Così era tutto uno scherzo. L’annuncio dell’addio nella “sua” Monza, le lacrime, l’ultimo GP del Brasile, il giro finale tra gli applausi scortato da meccanici, amici, parenti e sostenitori, avvolto dal suggestivo manto verdeoro. “Ordem e Progresso”, la Formula Uno è fatta di lampi. Lo sa bene Felipe Massa. Al punto di tornare ancor prima d’essersene andato.

Le sliding doors del destino gli hanno fatto un scherzo, che solo il futuro dirà se brutto o no. Fatto sta che il titolo di Rosberg, il suo fulmineo ritiro e il “gelido” Bottas scelto per sostituirlo alla corazzata Mercedes gli hanno spalancato le porte dell’ottovolante più veloce che c’è, almeno per un altro anno. Lui non ci ha messo poi tanto a cogliere l’occasione, e non certo per i sei milioni di dollari più bonus che la Williams gli garantisce. Quanto, crediamo, per la passione sincera che nutre per questo sport.

E pazienza se a portarlo a bordo di una monoposto anche per la prossima stagione sia stata più che altro la ragion di stato, ovvero quel pressing fatto dallo sponsor Martini per avere un pilota “grande”, visto che il (ricchissimo) diciottenne canadese Lance Stroll ben poco si adatta a ruolo di testimonial per alcolici…

Vecchio e poco vincente, qualcuno obietterà. Solo in apparenza, rispondiamo. La forma fisica rimane invidiabile, merito anche di un team di preparatori che in parte parla italiano, così come il nonno che da Cerignola il secolo scorso se ne andò a cercare fortuna a San Paolo. E a 35 anni se stai messo così puoi ancora dire la tua.

Quanto ai titoli, il mondiale perso all’ultima curva del gran premio del Brasile 2008 ancora grida vendetta. Una delle poche pole strappate alle mostruose Frecce d’Argento in tempi recenti (Austria, 2014), poi, porta la sua firma: ci sono riusciti solo altri due piloti, non a caso considerati tra i più forti, Vettel e Ricciardo. E ancora, non si è mai fatto surclassare dal più giovane collega Bottas, nonostante questi sia in rampa di lancio verso lidi più prestigiosi.

Insomma il family man della Formula Uno, quello a cui tutti vogliono bene e che neanche una molla presa in testa a 200 orari ha potuto fermare, è tornato. Ogni tanto, una buona notizia ci sta bene.