La scelta di Valeria Fedeli come ministra ha generato più di una perplessità. Può una singola persona possedere delle competenze che spaziano dalla scuola dell’infanzia fino al mondo degli atenei? L’ex sindacalista sarà a capo due ministeri romani, quello dell’Università e Ricerca, e quello dell’Istruzione.

La figura del “ministro unico” per due ruoli che una volta erano separati è frutto della propaganda populistica di “tagliare le poltrone” e “ridurre i costi della politica”. Le spese derivano dall’esistenza di due dicasteri in due sedi distinte. Per chi ha bisogno solo di cittadini poco informati, avere una singola persona che sieda nel Consiglio dei Ministri e non presenti richieste scomode, tipo quella di investire in istruzione e cultura piuttosto che nel Ponte sullo Stretto e Tav, è un grande vantaggio. Appena insediata, la ministra ha ricevuto degli attacchi personali (solo da condannare) che meritano la mia solidarietà.

Mentre il web si scatenava sulla sua pettinatura, il 19 dicembre, Andrea Graziosi, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e Ricerca, (Anvur) ha presentato i dati preliminari della Valutazione della Qualità della Ricerca (Vqr) 2011-2014, davanti a un manipolo di giornalisti, presumibilmente scelti tra quelli che non volessero o non avessero le capacità per formulare domande scomode.

La Vqr ha analizzato oltre centomila “prodotti della ricerca” e distribuirà in base a questi dati la “quota premiale” (circa il 20%) del fondo di finanziamento alle università (quasi 7 miliardi di euro in totale). Generalmente, nel mondo accademico, i risultati di una ricerca scientifica si annunciano in forma divulgativa alla stampa generalista solo dopo che i dati siano stati già verificati da esperti nel campo, ad esempio dopo che un articolo è stato accettato da una prestigiosa rivista scientifica con rigorosa peer-review.

È sorprendente che proprio la valutazione degli articoli scientifici prodotti in Italia abbia invece seguito la strada opposta, ovvero prima l’annuncio e i presunti risultati, senza che sia ancora avvenuta la pubblicazione dei dati in forma verificabile. Questo è un comportamento che si riscontra comunemente nelle pseudoscienze, nelle quali ci sono proclami di risultati sorprendenti ma l’accesso ai dati è precluso alla comunità scientifica. Bisogna fidarsi, insomma.

Non c’è alcun motivo di dubitare che Anvur i dati li abbia raccolti con cura scrupolosa. Anche nella “scienza patologica” spesso i dati sono reali. Più di una volta ho parlato del mio bisnonno Gustavo, il quale, a Napoli durante la guerra, per “campare la famiglia”, vendeva i numeri del lotto ai malcapitati. Il nonno aveva una serie di quaderni nei quali annotava minuziosamente tutte le estrazioni, eseguiva poi una serie di calcoli complicatissimi che capiva solo lui. Le sue vittime, non essendo in grado di comprenderli, si fidavano. Qualcuno poi vinceva davvero e diveniva un fan sfegatato del nonno! Le pseudoscienze non operano falsificando i dati, ma piuttosto partendo da ipotesi non verificate e presentando delle interpretazioni fantasiose.

Nella conferenza stampa, Anvur sembra voler giustificare l’operato dei governi precedenti. Dichiara il presidente Graziosi: “Il recupero del Sud lo ascriviamo al buon funzionamento della Legge Gelmini sul versante management […] la non rieleggibilità dei rettori e i consigli di amministrazione più stabili hanno consentito politiche rigorose sui bilanci, un buon recupero di fondi comunitari e migliori assunzioni”.

La legge Gelmini ha introdotto la non rieleggibilità dei rettori nel 2011 e ne ha prolungato il mandato a sei anni. La Vqr si riferisce al quadriennio 2011-2014. Alla Sapienza, per esempio, il Rettore è cambiato solo nel novembre 2014. Sarebbe interessante capire se davvero gli articoli scientifici prodotti dall’accademia italiana possano essere già migliorati grazie alla “non rieleggibilità dei rettori”.

Le ultime due Vqr erano diverse nell’intervallo temporale analizzato (7 e 4 anni), nel numero di “prodotti della ricerca” richiesti (3 contro 2), nella metodologia di valutazione. Quanto potranno essere confrontabili i risultati per supportare le affermazioni che la strada imboccata stia portando a “comportamenti virtuosi”? Negli ultimi anni, il personale di ruolo dell’università si è ridotto del 20% circa (da 60.000 a 50.000 docenti), così come il fondo di finanziamento ordinario e le borse di studio.

Di contro, la dotazione di Anvur aumenterà da 4 a 7 milioni di euro annui sottratti al finanziamento ordinario, da comparare con i 30 milioni di euro annui che sono investiti nella ricerca di base (Prin) e i 300 milioni che regaliamo ogni anno per supportare la ricerca degli altri Stati europei. Al momento, i risultati della Vqr e le conclusioni presentate da Anvur non sono criticabili, perché nelle poche paginette date in pasto alla stampa di bocca buona di dati verificabili ce ne sono pochissimi. Anche quei pochi dati però, destano delle perplessità da parte di chi li ha letti con spirito critico.

La ministra Fedeli ha affermato che sarà “disponibile all’ascolto”. Potrebbe allora iniziare con un giro dalle parti della nuova sede dell’Anvur, porre qualche domanda dettagliata e soprattutto ascoltare le eventuali risposte.