l’ex premier sembra aspirare.