Decisero di anticipare l’apertura del viadotto Scorciavacche sulla statale 121 tra Palermo e Agrigento di ben tre mesi. Solo che la rampa d’accesso a quel ponte era crollata dopo appena una settimana dall’inaugurazione, che secondo i magistrati fu anticipata per “mero tornaconto personale”. Ed è per questo motivo che adesso la procura di Termini Imerese ha iscritto nel registro degli indagati i vertici di Anas in carica alla fine del 2014: l’ex presidente Pietro Ciucci, il condirettore generale Alfredo Bajo, il direttore del settore nuove costruzioni, Stefano Liani, e il vice direttore dell’area centro sud, Michele Vignale. Sono accusati a vario titolo di concorso in concussione e di concorso in falso per il crollo del viadotto siciliano inaugurato il 23 dicembre del 2014 e franato appena una settimana dopo.

“Ho chiesto a Anas il nome responsabile. Pagherà tutto: la festa è finita”, scriveva su twitter l’allora premier Matteo Renzi, pochi giorni dopo la frana. Le indagini per trovare eventuali responsabili di quel pasticcio, però, sono molto più difficili e complesse di un post sui social network. Sette mesi fa, la procura di Termini Imerese aveva già emesso trenta avvisi di garanzia per attentato alla sicurezza dei trasporti nei confronti dei funzionari siciliani di Anas e delle altre ditte coinvolte, mentre adesso l’inchiesta coinvolge direttamente l’ex numero uno Ciucci.

Secondo il procuratore capo Alfredo Morvillo e il sostituto Giovanni Antoci l’apertura anticipata del viadotto era stata imposta per ottenere “il raggiungimento di un risultato da sfruttare per mero tornaconto personale”. Erano i primi mesi di Renzi al governo e l’ex presidente di Anas rivendicava con soddisfazione l’inaugurazione del ponte tre mesi prima della tabella di marcia. “Non sussisteva alcuna necessità e urgenza che imponesse una apertura anticipata del traffico veicolare”, scrivono oggi i pm, mentre Ciucci già mesi fa si difendeva spiegando che non c’era stato “alcun premio di accelerazione per l’impresa e neanche un bonus per i dirigenti Anas”.

Ma l’indagine non riguarda soltanto l’apertura del viadotto: secondo gli inquirenti, infatti, ci sarebbero irregolarità anche nella fase progettuale ed esecutiva dell’opera. I magistrati sostengono che il certificato di stabilità risulta firmato da tecnici che però non erano presenti sul posto: è per questo motivo che gli investigatori ipotizzano anche l’accusa di falso. L’organo di collaudo, scrivono, “non aveva mai eseguito alcuna visita e sopralluogo presso il cantiere, pur a fronte della espressa previsione di collaudo in corso d’opera”.

Oltre agli ex vertici dell’Anas, la procura di Termini Imerese indaga dunque anche sul direttore dei lavori, Fulvio Giovannini, sul responsabile del procedimento Claudio Bucci, e su Pierfrancesco Paglini, rappresentante legale di Bolognetta sca, il consorzio d’imprese che si è aggiudicato la costruzione dell’opera. A costituirlo erano tre società: la Cmc di Ravenna, la Ccc di Bologna – coinvolta sull’inchiesta a carico di Filippo Penati – e la Tecnis di Catania, sequestrata nel febbraio scorso per presunte infiltrazioni mafiose. Quindici giorni dopo il crollo del viadotto, l’unico dirigente punito era stato proprio Bucci, responsabile del procedimento, in servizio da pochi mesi in Sicilia e quindi spedito a L’Aquila. A prenderne il posto, tra l’altro, era stato in primo momento Sergio Serafino Lagrotteria, coinvolto nell’inchiesta della procura di Padova sugli scavi selvaggi tra l’Adige e il Brenta (condannato in primo grado e assolto in appello). Del crollo del viadotto Scorciavacche si era occupata anche una commissione istituita dall’ex ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che imputava il cedimento a “carenze strutturali e costruttive”, mentre anche l’autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone ha aperto un’indagine sulla vicenda.