Ma quale mai sarebbe la catastrofe se Mediaset, anziché restare proprietà di Silvio, Marina, Piersilvio, Luigi, Barbara, Eleonora (a tutti aggiungete il cognome Berlusconi), attraverso le anstalt (svizzere, ci pare) che ne parcheggiano le azioni, passasse invece, nella titolarità di Vincent, Piervincent etc. (tutti Bolloré in Vivendi)?

Sarà forse per il noto brutto carattere dei francesi? Eppure tutti nella penisola fanno la spesa a Carrefour (vocabolo non per caso francese) senza che la vena patriottica ne risulti in alcun modo lesa. Ma, si dice, Uomini e Donne e Amici, non sono come il formaggio e il detersivo che, chi li vende li vende, basta che nutrano e puliscano. No, lì si tratta di alimento e igiene della mente, e quando c’è di mezzo la mente ne va della identità della nazione, della minaccia di vedersi. costretti ai talk show d’oltr’Alpe anziché a quelli nostrani.

Se non che dalla stalla natale del popolo italiano, da lungo tempo se la sono squagliata tanto il bue che l’asinello e acciaccate e infreddolite nella culla del Duopolio sono rimaste solo la Rai e, per l’appunto, Mediaset. La prima è stata strutturata negli anni ’70 per restarsene nella paglia, in un tripudio di testate, redazioni e redazioncine. Pare che il Cda abbia finalmente cominciato ad essere investito della questione, l’unica sostanziale rispetto alla quale le altre sono pinzillacchere. Ma occupandosene, consiglieri e top manager rischiano la pelle e quindi la paglia e sempre lì, pronta a coprirne i resti.

La seconda azienda è Mediaset, che anziché nelle paglie redazionali si è rivoltolata per decenni nel privilegio di essere monopolista della pubblicità, col 40% degli ascolti e il 66% degli incassi, nonché monopsonista (acquirente monopolista, in grado di fissare il prezzo di quel che acquista) riguardo ai prodotti internazionali dei quali ci ha continuativamente inondato. Tutto un gioco di compra e rivendi che ha leso in profondità l’occupazione professionale di cinema e tv.

Ma ora un po’ di concorrenza è comunque nata, essenzialmente per l’intervento della pay tv e dei gruppi Murdoch e Discovery (Cairo, per ora, si limita –saggiamente- a sopravvivere cercando di non rimetterci). Così il Duopolio morde la crisi e al francese viene voglia di mangiarsene un pezzo.

E dunque capirete che noi siamo pronti a rifare i Vespri Siciliani contro la brutalità francese, ma vorremmo anche trovarci la nostra convenienza. Che ci sarebbe, se Mediaset facesse qualche sforzo per convincerci non solo di tenere a freno Brunetta, ma anche di voler essere davvero (le capacità professionali le ha) quell’editore di riferimento per lo sviluppo dell’industria audiovisiva del quale il Paese avrebbe bisogno. Se no, se ci fosse chiesto semplicemente di fare la guardia al patrimonio altrui, perché dovremmo scaldarci e affrontare la pugna?