Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che non sbaglia mai e se sbaglia (referendum) lo fa per il vostro bene. Altre divinazioni.

1. La Juve che vince lo scudetto già ad agosto; la Juve che, dopo la mattanza a Marassi, le vince tutte fischiettando e perfino in ciabatte; il Milan che, tra Roma e Atalanta, fa un punto ed esce per sempre dalla Champions League; il Napoli che torna terzo, a pari merito con la Lazio, a un solo punto dalla seconda piazza. Così, qui, è stato scritto. Ormai questa non è una rubrica: è il futuro. Sia lode.

2. #epicfelipemelo.

3. Il gol di Higuain è qualcosa di maestoso e inaudito: un bulldozer che danza, un cinghiale che trascende al grado di cecchino e al contempo di Nureyev. Devastante. C’è poi Rugani, che in pochi mesi già non fa più rimpiangere Bonucci: è lui che la prova provata che trasforma ogni cosa in oro. La Juve, in Italia, tutto può e tutto fa. Contro la seconda in classifica le sono bastati quindici minuti di fuoco (i primi) per archiviare la pratica. Lo scudetto non è finito sabato: non è mai cominciato. E ve lo dico da agosto. No contest, chiudete tutto, mamma butta giù la pasta.

4. La mossa spallettiana di Gerson mi è piaciuta quanto lo spot in cui Valerio Aspromonte fa l’asso di spade uscendo da un tronco secolare.

5. Il Milan è quinto e deve ora pregare in aramaico per mantenere la posizione. Pioli gli ha succhiato cinque punti in sette giorni e ne recupererà altri 47 nelle prossime sei ore. Dato quindi per acclarato il sorpasso dell’Inter, che sale con forza d’urto virulenta lasciando solo macerie dietro di sé e Medel, o supera la sorpresa Lazio o al massimo arriva sesta. E anche questo, qui, era stato previsto: fidatevi cazzo, su. La squadra è solida e ha ottima difesa, ma non poteva girare sempre bene, la sconfitta in Supercoppa venerdì allungherà la scia mesta e poi il Milan segna poco. Troppo poco.

6. Bertolacci non è un regista: è il Pino Quartullo della serie A.

7. Che Gue Sarri regna, signoreggia e soverchia. Il suo proletariato marxista ha spezzato le reni alle milizie del nostalgico Sinisa Farinacci. Mertens ha dipinto capolavori con generosità irreale e il quarto gol va mostrato nelle scuole accanto agli affreschi di Piero e al piano sequenza di De Palma ne Gli intoccabili. Si giocherà il secondo posto fino alla fine con la Roma.

8. Della mirabile Lazio mi colpiscono tre cose. La bellezza del gioco. La bravura di Simone Inzaghi. E il fatto che Tare più invecchia e più sembra Lotito albino.
(8bis. Prevedo tutto, okay, ma sulla vittoria del Palermo a Marassi non avrei scommesso neanche un Gozi bucato).

9. Dramma del bordocampista Sky di Juve-Roma. A fine partita avverte che sta per entrare Bruno Peres nella Roma. “’Sticazzi”, risponde di getto il mondo. Lui però va avanti: “Entra anche Vermaelen”. Bene, no? No, perché Bergomi, che nella sua vita non ha mai contraddetto nessuno, sibila ferale: “Ma anche no. La Roma ha già fatto tre sostituzioni, come fa a entrare anche Vermaelen?”. Bergomi e Caressa potrebbero fermarsi qui, perché il bordocampista nel frattempo si è chiuso in un mutismo angosciante: invece infieriscono per due minuti, ridacchiando con battutine sadiche. Mattanza e macellazione. Sangue ovunque. Solidarietà.

10. “Ha perso, ma Paulo Sousa può dirsi soddisfatto”. Così Marchegiani ieri. Luca dice così ogni volta. Evidentemente si ispira a Tonino Guerra o forse a Farinetti: l’ottimismo è il profumo della vita. Me lo immagino, nella vita di tutti i giorni, che infonde speranza a tutti. Un amico lo chiama, dopo essere stato licenziato, lasciato dalla compagna, invitato al Capodanno nel tinello di Nardella e iscritto a sua insaputa nella corrente dei giovani turchi di Orfini. Insomma, una bella giornata di merda. E Marchegiani: “Dai, puoi dirti comunque soddisfatto”. E’ fatto così.