Ci sono due probabilità su tre che la Corte costituzionale ci dia una legge elettorale proporzionale per la Camera. E sarebbe una buona soluzione, probabilmente la migliore per uscire in modo pluralista e democratico dalla cosiddetta Seconda Repubblica. Questo è un post di informazione, e poi anche una sorta di coming out, pubblica confessione di un orientamento che non osavo dichiarare perché ne ero incerto.

Quando esaminerà i ricorsi, la Corte ha davanti a sé tre possibilità. Non ha quella di fare una riforma vera e propria, ma neanche quella di annullare e basta, lasciando il Paese senza una legge elettorale “immediatamente applicabile”. Ha la possibilità di confermare l’Italicum, naturalmente: il che non significa benedirlo, ma semplicemente accertare che non è incostituzionale. Quindi se il Parlamento non lo cambia si va al voto con quello. (Che è ciò che il Movimento 5 stelle vorrebbe ora, prima no.)

L’altra possibilità è che venga completamente cassato il premio di maggioranza, dando come risultato quindi una legge proporzionale. Senza coalizioni, con sbarramento al 3%. Anche in questo caso non si tratta di una benedizione, il Parlamento può cambiarla. Ma dato che la Corte non può cambiare la entità del premio o le cifre per accedervi, può solo toglierlo. Certo introdurre poi un tipo di premio di maggioranza che vada bene alla Corte, dopo che l’ha bocciato nel Porcellum e dopo che l’avrebbe bocciato per l’Italicum, non è facile.

Ci sarebbe il Mattarellum, come molti auspicano. Tre quarti dei collegi a chi arriva primo, un quarto proporzionale. Ma è un po’ un terno al lotto. Non garantisce la rappresentatività, perché dipende quasi tutto dalla distribuzione geografica dei consensi. (In sostanza la lista che ha più voti a livello nazionale potrebbe però vincere in pochi collegi. E viceversa). Non garantisce la scelta delle persone perché mi trovo il candidato di collegio e quello è, non posso sceglierne un altro nella stessa lista. Non garantisce la vittoria certa di uno schieramento, che nelle condizioni attuali difficilmente ci sarebbe (oppure per casualità geografiche potrebbe essere schiacciante) ma solo l’emarginazione delle forze minori.

La terza possibilità della Corte: l’abolizione del ballottaggio. A ben guardare, nell’Italicum, questo significa stabilire che non viene concesso il premio di maggioranza se una lista non supera il 40%. (Con l’Italicum, se nessuno prende il 40 si va a ballottaggio.) Eccolo, il famoso 40% tanto citato in questi giorni. La Corte potrebbe ritenere costituzionale il premio solo se assegnato a chi supera (o a chi meglio supera) il 40%. Altrimenti i seggi si assegnano in modo proporzionale. Senza andare a ballottaggio. Nel concreto della situazione politica italiana , forse è a questo che puntano i renziani del Pd. Se la Corte decide così, si cerca di galvanizzare i seguaci, o anche i non seguaci, con la speranza di prendere il 40, o agitando il timore che qualcun’altro lo prenda. Ma sapendo che realisticamente si va poi alla assegnazione proporzionale dei seggi, sperando di risultare primi.
Quindi ci sono due probabilità su tre che l’esito della Corte sia proporzionale, o di nome o di fatto.

Nei primi anni 90 la svolta verso un sistema con premio di maggioranza (che tuttora può essere il migliore negli Enti locali, non so) smuoveva verso il bipolarismo un sistema inchiodato sul centro democristiano. Ma siamo entrati non solo in Italia in un contesto almeno tripolare, nei confronti del quale qualunque sistema maggioritario è una “camicia di forza su una pentola a pressione”. Inoltre – e lo penso anche per Francia e Gran Bretagna – in presenza di una forte spinta a un neonazionalismo reazionario il sistema maggioritario può favorire in modo irreparabile un momento di fortuna della minoranza più forte e cattiva. Ricostruire un sistema proporzionale con ragionevole sbarramento ( come nell’Italicum, al 3) significa anche restituire un nuovo valore sia al dialogo che al conflitto, e ammettere la necessità delle alleanze.