Gli investigatori sospettano che a settembre scorso Raffaele Marra fosse stato informato della presenza di microspie nel suo ufficio in Campidoglio e che della cosa fosse stato avvisato anche lo staff di Virginia Raggi (e quindi la stessa sindaca). Secondo le ricostruzioni di Messaggero e Corriere della Sera, l’ipotesi è che l’ex dirigente arrestato nei giorni scorsi e la prima cittadina M5s fossero a conoscenza delle intercettazioni ambientali. Proprio il 30 settembre, ricordano i quotidiani, la sindaca venne fotografata mentre parlava sul tetto del Comune insieme all’ex capo della segreteria politica Salvatore Romeo e questo potrebbe essere letto come un tentativo di mantenere riservati gli argomenti di discussione. La giunta 5 stelle in quel periodo era appena uscita dalla crisi politica del caso Muraro: la notizia dell’indagine a carico dell’ex assessora all’Ambiente aveva costretto Raggi ad accettare il primo ultimatum dei vertici M5s e a spostare alcuni dei più fedeli collaboratori, tra cui appunto Marra.

Corriere della Sera e Messaggero scrivono che l’avviso a comparire davanti ai pm per la Raggi arriverà appena dopo Natale. L’accusa che si ipotizza sarà contestata alla sindaca Raggi e Marra è quella di concorso in abuso d’ufficio per conflitto d’interessi e il riferimento è alla nomina del fratello del dirigente a capo del dipartimento del Turismo. Nel mirino anche l’ex capo della segreteria politica Romeo, che ottenne uno stipendio da 90mila euro (ridotto dopo le polemiche).

Infine c’è l’ipotesi che la sindaca sia accusata di falso ideologico. Sull’incarico a Renato Marra infatti, ha mandato una relazione all’Anac in cui ha spiegato la sua posizione. Il sindaco, stando al materiale fornito, sapeva del conflitto d’interesse: “Sono a conoscenza – è riportato nella documentazione – del rapporto di parentela tra il Dott. Raffele Marra ed il Dott. Renato Marra sin dal giorno del mio insediamento quale Sindaca di Roma Capitale”. Ma sapere di un conflitto di interesse “non è sufficiente per rimuoverlo”, evidenzia Anac. Anzi, proprio perché “consapevole del conflitto” Raggi “avrebbe dovuto esonerare” Raffaele Marra “da ogni partecipazione, anche se solo meramente pedissequa”, all’atto di nomina del fratello. La sindaca è anche caduta in una contraddizione. Da una parte, infatti, ci sono le sue dichiarazioni, entrate negli atti Anac, in cui dice di aver fatto tutto da sola, “in totale autonomia”, mentre Marra avrebbe dato solo “mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte”, mettendo in pratica “per la prima volta, una procedura di interpello dirigenziale generalizzata”, aperta cioè a tutti i dipendenti in base ai loro curriculum. Dall’altra c’è l’ordinanza con cui è stato conferito l’incarico che fa esplicito riferimento alla “istruttoria svolta dalle strutture competenti ai sensi della disciplina vigente”. Quindi un’istruttoria c’è stata. Il sindaco non ha fatto tutto da sola. Anzi “si deve ritenere – scrive l’Anac – che l’atto di nomina adottato dalla Sindaca sia stato accompagnato da una attività istruttoria, svolta in particolare dall’ufficio organizzazione e risorse umane di Roma Capitale diretto”.