Dai social network ai giovani del Pd, dal parlamento alle strategie politiche interne al Partito. Dopo le sue dichiarazioni sugli italiani in fuga all’estero gli attacchi contro il ministro del Lavoro Poletti arrivano da ogni dove. L’ultimo a iscriversi alla lista è stato il deputato dem Roberto Speranza, che ha deciso di sfidare Matteo Renzi per la segreteria del partito. Il leader della corrente bersaniana in serata ha lanciato un aut aut su Twitter al titolare del Welfare: “Lettera aperta al ministro Poletti: via i voucher o sfiducia” ha scritto Speranza, facendo riferimento alla mozione di sfiducia depositata in Senato da M5s, Lega Nord, Sinistra Italiana e da alcuni esponenti del Gruppo Misto. Quest’ultima iniziativa ha avuto un peso specifico importante: ha spostato la vicenda dai social network in Parlamento. Prima, però, era arrivata la lettera dei Giovani Dem, che chiedevano le dimissioni di Poletti per le frasi incriminate.

Il ministro, dal canto suo, ha già detto che non ha intenzione di dimettersi. “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi” (video) aveva detto il ministro. E a poco sono servite le scuse a stretto giro di posta con un video pubblicato su Facebook. Troppo tardi. Per Sinistra Italiana Poletti “ha nelle ultime settimane dato riprova di un comportamento totalmente inadeguato al suo ruolo, esprimendosi in più di un’occasione con un linguaggio discutibile e opinioni del tutto inaccettabili”. E non finiscono nel mirino soltanto le “affermazioni gravissime” sui giovani italiani costretti a cercare lavoro all’estero: Sinistra Italiana ricorda la dichiarazione “inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini” del ministro sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche. Da qui la mozione di sfiducia.

Il ricatto di Roberto Speranza: “Via i voucher o sfiducia”
“Lettera aperta al ministro Poletti, via i voucher o sfiducia”. E’ quanto scritto su Twitter da Roberto Speranza, che poi – in una lettera pubblicata sull’Huffington Post – ha attaccato duramente l’esponente del Governo  Gentiloni. “Caro Poletti, le tue parole sui giovani italiani che vivono all’estero sono sinceramente indifendibili. In queste ore hanno provocato sgomento e rabbia dentro la generazione più debole del nostro Paese – scrive il leader della corrente Sinistra Riformista – Una generazione che purtroppo vede poche prospettive nell’incertezza del futuro e troppe ansie e preoccupazioni nella durezza del presente”. Speranza ha parlato di una “brutta scivolata” a cui, a parte le scuse che sono state pronunciate, bisogna far seguire un’iniziativa per cancellare i voucher. Che, a sentire Speranza, sono “una nuova forma inaccettabile di precarietà” e “dobbiamo essere noi, insieme, governo e parlamento, a porvi subito rimedio”. Non solo. Speranza, poi, ha chiesto anche tempi tecnici ben precisi: “Ti scrivo per chiederti un’iniziativa immediata. In Parlamento c’è già un buon testo base firmato da tutto il gruppo Pd in commissione lavoro e di cui è relatrice Patrizia Maestri – ha scritto – Non si può aspettare un solo giorno in più. Se vuoi dimostrare che quella frase è stato solo un incidente hai una strada maestra per farlo, proprio nella discussione che si terrà sulla tua mozione di sfiducia individuale”. “Io credo – ha continuato – che un’esternazione errata possa capitare a tutti. E le scuse sono sicuramente un segno positivo di umiltà. Un ministro si può sfiduciare solo per una frase sbagliata? Alcuni pensano di sì – ha commentato Speranza – Io non ne sono convinto. Forse è solo propaganda. Ma quello di cui invece sono molto convinto è che il ministro del lavoro non può continuare a non vedere che nel fiume di questa nuova precarietà stiamo perdendo un’intera generazione. E questo si che varrebbe la sfiducia”. Parole che, alla luce della candidatura di Speranza alla segreteria del Pd, possono anche essere interpretate come una presa di posizione da campagna elettorale, seppur interna.

La lettera dei Giovani Dem: “Poletti dimettiti”
Per chiedere le dimissioni del ministro erano intervenuti anche le Federazioni del Nord Ovest dei Giovani Democratici, che hanno scritto una lettera firmata da oltre 200 iscritti under 30. Tra loro molti amministratori locali che hanno chiesto, fra l’altro, “un rispetto che sarebbe adeguatamente rappresentato dalla capacità di capire quando è proprio il caso di farsi da parte”. Per loro Poletti ha infatti dimostrato di essere “l’ennesima persona che ha trattato con leggerezza e superficialità la difficile situazione dell’occupazione giovanile in questo Paese”, producendo “per noi sale su una ferita aperta che brucia da impazzire”. Le sue scuse, hanno continuato, sono state inutili “perché quello che per lei potrà rappresentare un piccolo inciampo politico, per la nostra generazione rappresenta invece una dolorosa quotidianità”.

La lettera è arrivata dopo un post su Facebook in cui i giovani dem lo definivano un “Ministro del Lavoro che non solo non capisce o non vuole farlo, ma si permette, con l’arroganza di chi ormai ha un posto al sicuro nel mondo, di insultare la dignità di tanti uomini e donne che si spaccano la schiena perché quel posto sicuro nel mondo non solo non ce l’hanno, ma rischiano di non averlo mai”. Parole che hanno trovato d’accordo anche l’europarlamentare Brando Benifei che a Poletti dice: “Basta chiacchiere a vanvera, si metta a lavorare”.