La Consulta boccia il ricorso della Regione Lombardia sulla riforma delle banche popolari. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato in parte inammissibili in parte non fondate le questioni sollevate dall’ente guidato da Roberto Maroni sul decreto legge con le misure per la trasformazione degli istituti popolari in spa. Nel ricorso la Lombardia lamentava che lo Stato nel legiferare in questa materia avesse leso competenze che spettano alle Regioni. Un rilievo non accolto dalla Corte, di fronte alla quale restano invece pendenti altre questioni sollevate dal Consiglio di Stato.

La sentenza, la 287 redatta dal giudice Daria De Pretis, è stata depositata mercoledì 21 dicembre. La Regione Lombardia aveva impugnato la norma sulla trasformazione in spa delle popolari con attivi sopra gli 8 miliardi nel maggio 2015. Quattro le questioni di costituzionalità sollevate, che sotto diversi profili prendevano in esame il tema della leale collaborazione Stato-Regione, delle competenze concorrenti tra Stato e Regioni in materia di casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale, e il limite di 8 miliardi di attivo fissato nel decreto legge come parametro ad di sopra del quale si prevede la trasformazione in spa delle Popolari. Un impianto che secondo l’ente, determinava uno sradicamento degli istituti dai territori di riferimento.

Ma la Corte ha giudicato parte infondate, parte inammissibili le questioni, giudicando “coerente” la scelta del legislatore nazionale sul limite degli 8 miliardi. La Consulta ha inoltre ritenuto che il governo abbia sufficientemente motivato le ragioni di necessità e urgenza per l’adozione del decreto legge.