Addio Greg Lake. La storica band di rock progressive degli Emerson, Lake & Palmer perde la sua voce, chitarra e linea di basso. Lake è morto a 69 anni dopo una lunga lotta contro un male incurabile. Solo lo scorso marzo era stato il tastierista del trio, Keith Emerson, virtuoso dell’hammond e sintetizzatore Moog, a suicidarsi a 71 anni con un colpo di pistola alla tempia nella sua casa californiana di Santa Monica. Lunga zazzera bionda, pantaloni a zampa d’elefante, giacche spesso bianco panna con sotto nulla, se non catenoni e collanone hippie, Greg Lake era solitamente quello a sinistra sul palco, a destra per il pubblico, nella tripartizione piuttosto equa di spazi della band sui palchi dei live.

Nato a Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra, sulle ampie spiagge sassose con lunghi pier dove per anni si sono scontrati mods e rockers, inizia a suonare la chitarra a dodici anni. Nel 1968 diventa amico di Robert Fripp, e nemmeno un anno dopo assieme a Peter Sinfield, Michael Giles e Ian McDonald fonda i

King Crimson, da cui si separa già nel 1970, nonostante il successo del primo album del gruppo, In the Court of the Crimson King. Durante una tournée con i King Lake incontra Keith Emerson che suona nei The Nice, gruppo che condivide le serate con la banda di Fripp. Durante quelle serate, dopo i live, Emerson e Lake cominciano a costruire uno dei sound che in pochi mesi diventeranno tra i più innovativi e riconoscibili a livello planetario. Scelto il batterista, Carl Palmer, gli Elp incidono il loro primo, omonimo, album nel 1970 e Lake contribuisce oltre che risultando produttore – cosa che avverrà per tutti gli album successivi – con un paio di brani insuperabili: Take a Pebble e soprattutto Lucky Man. Take a Pibble dura più di dodici minuti, anticipando le nuove frontiere di durata dei brani nei concept album del progressive e vede Lake voce solista in tutto il suo soave e chiaro splendore.

In Lucky man, Lake si concede una intro con un paio di riff semplici di chitarra acustica, che grazie all’amalgama magica con la batteria di Palmer, il pianoforte di Emerson, e alla sua voce, risuonano in quella che potrebbe essere la prima traccia di un rock progressive che mescola in un tema da ballad radici antiche della musica classica e i nuovi influssi ipnotici dell’elettronica. Il secondo album, Tarkus (1971) fa volare gli Elp. Tutti i testi sono scritti da Lake, compresi i venti minuti del brano che dà il titolo all’lp. Sinfonia magnetica e seducente, la suite Tarkus è suddivisa in sette parti e parla di una creatura fantastica metà armadillo e metà carro armato dedita al combattimento. Tempo un anno e arriva Trilogy con in apertura The endless enigma che inizia ancora una volta con un’invenzione sonora di Lake: un trillo quasi extraterrestre che il musicista crea pizzicando e distorcendo poi il suono delle corde del suo basso.

L’apoteosi degli Elp arriva infine con Brain Salad Surgery nel 1973 (“fu come comporre un mosaico”, spiegarono i tre) con copertina disegnata dall’ideatore di Alien, H.R. Giger. Summa del progressive, forse molto più sbilanciato sui suoni dell’hammond di Emerson che nei precedenti album, in Brain Salad Surgery si mescolano echi di composizione classica (l’argentino Alberto Ginastera) o come in Jerusalem i versi di William Blake e gli accordi del compositore inglese Hubert Perry. L’impronta indelebile degli Elp in nemmeno quattro anni diventa storia della musica. Un modello musicale e anche produttivo che porterà di lì a poco la Premiata Forneria Marconi e il Banco di Mutuo Soccorso ad essere prodotti dalla Manticore degli Elp e dallo stesso Lake. Gli Emerson, Lake&Palmer si sciolsero nel 1980, ma poi nel 1991 affrontarono una felice reunion che li portò sul palco con nuovi live. Lake un po’ ingrassato, come gli altri due soci della band modifica leggermente il look, quasi country folk, provando a rilanciare la trascinante e originalissima salmodia Elp dei primi settanta.

In così poco tempo però, la musica è diventata un’altra cosa, un oggetto sfuggente e meno concettuale, più semplificato nell’esecuzione e meno sperimentale nella composizione. Dance e punk, da due versanti diametralmente opposti, resero in nemmeno un decennio il “progressive” una sorta di filone di musica colta, filosoficamente presuntuosetta, fin troppo barocca nella sua realizzazione compositiva. Recentemente Lake ha spiegato che oramai il rock “è finito”: “Il nostro faro-guida era la bellezza. Esattamente l’opposto dei nostri giorni, che hanno dimenticato che cosa sia la parola ‘artigiano’. Molti produttori non hanno idea di cosa sia la musica. Imparano qualche trucco da studio d’incisione e si lanciano su Internet”.

Una curiosità: un po’ come in About a boy, Greg Lake scrisse assieme a Sienfield dei King Crimson nel 1974 una canzoncina di Natale, I Believe in Father Christmas, che raggiunse il secondo posto nella top ten inglese e che è ancora oggi risulta brano ascoltato ed acquistato rendendo Lake ed eredi piuttosto felici con le cospicue royalties annuali. Peccato che il brano, in perfetto progressive style, venne scritto proprio con l’intenzione di protestare contro la commercializzazione galoppante del Natale.