Agcom dichiara guerra a Telecom sulle tariffe per la telefonia fissa di base. L’autorità presieduta da Angelo Cardani ha rispedito al mittente le richieste di aumenti per il servizio universale presentate dall’ex monolista. E ha rigettato ogni ipotesi di modifica unilaterale del contratto mettendo al riparo gli utenti da rincari indiscriminati in bolletta. Si tratta davvero un brutto colpo per Telecom Italia che già lo scorso aprile aveva tentato di ritoccare al rialzo le tariffe per la telefonia fissa.

Lo stop agli aumenti dettato da Agcom riduce infatti i margini di manovra del management di Telecom che vorrebbe aumentare la redditività per poter progressivamente pagare i debiti e staccare cedole ai soci. Per non parlare del fatto che la decisione dell’Agcom rischia anche di rallentare i processi di investimento nella banda ultralarga. Il gruppo guidato da Flavio Cattaneo, uomo voluto dal socio di maggioranza Vivendi e vicino a Silvio Berlusconi, è recentemente riuscito a recuperare terreno: Telecom ha archiviato il terzo trimestre 2016 con un aumento dei ricavi dell’1 per cento nella telefonia fissa e del 7,9% in quella mobile. E anche il margine lordo è lievitato all’8,5% fino a quota 2,2 miliardi. Tuttavia la strada per il rilancio dell’azienda è ancora lunga e tormentata. Anche perché la progressiva liberalizzazione su telefonia mobile e wifi imposta da Bruxelles riduce la dimensione della torta per gli operatori creando un mercato sempre più competitivo.

Non a caso, stretta fra 26,7 miliardi di debiti e la necessità di investimenti, Telecom ha varato un piano di tagli lacrime e sangue per circa 1,6 miliardi. “L’azienda ha ancora 30mila persone in solidarietà  – spiega Simone Vivoli, segretario Cub-Telecom – Con l’ex ad Marco Patuano, il gruppo aveva promesso di fare nuove assunzioni che però poi non sono mai arrivate. Oggi il management non trova niente di meglio da fare che chiedere ancora sacrifici ai dipendenti in nome del futuro del gruppo”. Per il sindacato i problemi sono altri. E riguardano questioni di carattere strategico/industriale come ad esempio il rischio che Telecom perda anche il mercato della manutenzione guasti, un settore che è oggi ad appannaggio esclusivo dell’ex monopolista e che Agcom vorrebbe  invece rapidamente liberalizzare.