Un aforisma latino descrive la situazione post referendum che è post renziana, che a sua volta, dopo nemmeno 24 ore dalla duplice fiducia, è post Gentiloni, nobile foglia di fico delle vergogne renziste: Quos perdere vult, deus demendat prius (traduco liberamente: Li fa prima impazzire quelli che dio vuole distruggere).

Con un risultato abissale di 20 punti di differenza a favore del No che ha raso al suolo la prosopopea saccente di Renzi, la petulanza della Boschi-Etruria e l’arroganza del Pd renzista (ma fino a quando?), tutti si aspettava che i protagonisti incauti di una riforma impossibile facessero autocritica e mantenessero i giuramenti reiterati in pubblico a telecamere accese e ossequiose: “Se vince il No, lascio/lasciamo non solo il governo, ma addirittura la politica e si torna a casa a fare dell’altro”.

Il timbro finale era in ceralacca rossa: “Non siamo attaccati alle poltrone, io/noi siamo diversi”. Su questa diversità hanno esercitato un ricatto perenne in questi sei mesi sciagurati di campagna referendaria, alla quale è stato sacrificato ogni cosa, anche l’ordinaria amministrazione del governo. Tutto era commisurato alla fatidica data del 4 dicembre, che ha soppiantato anche la profezia dei Maya del 12-12- 2012.

Il 5 dicembre, nonostante il Sì abbia perso alla grande, è sorto il sole e l’apocalisse è stata sospesa, i malati di cancro non guariscono più e le borse del mondo non si sono nemmeno accorti del referendum nell’italietta renziana. La Confindustria dovrebbe pagare i danni per procurato terrorismo economico e il governo avrebbe dovuto scomparire dalla faccia della terra. Invece, come se niente fosse!

Se Renzi non avesse fatto finta di dimettersi e avesse lasciato la direzione del Pd e si fosse ritirato a vita privata, come peraltro aveva giurato e spergiurato spudoratamente, oggi avremmo un’Italia diversa, un governo istituzionale per approntare la legge elettorale e per rimediare ai danni messi in atto da Renzi/Boschi/Lotti che davano per certa la vittoria del Sì.

Non solo, oggi avremmo il rispetto della volontà di un popolo che in massa si è riversato ai seggi per respingere i barbari che con mani impure volevano deturpare le fondamenta della Casa Comune. Nulla! Non ha imparato nulla dalla tremenda batosta e si ostinano a sfidare il popolo che li ha rinnegati. Non sono né intelligente né furbi.

Il governo di Paolo Gentiloni, discendente di Vincenzo Ottorino Gentiloni, conte del Sacro Romano Impero, autore del Patto Gentiloni che all’inizio del sec. XX permise il ritorno dei cattolici in politica e l’alleanza con i liberali di Giolitti, ha un solo scopo: dare tempo a Renzi di smaltire le finte dimissioni, vendute come coerenza istituzionale.

Peccato che i fatti siano di segno opposto. Renzi non si è dimesso, ma accusa il popolo cinico di non aver capito “tutto quello che io ho fatto” e rilancia sfottendo e sfidando: Boschi/Etruria e Lotti Luca sonoramente bocciati sono imposti a cani da guardia del conte del Sacro Romano Impero purché non si azzardi a fare di testa propria. Il ministro Poletti auspica le elezioni non per rispetto al voto popolare, ma per evitare il ventilato referendum contro la legge, detta vezzosamente Jobs Act, meglio conosciuta tra il popolo come “Legge sul licenziamento e la precarietà dei voucher“.

A questo punto il M5S e la Lega possono dormire sonni tranquilli e se sono furbi, non facciano e non dicano nulla, perché in loro favore stanno facendo tutto Renzi, Boschi, Lotti, Fedeli e Finocchiaro e gli spergiuri consimili. Gentiloni ha provvisoriamente rinunciato a Verdini (se lo avessero imbarcato nel governo, sarebbe stato troppo indecente), perché ora c’è Berlusconi a correre in soccorso: in pubblico deve smarcarsi, ma in privato garantisce ogni appoggio, visto quello che sta succedendo.

Ci avevano detto e minacciato che la vittoria del No avrebbe allontanato per sempre gl’investitori stranieri e quindi miseria per tutti. Alcuni giorni dopo il No, arriva in nome di “San Mercato“, uno che, alla luce del sole, scala Mediaset che è sul mercato e il governo grida alla “italianità”, agli stranieri ostili, ma non eravamo in un’Europa senza confini per investitori e finanza e speculatori e merci? I confini non esistevano solo per le persone, per i migranti e i poveri?

Bisogna salvare Berlusconi, anche se il governo non dovrebbe alcuna competenza, essendo un privato quotato in borsa. In cambio è garantito il suo appoggio e non è un caso che Mediaset abbia votato Sì. Ah, le aziende, alla faccia dell’Italia, dell’interesse generale. Cosa non si fa per il bene dell’Italia, a costo di essere spergiuri. Tanto gli Italiani, affetti da amnesia, dimenticano presto.