Cinepanettoni che flop. C’è poco da ridere per la “commedia” all’italiana piazzata nelle sale cinematografiche sotto l’Albero di Natale 2016. Natale a Londra, Un Natale al Sud, Poveri ma ricchi, Fuga da Reuma Park (vogliamo aggiungerci anche La Cena di Natale uscito un mese fa con il traino natalizio nel titolo?) non arrivano al milione di euro di incassi a testa in un solo weekend. E visto che ben che vada i weekend in cui rimarranno in sala con un così alto numero di copie non saranno più di tre o quattro, il mero calcolo matematico non promette nulla di buono. C’è già chi celebra (ancora una volta) la morte “artistica” della formula cinepanettone, ma il discorso a livello commerciale risulta comunque più complesso. Intanto, di fondo, mai come quest’anno i titoli “comici” a disposizione per il classico spettatore occasionale, quello da un biglietto (o due) all’anno, per sé e per la moglie (o l’amica), non propongono una vera e propria alternativa creativa. Alla base di questi “doni” natalizi c’è soprattutto la mancanza di un’idea cinematografica di commedia. Roba che Zalone e Nunziante paiono Age&Scarpelli (e Scola). Tutti i titoli sembrano somigliarsi nella realizzazione: regie sovrapponibili e sciatte, soggetti e sceneggiature inesistenti (in Natale a Londra i soggettisti sono ben 6), recitazione buttata in vacca, effetto comico tiratissimo, risata che sbuca per pietà o imbarazzo.

Fare una classifica sarebbe impietoso. Forse Fausto Brizzi con Poveri ma ricchi, che in altre occasioni non natalizie assieme a Marco Martani ha fatte belle cose (Cemento armato con la coppia che si scambia i ruoli è un piccolo gioiello), è quello che dimostra maggiore lucidità generale sulla sua pur scialba produzione per le feste. Anche se un film che inizia con uno strambo giardiniere (Brignano) che mostra a un De Sica, imparruccato biondo e già carico al terzo minuto come una molla romanesca, il suo nuovo frutto – il Mandocachi – e via con gli occhioni sgranati e la sana ignoranza “de borgata”, non merita che un’alzatina di spalle. Dietro, la truppa dei cinepanettoni 2016 incalza sgangherata e rappattumata chi tra infiniti e per nulla trasgressivi doppi sensi a sfondo sessuale (“lei a Natale il capitone lo mangia?”, “No, ma mia moglie sì”, battuta da Un Natale al Sud); chi riesumando spezzoni dei propri fortunati spettacoli teatrali (Aldo, Giovanni e Giacomo in Fuga da Reuma Park) perché il film non ingrana neanche a spinta; chi sbanda indeciso nell’accumulo a casaccio di caratterizzazioni regionalistiche imbevuto di insignificante umorismo trash (Natale a Londra).

La sensazione è che questo contenitore sia prima di tutto poco rispettato da chi l’ha creato, da chi ne foraggia ideazione e produzione. Possibile che questa deriva realizzativa non sia percepita da chi queste robe le produce e le distribuisce? A proposito: un ulteriore dato industriale va segnalato in questa iniziale debacle dei cinepanettoni 2016. Filmauro, storico distributore della classica “vacanza a” natalizia, non è più solo in sala sotto le feste. Il paventato duopolio degli ultimi anni (con Medusa) è diventato quest’anno un vero e proprio far west panettonesco: Medusa schiera due titoli (Un natale al Sud e Fuga da Reuma Park), Warner Bros insiste su Brizzi, volendo 01 spinge ancora con Non c’è più religione e La Cena di Natale. L’effetto è quindi quello della parcellizzazione del consumo spettatoriale. La fetta di mercato da 10-15 milioni di euro in su per un singolo titolo diventa così presto una chimera. Paradossale è che poi l’occupazione di centinaia di sale di natali&co. porti a medie copia imbarazzanti. Si prenda l’esempio di Natale a Londra, 720mila euro d’incassi (il migliore della truppa) che occupa ben 419 sale producendo una media appena sopra i 200/210 spettatori a sala. Mentre un film poco conosciuto, ma incredibile e sorprendente come Aquarius non va oltre i 44mila euro d’incassi in un weekend, ma essendo distribuito in sole 16 sale corre ad una media di oltre 340 spettatori dietro solo a Miss Peregrine e Rogue One.