(con la collaborazione di Sonia Alghisi)

 

Land’s End, Finis terrae. Dove finisce la terra. E comincia l’infinito, il mare, quella cosa sconosciuta e tutta uguale che non si sapeva fin dove arrivasse. Si vedeva solo la fine della terra. Così di finis terrae ce n’è ovunque, tradotte nella varie lingue. Soprattutto se la terra che finisce si protende nell’azzurro, come se cercasse di andare avanti. Ma finisce. La Cornovaglia è una di quelle terre che si sforzano di allungarsi il più possibile nel mare. È la parte più meridionale della Gran Bretagna, un dito di roccia dura e spiagge morbide puntato a sud-ovest.

Scogliere battute da un oceano rabbioso, lande solitarie spazzate dal vento dove echeggiano solo le grida degli uccelli: così la descrivono i romanzi di Daphne Du Maurier e di Rosamunde Pilcher. Con circa 400 miglia di coste, vale a dire un confine con l’oceano di oltre 600 chilometri. Falesie imponenti, tranquille insenature, villaggi e piccoli porti. Qualche testimonianza megalitica, fortezze e meravigliosi giardini, protetti e celebrati dal National Trust. E le maree. Ogni giorno, da quando esiste il giorno della Cornovaglia, il mare si sveglia e si riprende piano piano le barche dei pescatori che hanno riposato su un fianco tutta la notte. È già affascinante di suo, la marea. Ma qui ha qualcosa di magico. Un conto è vedere il mare che avanza sugli spiaggioni della Normandia. Un conto veder rinascere un porto ogni mattina. E poi asciugarsi, cioè morire, per nascere di nuovo. I pescatori in cerata gialla o rossa aspettano a bordo che le loro barchette si sollevino sull’acqua o vengano adagiate dall’acqua. Insomma, è la natura a decidere gli orari di lavoro. Una miriade di gusci azzurri, rossi o gialli, belli o brutti, lucidi o scalcinati e corrosi dal sale dipinge di mille colori il paesaggio.

Nel suo punto più ampio, al confine con il Devon, la Cornovaglia misura poco più di 50 miglia (80 km). In qualsiasi punto ci si trovi non si è mai troppo distanti dalla costa. Anche se leggere i cartelli in miglia ti illude. Istintivamente pensi ai chilometri, e non arrivi mai. Senza contare lo stress di guidare dalla parte “sbagliata” della strada, oltre che di avere a che fare con pollici, iarde… È una terra aspra. Fino agli anni ’50 lo sfruttamento delle miniere di stagno, rame e caolino era l’attività più rilevante dell’economia della regione. Lo ricordano i desolati paesaggi minerari, una decina di siti inseriti nel 2006 dall’Unesco nel Patrimonio dell’Umanità, giusto perché l’umanità ricordi che dal Settecento, e per due secoli abbondanti, la vita qui fu dura, durissima.

Esaurite, o quasi, le miniere, le colline brulle e sassose hanno condannato la gente al lavoro agricolo. Duro pure quello, in questa terra. Oggi è in declino anche l’agricoltura, come la pesca. Ultima risorsa, il turismo. I paesaggi sono magnifici, il mare affascinante; stupenda la luce del nord che accende i colori. Terra e acqua sono intimamente unite. Basta quindi lasciare il potere alla natura senza prevaricarla, sfruttando le opere che l’uomo ha creato nel tempo. Le dimore storiche, i castelli e i villaggi di pescatori sembrano inseriti nell’ambiente con una studiata discrezione, nei punti più suggestivi. Il risultato è un quadro di una dolcezza struggente. Anche grazie al clima, eccezionalmente mite, che ha permesso di realizzare giardini lussureggianti e paradisi fioriti.

La Cornovaglia è il posto giusto per vagare, esplorare e perdersi fra scenari di semplice bellezza. Le strade, strettissime, rivelano a ogni svolta uno scorcio inaspettato, un megalito, un cottage, una scogliera bagnata da una luce tersa. A volte ci si mette anche la nebbia a smussare gli angoli, cancellare i particolari, dare pennellate morbide.

