“Due anni e mezzo fa Renzi era il politico più venerato di questo Paese, soprattutto dopo le Europee. Poi ha ricevuto uno schiaffone che ne bastava la metà. Se c’è stato questo decadimento della luna di miele renziana, è colpa dei gufi, dei sovversivi, dei professoroni, del Fatto o anche di qualcos’altro?”. Così la firma de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, esordisce nella sua analisi sulla disfatta di Renzi al referendum, in un confronto coi giornalisti Beppe Severgnini e Marcello Sorgi a Otto e Mezzo (La7). E sottolinea: “I giovani non lo hanno votato, perché le risposte che ha dato, dal Jobs Act alla Buona Scuola, non sono state recepite positivamente. Se sei un rottamatore quarantenne e non ti votano i giovani, qualcosa non funziona. Anche il Sud gli ha voltato le spalle. Se ci siamo stupiti della umanità ritrovata di Renzi nel suo discorso dopo l’esito del referendum, vuol dire che in questi due anni e mezzo quell’umanità non l’abbiamo più vista”. Scanzi aggiunge: “Quando parlo di classe dirigente deludente, non è che ce l’ho tout court con tutti i renziani. Penso ad esempio a Richetti. Ma spesso vedo renziani che non sanno neanche di cosa parlano e che dicono strafalcioni su leggi che loro stessi hanno creato. E dato che abbiamo massacrato le Gelmini, le Carfagna, i Toti, sfido chiunque a dire: la Boschi è davvero più preparata della Carfagna? La Morani è più preparata della Ravetto? Io non credo”. Il dibattito si sposta poi sugli scenari futuri nel Pd, sulla leadership di Renzi nel partito, sulle elezioni politiche prossime. Nel finale, Severgnini osserva: “Il ha vinto a Milano e nel Trentino Alto Adige, ovvero luoghi dove vedrete una Italia ottimista. Il Sì era il segno di un Paese ottimista, il No invece lanciava un messaggio chiaro e forte: ‘Non sono contento della mia vita'”. Sorgi replica: “Sai cosa diceva Leonardo Sciascia? Mi si accusa di essere pessimista, ma è la situazione che è pessima”