La procura di Bologna ha chiesto l’archiviazione per tutti gli indagati del caso della cosiddetta Colata di Idice, vicenda che negli ultimi due anni aveva messo in subbuglio l’intero Partito democratico bolognese e il mondo delle cooperative rosse. A fine settembre, dopo due anni di indagini, intercettazioni e interrogatori, erano stati notificati avvisi di fine indagine a 7 persone: Simone Gamberini e Rita Ghedini, direttore e presidente di Legacoop Bologna, Massimo Venturoli, legale rappresentante della Palazzi Srl, Stefano Sermenghi, sindaco Pd di Castenaso, l’ex sindaco di San Lazzaro Aldo Bacchiocchi, l’ex presidente dei revisori del Comune di San Lazzaro di Savena Germano Camellini e il tesoriere del Pd di Bologna Carlo Castelli. Ora il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato e la pm Morena Plazzi, dopo avere di nuovo interrogato e dopo avere letto le memorie difensive degli indagati, hanno però valutato di non andare avanti.

L’inchiesta era stata aperta a dicembre 2014 dopo diverse denunce fatte ai Carabinieri da Isabella Conti, sindaco Pd di San Lazzaro (nella foto), cittadina alle porte di Bologna. In una frazione, a Idice, in quello che era stato un campo di radicchi, secondo un progetto del 2008, si sarebbero dovute costruire palazzine per un totale di 600 alloggi. Il sindaco aveva spiegato ai militari dell’Arma di essersi sentita più volte sotto pressione dopo la sua decisione, a metà 2014, di annullare il progetto sfruttando il mancato versamento da parte di una delle cooperative edili coinvolte nell’affare, di una fideiussione. Una pressione, secondo l’iniziale ipotesi d’accusa, che sarebbe stata portata avanti da più personaggi legati al mondo del Partito democratico, a quello delle cooperative rosse di Legacoop, o addirittura a entrambi.

Tra i primi a essere indagato era stato l’ex sindaco Pd di Casalecchio di Reno e direttore di Legacoop Bologna Simone Gamberini. Sotto la lente degli investigatori finirono alcuni suoi incontri con Isabella Conti, quando ancora non era direttore Legacoop. Incontri durante i quali le avrebbe suggerito di incontrare i rappresentanti delle coop interessate all’affare e l’avrebbe avvisata di possibili denunce a carico di una funzionaria comunale che si era occupata della decadenza del progetto. Alla presidente di Legacoop Bologna Rita Ghedini, ex senatrice Pd, si contestava invece di aver fatto notare al sindaco Conti, durante un altro incontro, come la scelta dell’amministrazione avrebbe portato a un danno erariale per il Comune.

Per l’ex sindaco di San Lazzaro Aldo Bachiocchi (predecessore di Conti), l’accusa dei pm era quella di avere contattato l’amministratrice per dissuaderla dai suoi propositi e dichiarandosi disponibile a darle consigli su come fare “per il suo bene”. Secondo la procura il tesoriere provinciale Pd ed ex sindaco di Budrio, Carlo Castelli, avrebbe prospettato a Conti il rischio di azioni risarcitorie nei confronti del Comune. Al sindaco Pd di Castenaso Stefano Sermenghi era contestato di aver parlato con un altro assessore della giunta Conti, suggerendogli di non mettersi contro le coop, visto il pericolo di procedimenti per danno erariale. E poi avrebbe aggiunto che “se lui avesse avuto degli amici in consiglio comunale a San Lazzaro, avrebbe suggerito loro di darsi malati e di stare a casa in occasione del voto”.

La richiesta di archiviazione è arrivata anche per il revisore dei conti del comune di San Lazzaro, Germano Camellini.  Secondo la ricostruzione dei pm, parlando al telefono con una dirigente comunale le avrebbe detto: “Il tuo sindaco ha intenzione di farsi mettere sotto riducendo le aree edificabili?”. Una frase che, quando la funzionaria gliela venne a riportare, spaventò Conti che la aveva interpretata come “essere messa sotto da un’auto”. Ma che invece secondo Camellini altro non era che una battuta fatta al telefono senza alcun intento minatorio, su una questione che lo riguardava come capo dei revisori dei conti di quella amministrazione. Camellini durante l’indagine aveva inoltre negato di avere mai avuto incarichi professionali dalle cooperative interessate all’affare.

Per la Procura, che ora ha chiesto l’archiviazione per tutti, non c’è comunque rilevanza penale nelle condotte dei sette. Secondo i pm si sarebbe trattato nella maggior parte dei casi di pressioni un po’ esorbitanti, ma non di minacce. E soprattutto, dietro alle pressioni al sindaco, non è dimostrato che vi fu alcun concorso tra gli indagati, non vi fu un ‘manovratore’, né un coordinamento nel tentativo di fare cambiare idea a Isabella Conti. Il progetto di Idice, anche a seguito del clamore destato dalle denunce di Isabella Conti, è stato dichiarato decaduto dal consiglio comunale a inizio 2015.