Siamo pronti, come ogni anno, a ripetere una sorta di esorcismo collettivo. Visto che ci troviamo nel periodo di maggior buio lo esorcizziamo con le luminarie, per contrastare il freddo accendiamo dei fuochi, rompiamo il buio coi botti e dato che la natura presenta carestia di frutti e prodotti imbandiamo la tavola con ogni ben di Dio. Infine visto che gli alberi paiono morti parliamo di nuovo anno e di nascita. La nostra religione, in conformità a credenze pagane del passato, situa in questo momento dell’anno la nascita di qualcuno che ci porta una buona novella. La speranza che il futuro sarà migliore del presente tende a caratterizzare questo periodo in cui, proprio per questo, formuliamo agli altri e a noi stessi gli auguri per un nuovo anno. La religiosità aiuta a coltivare dentro di noi la speranza. Mentre l’ottimismo è soprattutto un’emozione che attraversa in modo più o meno fugace la nostra vita trasformandosi poi in un ragionamento la speranza è un moto della volontà che si fonda su presupposti razionali che pongono le basi per immaginare e programmare un futuro migliore.

Purtroppo per noi la speranza è sotto stress.

Tutti i giorni i mezzi di comunicazione battono sulle notizie cattive. Come affermava il filosofo cinese Laozi: “Fa più rumore un albero che cade che un’intera foresta che cresce”. Si tratta di una strategia subliminale di tipo commerciale. Se l’uomo è sereno e pieno di speranza non ha grandi bisogni e si sente appagato. Viceversa colui che si sente stressato nelle speranze e nelle prospettive vive un senso di angoscia esistenziale che tenterà di lenire con quello che la società gli propone sotto forma di consumi: “Un nuovo telefonino forse lenirà la mia insoddisfazione?”. Per puntare a vendere prodotti, viaggi, servizi e ideologie la strategia dei mezzi più potenti di “lavaggio del cervello” puntano a distruggere le speranze. Anche la politica, purtroppo, va in questa direzione per vendere il suo “prodotto” fatto di sempre nuove ideologie (che in realtà sono le stesse riverniciate di fresco). Viene detto ai giovani che non hanno da coltivare speranze per il loro futuro. Il messaggio nascosto è che, invece di puntare a costruire qualcosa come una famiglia con dei figli, bisogna godere oggi di qualche piccolo consumo. Meglio essere consumisti oggi che nutrire speranze e progetti per il domani.

Occorre rivitalizzare la speranza.

Dobbiamo ricordare a noi stessi e ai nostri figli che nessuna società è mai stata prospera come la nostra. In Italia non esiste più la fame, la sanità soprattutto per le situazioni più rilevante è diffusa e gratuita, la scolarizzazione è possibile per tutti e di buon livello. I ragazzi possono sperare nel futuro, desiderare sognare. Invece di essere ripiegati su se stessi possono smettere di essere consumisti disperati per divenire giovani che progettano il loro futuro.

Buon Natale a tutti!