Di qua della foce del fiume Tamar, che fa da confine con la contea del Devon, c’è Plymouth. Un ferry porta di là, a Torpoint, porta d’accesso della Cornovaglia. Volendo essere romantici, l’arrivo non potrebbe essere più romantico. Seguendo la costa meridionale si raggiungono le gemelle East e West Looe, che si guardano dalle due sponde del fiume Looe, collegate da un ponte a sette arcate di epoca vittoriana. Un tempo porto peschereccio e sede di cantieri navali, ora centro turistico, è un presepe all’inglese di vicoletti, pittoreschi pub e cottage di pescatori. In poco più di 4 miglia (6 km) si raggiunge il villaggio di Polperro, case con i tetti di ardesia e ristoranti sul porto infilati in un’insenatura fra alte scogliere, in posizione protetta. Ci si può arrivare anche a piedi, in due ore e mezzo circa, seguendo uno storico cammino costiero.

Tortuose stradine portano a Fowey e all’ampio estuario del fiume omonimo. Esclusiva località balneare e letteraria, visto che il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Daphne Du Maurier, autrice di innumerevoli racconti e romanzi fra cui Rebecca, la prima moglie, Donna a bordo (titolo originario Frenchman’s Creek) e Gli uccelli, da cui Alfred Hitchcock trasse idea per il suo film-icona. C’è un personaggio sempre presente nella sua opera: la Cornovaglia. Alla scrittrice romantica maestra della suspence, delle atmosfere gotiche e delle personalità ossessive è dedicato un festival, che si svolge nel mese di maggio (nel 2017, dal 6 al 13). Il cottage a Readymoney Cove, dove risiedette per un anno con i figli, è meta di pellegrinaggio, anche se raramente è possibile avvicinarsi. Ma talvolta, in occasioni speciali, i proprietari consentono l’accesso al giardino. Chi possiede residenze nei paraggi, gia che c’è, ne approfitta per affittare con il plus della “vista” su quella casa appena fuori Fowey. E poi c’è la Menabilly House, che aveva ispirato la Manderley di Rebecca, dove Daphne Du Maurier visse dal ’43 al ’69. Nella tenuta – tornata nelle mani della famiglia Rashleigh, che (salvo quella parentesi) ne è proprietaria sin dal XVI secolo – ci sono due grandi cottage in muratura, che è possibile affittare per le vacanze.

A Bodelva, un paio di chilometri a ovest di St Blazey, c’è l’Eden Project, uno dei complessi di serre più estesi al mondo. Nelle enormi cupole realizzate in una miniera di caolino abbandonata sono riprodotti due habitat, quello mediterraneo e quello tropicale, con oltre 100.000 piante provenienti da tutto il mondo. Ci si può anche dormire, in campeggio o in ostello. A Gweek, nella penisola di Lizard, c’è invece un ospedale per foche. Si chiama Cornish Seal Sanctuary, una clinica con vasche di convalescenza per foche, otarie e altri animali della fauna marina, feriti o gravemente malati, che una volta ristabiliti vengono rilasciati. Più giù, il capo Lizard, “pericolosamente” vicino all’Europa, è il punto più meridionale della Gran Bretagna (escluse le isole Scilly, che pure fanno parte della Cornovaglia). E per finire una “quasi copia” di Mont-Saint-Michel. Si chiama nello stesso modo, ma in inglese, cioè St Michael’s Mount (www.nationaltrust.org.uk/st-michaels-mount e www.stmichaelsmount.co.uk). In vetta c’è un castello e non un’abbazia, ma la suggestione è la stessa. C’è la marea che va e viene; quando è bassa, ci si può arrivare a piedi percorrendo una via lastricata. Proprio come l’altro.

Si entra nell’estrema punta della penisola della Cornovaglia, il Penwith. Che viene dal cornico Penn-an-Wlas, che significa Land’s End. È questa la “fine della terra” inglese. Si attraversano Penzance, dove si può soggiornare nell’eccentrica Egyptian House, architettura neoegizia del 1835, e Newlyn, uno dei maggiori porti d’Inghilterra. Superato Mousehole, si prosegue fino al Minack Theatre, teatro all’aperto scavato nelle scogliere di Porthcurno, con un panorama unico e abbagliante e un giardino botanico di specie esotiche. Ancora poche miglia e si arriva alla fine della terraferma. Cioè della Cornovaglia. Il tradizionale estremo sud-ovest della Gran Bretagna, il cosiddetto Dr. Syntax’s Head, sormontato dal centro visitatori e dal Land’s End Hotel.

