Sale a 44 vittime il bilancio del doppio attentato che ha colpito il cuore di Istanbul sabato scorso. Lo riporta il quotidiano Cumhuriyet, secondo cui nella notte sono morti in ospedale tre degli oltre 150 feriti. Tra le vittime, 30 sono agenti di polizia rimasti coinvolti nell’esplosione dell’autobomba fuori dallo stadio Vodafone Arena del Besiktas, alla fine della partita disputata contro il Bursaspor. Meno di un minuto dopo la prima esplosione, un kamikaze si è fatto esplodere in mezzo a un gruppo di agenti a Macka Park, vicino allo stadio. L’attentato è stato rivendicato ieri dal gruppo armato curdo ‘Falchi della libertà del Kurdistan’ Tak.

I responsabile degli attentati la “pagheranno cara”, ha detto ieri il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, poco dopo la rivendicazione da parte del gruppo armato curdo ‘Falchi della libertà del Kurdistan’, Tak. E infatti, dopo i 13 arresti di ieri, domenica 11 dicembre, le manette sono scattate per 118 membri del partito filo-curdo Hdp, il cui leader,  Selahattin Demirtas, è stato arrestato lo scorso 4 novembre, sono stati arrestati arrestati in Turchia con l’accusa di legami con il Pkk. Stando all’agenzia di stampa ufficiale Anadolu, a Istanbul la polizia ha arrestato 20 persone, 17 sono finite in manette nella capitale Ankara, 25 ad Adana, 51 a Mersin e cinque a Manisa. Tra i politici arrestati ci sono anche responsabili a livello provinciale del partito, che ha condannato il duplice attentato di Istanbul. Nel solo bliz a Adana, spiega l’agenzia, hanno partecipato alle operazioni circa 500 poliziotti.

Ma la risposta di Ankara si è fatta sentire anche oltre confine. L’aviazione turca ha compiuto ieri nuovi raid contro obiettivi del Pkk curdo in nord Iraq, distruggendo 12 postazioni dei ribelli, tra cui un centro di comando e un’area impiegata come deposito di armi. Lo rende noto l’esercito di Ankara, precisando che i bombardamenti, durati 50 minuti, hanno preso di mira la regione di Zap.