“In Italia ormai non c’è più spazio per sognare, ma solo per fare sacrifici”. Andrea Pompele ha 34 anni, è nato in Valle D’Aosta, ma in Italia ormai non ci vive più. Amante della natura, biologo con specializzazione in Etologia, finita l’università, a trovare un impiego nel Belpaese ci ha provato. “Ma mi sono scontrato con un mondo del lavoro arido, privo di possibilità, meritocrazia e volontà di investire sull’individuo. Ero infelice e frustrato. Così ho fatto le valigie e quattro anni fa sono andato via”. Il biglietto aereo, Andrea l’ha fatto con destinazione Tanzania, spinto dal desiderio di realizzare i suoi sogni. E alla fine in Africa, più che un lavoro, ha trovato la sua vocazione.

“In Tanzania ho conosciuto Rebecca Phillips, 25 anni, passaporto inglese ma un’infanzia vissuta tra le meraviglie della savana, e assieme abbiamo creato Africa conservation adventure, un progetto nato per sensibilizzare il mondo sull’importanza della lotta al bracconaggio”. Un viaggio lungo 7mila chilometri in Land Rover nel cuore del sud dell’Africa, attraverso Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe, Botswana e Namibia, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla necessità di proteggere la fauna locale e la natura, e in particolare sul tema del traffico dell’avorio. Così diffuso in Africa da aver causato nel 2016, secondo le stime dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, il peggior crollo nella popolazione degli elefanti degli ultimi 25 anni.

Il progetto di Andrea e Rebecca vuole sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul tema del traffico dell’avorio

“E’ stata un’esperienza indimenticabile – sorride Andrea –. Ricordo, ad esempio, che ci trovavamo nel Lower Zambezi National Park, e durante un safari in barca sullo Zambezi ci siamo imbattuti in un elefante che era sceso al fiume per bere. Ci siamo fermati a osservarlo e siamo rimasti sorpresi quando si è tuffato in acqua per poi mettersi a fare bolle con la proboscide. Sembrava un bambino in piscina”.
Andrea e Rebecca si sono autofinanziati il viaggio e per mantenersi gestiscono un campo tendato all’interno di un parco nazionale, il Ruaha National Park. Tuttavia, l’iniziativa ha suscitato l’interesse di aziende internazionali come Land Rover, The North Face, Swarovski, Optik e GoPro, che hanno messo a disposizione della coppia l’attrezzatura necessaria ad affrontare l’impresa. Il tutto è finito documentato sui social network, ma per la prossima avventura, i ragazzi sperano di riuscire a raccogliere fondi da devolvere alle associazioni che in Africa si occupano di tutela del patrimonio naturale, come Wildlife Conservation Society (WCS) e Southern Tanzania Elephant Program (STEP).

“Speriamo di invogliare tanti a darci una mano, perché ognuno di noi può fare la differenza”

“Stiamo programmando la seconda avventura per il 2017, tra marzo e maggio, e questa volta partiremo dalla Tanzania per attraversare Rwanda, Congo, Uganda e Kenya. Inoltre per Natale pubblicheremo un fotolibro da acquistare su Amazon, i cui proventi andranno alle associazioni per la tutela della fauna africana con cui collaboriamo – spiega Andrea –.  Speriamo di invogliare tanti a darci una mano, perché ognuno di noi può fare la differenza. La natura, l’ambiente, gli animali sono un patrimonio dell’umanità, e una causa per la quale credo valga la pena fare qualcosa”.

Ogni tanto il pensiero vola all’Italia, dove Andrea ha lasciato la famiglia, ma rimpianti non ce ne sono. “No, non mi mancano tutte le pressioni, lo stress e l’incertezza esasperante che mi pesavano prima. Ho corso un rischio quando ho deciso di salire sull’aereo, ma ho fatto una scelta di vita che mi soddisfa e mi rende felice”.

“I giovani partono svantaggiati in Italia, non c’è meritocrazia, impegno e dedizione non vengono riconosciuti”

Il consiglio che Andrea e Rebecca rivolgono ai coetanei alle prese con incertezza, precarietà o disoccupazione, quindi, è quasi scontato. “I giovani partono svantaggiati in Italia, non c’è meritocrazia, impegno e dedizione non vengono riconosciuti. E’ logico che cerchino di costruirsi un futuro altrove, spesso diventa una scelta necessaria se non si desidera sottostare a frustrazioni professionali continue. A chi sta valutando se partire o meno, quindi, noi diciamo ‘fatelo’, prendete in considerazione l’idea di investire su un futuro all’estero. Trasformare un sogno in realtà richiede tempo e organizzazione, certo, ma tutto viene ripagato dall’esperienza stessa, e dalla possibilità di acquisire un nuovo, appagante scopo nella vita”.