Alla fine del luglio del 2013 era stato arrestato in Francia su richiesta delle autorità ucraine. Oggi il tribunale ha rifiutato di consegnare alla Russia Mukhtar Ablyazov, banchiere kazako dissidente accusato di essersi appropriato indebitamente di grandi somme di denaro, sostenendo di considerare la richiesta ispirata da “motivi politici”. Poco dopo, l’uomo – per cui la Francia aveva autorizzato due anni fa l’estradizione -ha lasciato la prigione francese in cui era detenuto. Ad attenderlo suo figlio, suo fratello e il suo avvocato.

La sua liberazione ha rappresentato una svolta in una vicenda giudiziaria durata anni e che ha coinvolto diversi Paesi, tra cui l’Italia. La moglie di Ablyazov, Alma Shalabayeva, venne espulsa dall’Italia nel maggio del 2013 insieme alla figlia di sei anni dopo un blitz avvenuto con modalità tuttora oggetto di indagini, e vi ha poi fatto ritorno. Per questa vicenda c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio per falso in atto pubblico, omissioni, abuso d’ufficio, sequestro di persona contestati a vario titolo dalla Procura di Perugia a sette poliziotti, un giudice di pace e tre diplomatici del Kazakistan.

Ablyazov è accusato in diversi procedimenti in Russia, Ucraina e Kazakistan per truffa e appropriazione indebita, con riferimento alle attività svolte quando era top manager della banca Bta. Nei mesi scorsi la giustizia francese aveva dato il via libera all’estradizione verso la Russia, giudicando la richiesta legittima e prioritaria rispetto a quella presentata dall’Ucraina. I legali di Ablyazov si erano tuttavia opposti, chiedendo al Consiglio di Stato di bloccare la sua estradizione, temendo che la Russia potesse rispedirlo in breve tempo in Kazakhstan. Il Consiglio di Stato francese ha motivato la sua decisione con i “ripetuti negoziati” intercorsi tra Russia e Kazakhstan, che confermerebbero la natura “politica” della richiesta di estradizione. Uno dei legali di Ablyazov in Francia, Peter Sahlas, ha commentato il rilascio del suo assistito come “un grande passo nella difesa dei diritti civili in Francia e in Europa”.