Il referendum costituzionale è passato. Hanno vinto i NO. Hanno perso i SI’. La partecipazione è stata alta ed è un buon segno di civiltà democratica.

Cosa è accaduto e cosa accadrà?

Partiamo dallo scenario politico generale per poi discutere del Pd.

Il Movimento 5 Stelle più o meno compatto ha sostenuto il NO alla Riforma. Sappiamo benissimo che non tanto per delle ragioni di merito ma per un voto contro Renzi e il suo governo. Opinabile ma legittimo.

Forza Italia dopo aver votato la Riforma in Parlamento e aver rotto il patto del Nazareno ha sostenuto anche lei il NO. La Lega di Salvini stessa cosa insieme a Fratelli d’Italia. I comunisti e antagonisti compresi Casapound hanno sostenuto anche loro il NO. Insomma tutte le opposizioni a Renzi compatte per il NO.

Politicamente ci sta.

Ora veniamo al Pd.

Le discussioni all’interno del Partito sono sempre legittime e sono la forza di un partito democratico nel vero senso della parola. Ma una regola vale per tutti. Si discute, si lavora, si analizza ma poi la linea della maggioranza deve essere seguita per disciplina di partito.

Nel caso specifico tutto il Pd votò la riforma e lo stesso Cuperlo dopo aver discusso la modifica dell’Italicum si è pronunciò a favore del Sì.

Fin qui dovrebbe essere tutto logico, quello che però non può essere più tollerato è l’atteggiamento di certi personaggi del Pd, quali Bersani, D’Alema e Speranza che hanno esultato alle dimissioni di Renzi da Presidente del Consiglio.

Come se durante una partita di calcio l’attaccante di una squadra esultasse per aver preso un goal perché il portiere gli è antipatico.

Da tali atteggiamenti capisci il vero dramma di questi anni del Pd.

Bersani è riuscito a perdere le ultime elezioni politiche per la propria incapacità e inefficienza.

Non è riuscito a formare un governo e ha perso le primarie.

Renzi ha vinto le primarie del Pd e le Europee da solo con il 40% dei consensi.

Potrà essere odiato dai propri rivali ma non può essere tollerato che ciò accada all’interno del partito stesso.

La sinistra di D’Alema e Bersani non ha mai governato realmente e quando vi era un segretario o un presidente diverso dalla loro corrente lo hanno sempre logorato e fatto cadere.

Un dramma infinito. Dove quello che per loro conta è solo il controllo del Partito.

Partito da improntare sempre e solo all’opposizione non certo al governo.

Ed allora basta.

Il Movimento 5 Stelle una cosa forse l’ha capita. Chi dissente dal proprio segretario deve essere messo alla porta a prescindere, senza tante giustificazioni. Il caso Pizzarotti è un esempio lampante.

Ebbene non è possibile che certi politicanti possano esultare per le dimissioni del proprio segretario da Presidente del Consiglio.

Ed ora che hanno anche il coraggio di intestarsi la vittoria del NO non vorrebbero andare subito a votare.

Vogliono aspettare il vitalizio che arriva a settembre. Mica importava la Costituzione. Tutto ruota per gli interessi personali politici. Fuori Renzi ora ci riprendiamo il partito.

Come se per tutti questi 30 anni loro non ci fossero stati.

Basta. Ognuno nella sua squadra. Ognuno con il suo segretario.

Scene del genere non possono più tollerarsi.

In guerra si può perdere ma non per colpa del fuoco amico.

E come diceva un antico proverbio: Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io.

D’Alema e compagnia fuori dal Pd.