Un commando di uomini armati ha attaccato il castello medioevale dell’antica città di Karak, in Giordania. Prima è stata presa di mira una pattuglia della polizia, poi il gruppo si è asserragliato nel sito turistico che risale all’epoca dei crociati prendendo in ostaggio una quindicina di persone, liberate con un blitz delle forze di sicurezza. Al momento l’azione, in cui almeno altre nove persone sono rimaste ferite, non è stata rivendicata. Finora il dipartimento della sicurezza del Paese ha confermato sette vittime – quattro poliziotti, la donna canadese e due civili giordani – ma fonti dei media indicano che i morti sono almeno dieci, tra cui cinque agenti.

La Giordania fa parte della coalizione internazionale anti-Isis che opera in Siria ed Iraq. L’attacco è cominciato quando il commando ha aperto il fuoco su alcuni agenti che pattugliavano la città di Karak, anche se in precedenza due poliziotti erano rimasti feriti da uno sconosciuto poi fuggito in auto nella vicina cittadina di Qatrana, sempre nel distretto di Karak.

Uomini armati, non è chiaro se dello stesso commando, hanno quindi cominciato a sparare contro una stazione di polizia presso il castello “ferendo numerosi agenti e passanti”, ha reso noto la sicurezza giordana in un comunicato parlando di “cinque o sei banditi“. Il gruppo si è poi rifugiato nel castello con almeno 14 ostaggi, probabilmente turisti, secondo i media locali. L’assedio al castello, che sorge su una collina, è durato diverse ore e secondo Al Arabiya nell’operazione di polizia alcuni terroristi sono stati uccisi.

La Giordania ha eseguito raid aerei contro l’Isis e ospita sul proprio territorio anche truppe della coalizione. Moaz al-Kassasbeh, un pilota di aerei da caccia giordano, venne catturato dall’Isis quando il suo aereo precipitò in Siria nel dicembre del 2014, ricorda la stampa internazionale, sottolineando che Karak è la città natale di Kassasbeh, che poi nel 2015 venne bruciato vivo dai miliziani dello Stato islamico: il video della sua esecuzione venne poi diffuso su Internet. Ed è del giugno scorso un attacco suicida rivendicato dall’Isis vicino al confine con la Siria in cui persero la vita sette guardie di frontiera giordane.

E’ probabile, quindi, che anche l’attacco odierno sia stato eseguito da combattenti del sedicente Stato islamico, che sempre oggi hanno insanguinato di nuovo la città portuale di Aden, nel sud dello Yemen, dopo l’attentato alla base di Solban di appena otto giorni fa, in cui morirono 50 soldati. Anche stavolta è stato preso di mira l’esercito, nella stessa base a nordest della città e con la stessa modalità: un attentatore suicida si è fatto esplodere tra un gruppo di militari che si era riunito in attesa di ricevere lo stipendio. Nell’attentato, rivendicato dall’Isis, sono morti 52 soldati e altri 63 sono rimasti feriti.

Proprio come lo scorso 10 dicembre, quando i militari erano in coda nella base di Solban per ritirare lo stipendio, oggi l’attentatore si è mescolato tra i soldati che si trovavano ai cancelli della struttura nel distretto di Khor Maksar ed ha azionato gli esplosivi. Per loro non c’è stato scampo. “Il kamikaze si è infiltrato tra i soldati che aspettavano in fila e si è fatto saltare”, ha riferito al Washington Post Mansour Saleh, un giornalista locale. “Non è la prima volta che questa base viene attaccata”, ha aggiunto.

Si tratta dell’ultimo di una serie di attacchi alle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, e spalleggiata dagli americani, per riportare il governo yemenita in esilio al potere. Diversi attentati simili contro le forze yemenite sono stati compiuti e rivendicati in passato dall’Isis a Aden, dove ha sede il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, vicino all’Arabia Saudita.