Contro chi scriveva di Raffaele Marra, di Paola Muraro sono arrivati solo insulti e indifferenza eppure bastava leggere le inchieste pubblicate per evitare il disastro.

Ora Paola Muraro si è dimessa perché indagata, Raffaele Marra è stato arrestato per corruzione. Un partito che è andato al potere al grido di onestà dovrebbe praticare, oltre che predicare, discontinuità. Al primo segnale un movimento che si dice diverso dovrebbe cambiare personale politico e amministrativo, invece, a Roma, si è scelta la strada della perseveranza. E chi persevera non può accampare scuse, Virginia Raggi, sindaca della capitale, si è dimostrata totalmente inadeguata nella selezione dei suoi fedelissimi. Eppure nei casi in esame i segnali erano fin troppo chiari, il Movimento 5 Stelle aveva tutte le informazioni per assumere le decisioni conseguenti. E invece? E, invece, ha deciso di derubricare a quisquilie quanto emerso sul conto di Paola Muraro, prima, e Raffaele Marra poi. Su Muraro ho iniziato a scrivere da fine luglio evidenziando passato e relazioni. La questione non è l’indagine, ma, in sintesi, la bugia, la vicinanza ad un sistema di potere, agli uomini che di quel groviglio erano l’espressione. Non doveva essere scelta, ma quando sono emerse le contraddizioni nel passato di Muraro, la sindaca ha continuato a difenderla piuttosto che rimuoverla.

Sul caso Marra, la vicenda è simile e, a tratti, ancor più pesante ora che l’ex uomo di Alemanno, divenuto fedelissimo di Raggi, è stato arrestato per corruzione. A fine ottobre l’Espresso dedica la copertina a Raffaele Marra con questo titolo: “Il sindaco ombra”. Io mi occupo dell’assenza di trasparenza e dell’impossibilità di conoscere buona parte dei finanziatori della campagna elettorale di Raggi, ma l’inchiesta principale è dedicata a Marra e la firma Emiliano Fittipaldi. Proprio Fittipaldi, a settembre, aveva svelato i rapporti tra il costruttore Sergio Scarpellini e il fedelissimo di Raggi e in particolare l’acquisto scontato di un immobile, vicenda ora al centro dell’inchiesta della Procura di Roma.

Eppure la reazione dei grillini è stata anche in quel caso chiarissima: sottovalutare, sminuire, nascondere la polvere in ogni dove. Bisogna menzionare nel silenzio assordante la voce della deputata Roberta Lombardi che, a luglio, lascia il mini-direttorio, e poi parla di Marra come di un virus che infetta il M5S prima di presentare una denuncia lo scorso novembre. La sua voce, però, è rimasta inascoltata.

Ora Raggi convoca in tutta fretta una conferenza stampa senza domande, un grande classico del potere che quando deve rispondere scappa. Visto l’epilogo torna di attualità una considerazione del collega del Fatto Marco Lillo che, lo scorso febbraio, a proposito di una omissione nel curriculum di Raggi, scriveva: Virginia Raggi non ha le carte in regola per essere il candidato del M5S a Roma”. Non si è agito in tempo, ora la polvere nascosta è diventata una valanga che travolge il movimento, Raggi e il coretto ‘onestà onestà’.

twitter: @nellotro