Ci furono comportamenti che “possono essere ritenuti inopportuni”, ma che non hanno “rilevanza penale”. Con il sigillo di queste parole si è chiuso definitivamente, dopo due anni esatti di indagini, il caso della cosiddetta Colata di Idice. Il giudice per le indagini preliminari Mirko Margiocco ha infatti accolto la richiesta della Procura della Repubblica di Bologna e archiviato l’inchiesta che aveva viste indagate sette persone, tra amministratori pubblici, dirigenti locali del Pd e manager di Legacoop, per minaccia a corpo politico dello Stato. Tutto era partito da alcune denunce fatte ai carabinieri da parte della sindaca di San Lazzaro di Savena, Isabella Conti, anche lei del Pd.

In una frazione del suo comune, a Idice, secondo un vecchio progetto si sarebbero dovuti costruire 600 nuovi appartamenti. Ma la sindaca, poco dopo essere stata eletta nel 2014, sfruttando il mancato versamento di una fideiussione da parte di una delle cooperative impegnate nell’affare, aveva fatto decadere il piano edilizio. Nelle sue denunce ai militari aveva spiegato che, da quel momento, si era sentita più volte sotto pressione. Una pressione (“condotta pressoria”, l’hanno definita i pm nella richiesta di archiviazione) che sarebbe stata portata avanti da più personaggi legati al mondo del Partito democratico e a quello delle cooperative rosse di Lea coop.

La Procura aveva portato avanti una lunga indagine fatta anche di interrogatori e intercettazioni e aveva iscritto al registro degli indagati Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna, ex sindaco di Casalecchio ed ex dirigente del Pd locale; Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna ed ex senatrice Pd; Massimo Venturoli, legale rappresentante della Palazzi Srl; Stefano Sermenghi, sindaco Pd di Castenaso; l’ex sindaco Pds-Ds di San Lazzaro Aldo Bacchiocchi; l’ex presidente dei revisori del Comune di San Lazzaro di Savena Germano Camellini e il tesoriere del Pd di Bologna Carlo Castelli. Tutti infatti – secondo quanto riportato dalle denunce di Isabella Conti e confermato dalle indagini della Procura – avevano perorato in un modo o in un altro la causa delle aziende e delle coop impegnate nell’affare di Idice, chiedendo alla sindaca, ma anche ad alcuni dei consiglieri della sua maggioranza, di pensare bene alla scelta di bloccare la costruzione di quegli appartamenti.

Era stata la stessa Procura a inizio dicembre a sancire che tuttavia non c’erano risvolti penali nei fatti contestati e a chiedere che per tutti venisse archiviata l’accusa. Ora il gip, nell’archiviare il procedimento a carico dei sette, ribadisce che ci furono da parte di alcuni di loro dei comportamenti che potrebbero essere ritenuti “inopportuni”: “Non si comprende francamente perché, ad esempio, un amministratore di un ente debba interessarsi di fatti che non gli competono, esponendosi anche come ‘portavoce’ di interessi economici di imprese”, scrive il gip. Per il giudice Margiocco “può essere entro certi termini normale” sondare la “possibilità di rivedere” alcune decisioni e anche quella di prospettare a un sindaco o a un amministratore “una richiesta di danni collegati alle risoluzioni prese”.

Quello che secondo il gip è  “anomalo” è che “simili iniziative siano state assunte in alcune occasioni da soggetti – con cariche in organizzazioni politiche – che non sono stati direttamente coinvolti nella complessa vicenda, ma che si sono rapportati con la Conti a tutela di (ipotizzate) ragioni di imprese rispetto alle quali sono estranei”. Secondo il giudice in questa vicenda rimane un “rumore di fondo originato dall’intreccio di interessi economici e politici in apparenza convergenti”. Ed è qui che il gip Margiocco ‘alza le mani’, spiegando che non è compito di un giudice entrare nel merito di questo intreccio.

Il giudice nel suo decreto si concentra infine sulla posizione di Germano Camellini, all’epoca dei fatti presidente dei revisori dei conti del comune di San Lazzaro. Secondo la ricostruzione dei pm, parlando al telefono con una dirigente comunale a fine 2014, le avrebbe detto: “Il tuo sindaco ha intenzione di farsi mettere sotto riducendo le aree edificabili?”. Una frase che, quando la funzionaria gliela venne a riportare, spaventò Conti che la aveva interpretata come “essere messa sotto da un’auto”. Ma ora il gip archivia anche questa parte dell’inchiesta, che a suo tempo fece molto scalpore a Bologna e non solo, spiegando che alcune condotte, come quella frase di Camellini, furono “fraintese” dalla sindaca.