La scorsa settimana Annalisa Chirico scriveva su Il Giornale la sua lode al ritocchino libero, come spunto al recente monologo di Heather Parisi sulla bellezza naturale senza chirurgia, nel programma NemicAmatissima su Rai1. Nel testo la giornalista si scaglia in favore di qualsiasi intervento atto a coprire le rughe sul volto di una donna e il legittimo diritto di sceglierlo.

Che sia piaciuto o meno il monologo (per me coraggioso e liberatorio), che si sia pro o contro gli interventi correttivi, il dibattito è ad ampio raggio e abbraccia un’infinità di aspetti sociali, culturali e psicologici.

Nelle società occidentali il concetto di invecchiare è di pesante digestione. Osservare il proprio corpo che cambia in peggio, la perdita di tono, le linee sulla pelle, i ciuffi grigi, è difficile da confrontare e accettare. I chilometri di vita che si accumulano nello specchietto retrovisore presentano il conto, lo vedo nell’immagine che lo specchio mi rimbalza ogni giorno. A volte mi chiedo quando è stato esattamente il momento in cui il mio fisico ha cominciato a schiacciare sull’acceleratore per sormontare la cima. Sono state le gravidanze? La stanchezza della maternità? La spensieratezza che lascia il posto alle preoccupazioni? Non so rispondermi, ma questa è la mia vita, questa è la mia storia e non la posso cambiare. Non la voglio cambiare.

E non è perché sto dalla parte del “moralismo rosa”, una sorta di giudice femminista e implacabile. Un essere umano – uomo o donna che sia – ha il dovere di perseguire con ogni mezzo la propria felicità, la propria soddisfazione, la pace interiore. Se questa può arrivare attraverso uno strumento messo a disposizione dalla scienza, io non sono nessuno per decretare che sia giusto o sbagliato.

Ritoccarsi per essere più belle e ritoccarsi per non invecchiare sono due punti di partenza molto diversi tra loro.

E’ interessante scavare sulle cause che portano alla scelta drastica di cambiarsi (e non semplicemente “attenuare le imperfezioni”) i connotati. Ritoccare, molto spesso, muta per sempre la forma con cui il viso parla, sorride, patisce e lo restituisce simile a una bambola inespressiva, con gli stessi zigomi e labbra copiati e incollati sulla faccia di altre donne.
Voglio che i miei tratti siano miei, solo miei; che la macchiolina adagiata sulla guancia destra mi ricordi della mia avventatezza nel prendere il sole, che quella ruga all’angolo della bocca mi parli di tutte le volte che ho riso di gusto, che ho fatto tardi, che ho vissuto senza freni.

Coprire gli anni non significa dimenticarsi di averli, e una donna di quarant’anni non potrà mai assomigliare a una di venti; una settantenne con una chioma priva di capelli bianchi resta una settantenne con la tinta. E’ vero, le rughe non sono belle ma sono ciò che siamo, sono il nostro diario spiaccicato sulla faccia; come disse la Magnani al suo truccatore: “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele”.

Le rughe sono il metro del nostro essere, sono la nostra verità. Ma la verità è che alle donne, invecchiare è concesso meno, così come sforare dai dettami talebani sulla bellezza; l’autostima è un processo che richiede (anche) conferme dall’esterno, non solo dentro se stessi.
E’ dura, durissima, convincersi di essere belle anche coi capelli argentati, con il volto segnato, con la pelle a tendina, quando intorno tutti i segnali dicono il contrario. E’ come vincere il Tour de France senza doparsi.
Abbracciare il tempo che scorre non vuol dire lasciarsi andare, abdicare. Si può mantenere bellezza, dignità, sex appeal, intrigo, con altre accortezze, con il fascino di un corpo che ha un passato da raccontare, una memoria da condividere.

Si parla del corpo fino alla nausea, ma la vita non è tracciata solo sul corpo. Dov’è finita la mente, la conoscenza, l’umorismo, il frutto delle esperienze? Ascoltare una bocca non più perfetta narrare storie seducenti, guardare due occhi striati ridere mentre stuzzicano, è più affascinante di un manichino tiratissimo che ha trascorso la vita a cancellare il tempo.

Affermare che “la bellezza è della gioventù” è quanto di più superficiale, disonesto, menzognero si possa dire. Convincersene è il preludio di una maturità infelice, tesa a combattere mulini a vento.
Perché per quanti trucchi e parrucchi si possano inventare, il tempo non l’ha mai fermato nessuno.