La costa sui due versanti è davvero spettacolare, così come le strutture spettrali del St Just Mining District, sulla costa tra Cape Cornwall e St Ives. Per sapere tutto, a Pendeen c’è il Geevor Tin Mine Museum. Il resto è fatto di spiagge con gente a cavallo, a passeggio con i cani, con le vele da sabbia, surfisti e jogger. Che non mancano il rito del tè delle cinque. Qui con qualche variante rispetto a Londra. Un po’ più rustico.

 

 

INFO

Cornovaglia

www.visitcornwall.com

www.cornwall.gov.uk

www.nationaltrust.org.uk/days-out/regionsouthwest/cornwall

Land’s End

www.landsend-landmark.co.uk

 

COME ARRIVARE IN CORNOVAGLIA
La Cornovaglia è raggiungibile con voli dall’Italia a Bristol, che dista circa 120 miglia dal confine regionale, dove si può noleggiare un’auto oppure prendere un treno (www.crosscountrytrains.co.uk, www.gwr.com) o un bus (per esempio www.nationalexpress.com/routes/bristol-to-plymouth.aspx) fino a Plymouth e lì affittare la macchina (da Londra a Plymouth, invece, sono circa 240 miglia).
Tra le compagnie aeree:
EasyJet (www.easyjet.com/it) collega Bristol a Roma Fiumicino, Pisa e Venezia
Ryanair (www.ryanair.com) vola da Orio al Serio, Bologna, Venezia e, in alcuni mesi dell’anno, Bologna
British Airways (www.britishairways.com) collega l’Italia con l’aeroporto della Cornovaglia Newquay (da cui si decolla per le isole Scilly; www.cornwallairportnewquay.com), via Londra. Il volo dalla capitale britannica alla Cornovaglia è operato da flybe (www.flybe.com).

 

Le distanze da un punto all’altro della Cornovaglia sono percorribili in giornata e quindi qualsiasi zona è facilmente raggiungibile.

COSA MANGIARE E BERE
La Cornovaglia, terra fertile circondata da un mare pescoso, regala frutta, verdura, pesci, molluschi e crostacei molto buoni
(godono di una certa reputazione le cozze coltivate nella zona di Fowey e i granchi di Newlyn. Qui vengono prodotti alcuni dei migliori sidri del Regno Unito, cui sono dedicati diversi festival (fra cui www.cornwallciderfestival.co.uk, dall’8 al 10 settembre 2017, alla Healey’s Cornish Cyder Farm, sempre visitabile: https://thecornishcyderfarm.co.uk), ma anche interessanti vini (specie gli spumanti, inconsueti a queste latitudini, come quelli prodotti dalla Camel Valley (www.camelvalley.com), fra cui spiccano il Cornwall Pinot Noir Rosé Brut, medaglia d’oro in diversi concorsi internazionali, e il 2014 Cuvée Raymond Blanc de Noir, campione del mondo rosé al “Challenge Euposia” 2016.
Anche se siamo in un Paese che gode di pessima fama in quanto a cucina, qui si mangia bene e ogni pub o ristorante tiene alto il proprio nome, puntando sulle materie prime, orgogliosamente cornish (dall’acqua al latte, dalla carne al pesce, così come pane e biscotti).
Squisite sono le cornish pasty, con tanto di marchio Igp (www.cornishpastyassociation.co.uk). Si tratta di fagottini ripieni di un pasticcio di carne bovina, patate, cipolle, rutabaga, sale e pepe (questi gli ingredienti di base della ricetta tradizionale). Dalla storia plurisecolare, si sono diffuse nell’Ottocento fra i minatori: le mogli le preparavano (senza la carne, troppo costosa) come pranzo, facile da consumare, per i mariti, incidendovi le sue iniziali. Così il proprietario, che lasciava in caldo la pasty sulla stufa insieme con quelle dei compagni di lavoro, sapeva poi riconoscere la sua. Oggi è un ottimo cibo di strada, che si acquista nei forni (nel sito dell’associazione di tutela sono elencate quelle che le preparano in modo autentico, ciascuna con il suo segreto nella pasta), ma viene anche consumata come antipasto nei ristoranti o snack al pub.
Buoni la fish pie (torta di pesce e formaggio), il mackerel (sgombro) affumicato, la pilchard (sardina) marinata, il fried squid (calamaro locale fritto servito a pezzettini). Per chi ama la carne, c’è quella che viene dall’entroterra. Chilometro zero e mucche al pascolo in grandi spianate verdi.
Da provare è il cream tea, tradizione dell’ovest. Cioè il tè al latte accompagnato dagli scone, piccoli panini dal sapore neutro da consumare tiepidi e cosparsi di marmellata (di solito di fragole) e irrorati di clotted cream, la panna rappresa. Un rito pomeridiano obbligatorio, per residenti e turisti.

