di Stefano Briganti 

La voce del popolo, la vox populi dei padri latini, oggi fa paura più che mai a chi ritiene di governare il nostro Paese. Negli ultimi dodici mesi il popolo si è espresso tre volte e ha parlato con una voce chiara e forte che ogni volta è stata ignorata dalla classe politica che oggi governa il Paese. L’ultima espressione del popolo in ordine di tempo è stato il grido corale e trasversale di tutto il Paese che ha bocciato la riforma costituzionale Boschi-Renzi. La classe politica al potere ha semplicemente archiviato questa voce forte dopo avere operato un cambiamento cosmetico all’esecutivo di governo, lo stesso che non ha ottenuto la fiducia del popolo italiano.

Ora, a ben pensarci, se tale fiducia fosse stata rifiutata dalle Camere il governo sarebbe caduto e si sarebbe aperta una vera crisi di governo con conseguenti elezioni. Oggi si dice che dal momento che il governo non è stato sfiduciato dalle Camere ha titolo per restare in carica, sebbene con un presidente del Consiglio cambiato. Sebbene l’applicazione della Costituzione non preveda una crisi di governo a fronte di una sfiducia espressa dal popolo su un decreto legge, l’etica, la morale e il rispetto dei cittadini avrebbero dovuto suggerire al governo di dimettersi e ai suoi componenti di non ricandidarsi nel ruolo di ministro della Repubblica Italiana. Ma, mancando di etica, di morale e di rispetto dei cittadini la attuale classe politica, ha sdegnosamente ignorato la voce del popolo.

Ora all’orizzonte si profila una nuova consultazione diretta dei cittadini italiani: il referendum sul Jobs Act. Considerato il tema, è immediatamente intuibile che la partecipazione del popolo ad un tale referendum potrà essere ancor più vasta di quella per la riforma costituzionale. E’ anche facilmente prevedibile che gli italiani anche in questo caso bocceranno la riforma del lavoro Poletti-Renzi detta Jobs Act. E questo significherebbe la certificazione indiscutibile, finale e definitiva della inadeguatezza, per il popolo, delle politiche riformiste, o più precisamente dei loro contenuti, attuate negli ultimi 1000 giorni di governo.

Ed ecco che chi ritiene di governare questo Paese progetta una difesa dai cittadini, cerca il modo di non farli esprimere direttamente, per non fargli gridare un ulteriore giudizio forte e probabilmente negativo relativamente ad una legge che ha ottenuto la rocambolesca fiducia dalle Camere. Se chi ritiene di governare questo Paese fosse certo della bontà del proprio operato, del Jobs Act in questo caso, e se rispettasse il popolo italiano, non dovrebbe temerne la voce e non dovrebbe temerne il giudizio. Il referendum costituzionale ha reso palese, se mai ce ne fosse stato bisogno, la distanza siderale tra chi governa e chi è governato che quando si esprime direttamente e senza i filtri, da un giudizio netto e inequivocabilmente critico dell’operato della politica.

Questo è ciò che fa paura a questa classe politica di maggioranza e di governo perché scardina la protervia con la quale rimane abbarbicata al potere, al proprio esclusivo potere, nella propria esclusiva torre d’avorio. Ecco chi ha paura della voce forte, limpida e democratica del popolo sovrano italiano.

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