Per informazioni su come riconoscere il miglior pesce locale, pescato in maniera sostenibile, dove acquistarlo, mangiarlo o come cucinarlo: www.cornwallgoodseafoodguide.org.uk

 

DOVE MANGIARE
Nei pub si spendono circa 10-15 sterline a testa per un piatto unico contenete una porzione abbondante di carne o pesce con 4-5 contorni e birra.

A Mousehole
The Ship Inn
South Cliff (vicino al porto), tel. 0044-1736-731234.
www.shipinnmousehole.co.uk
Il pub offre ottimi piatti di pesce (anche la pie con pescato del giorno, ), da accompagnare a sidro o birra. Anche hotel (doppie standard da 60 sterline). Fa parte del circuito St Austell Brewery (www.staustellbrewery.co.uk), un vero colosso dell’ovest dell’Inghilterra, con una fitta rete di pub, birrerie e locande (concentrati soprattutto in Cornovaglia).

A Polperro
Wheelhouse
Quayside, tel. 0044-7934-470350.
The Wheelhouse Restaurant su FB.
Piccolo locale al porto. Piatti di pesce (soprattutto fritto) semplici, ma buoni e abbondanti, oltre che economici. Meritano i fried squid and prawns (calamari e gamberi fritti).

A Par
The Four Lords
St Austell Road, St Blazey Gate, tel. 0044-1726-814200.
www.staustellbrewery.co.uk/pub/par/four-lords
Sulla strada per St Austell, pub con atmosfera calda e accogliente. Personale particolarmente cortese. Specialità di carne alla griglia e una vastissima scelta di birre. Dopo le nove di sera spesso anche musica dal vivo. Il rapporto qualità prezzo è ottimo.

A Zennor
The Tinners Arms
tel. 0044-1736-796927.
http://tinnersarms.com (in costruzione)
Verso St Ives. Con splendida vista sulla costa orientale della Cornovaglia, il locale si trova in un edificio del Duecento con bellissimo giardino. Piatti semplici e molto gustosi (a prezzi buoni). Zuppa del giorno, carne alla griglia, formaggio locale, pesce e, naturalmente, patate abbondanti.

Ci sono anche (è ovvio) gli chef famosi. Jamie Oliver, per esempio, a Watergate Bay (Newquay), sulla costa nord: nel suo Fifteen Cornwall (tel. 0044-1637-861000, www.fifteencornwall.co.uk) propone piatti ispirati alla cucina italiana preparati (con ingredienti localissimi) da uno staff di ragazzi disoccupati del luogo e con storie difficili, selezionati e formati dallo chef. Il ricavato va tutto alla Cornwall Food Foundation (www.cornwallfoodfoundation.org)

 

DOVE DORMIRE
Tutti i paesini sulla costa offrono la possibilità di dormire in caratteristici cottage. Ci sono anche ostelli e b&b in posizioni suggestive. Per un soggiorno breve, diciamo di una settimana, conviene trovare una sistemazione strategica, un punto dal quale si possano comodamente raggiungere i posti più interessanti, dall’Eden Project al castello di Tintagel, legato alle leggende di re Artù (www.english-heritage.org.uk/visit/places/tintagel-castle).

A Par
Trenython Manor Hotel & Spa
Tywardreath, Nr Fowey, tel. 0044-1726-814797.
http://www.trenython.co.uk
A cinque minuti da Fowey, è un elegante maniero vittoriano circondato da un bosco di 24 acri nel quale ci sono cottage in pietra che possono ospitare fino a sei persone. Perfettamente attrezzati, comodi e accoglienti. È possibile soggiornare anche nel corpo principale dove ci sono il ristorante alla carta, la piscina coperta con vasca idromassaggio, sauna e bagno turco, un centro fitness e un centro benessere. Vi sono inoltre il parcheggio senza costi aggiuntivi e la connessione wi-fi. Nel bosco circostante si possono fare piacevoli passeggiate, tirare con l’arco o far divertire i bambini nell’area giochi. E si può godere della meravigliosa vista della baia. La struttura fa parte di una catena di multiproprietà, ma è prenotatile anche dai non soci (si trova anche sui motori di ricerca alberghiera).