A più di un mese e mezzo dall’inizio dell’offensiva su Mosul, la campagna militare si sta trasformando in una tragedia. Le forze armate stanno avanzando molto a fatica. Sono composte da curdi, esercito iracheno, milizie sciite e un numero consistente di sunniti. Nessuno può dire se questo sodalizio durerà anche dopo la guerra. Si parla di circa una ventina di quartieri liberati su 60 quartieri che compongono la città. L’offensiva ha avuto inizio nella parte orientale della città, mentre gli altri fronti, da nord e da sud sono più o meno in fase di stallo.

La città è divisa in due parti dal Tigri. La vera roccaforte dell’Isis è la parte occidentale, e si riteneva che la battaglia nella parte orientale sarebbe stata la più facile. Invece l’Isis sta resistendo strenuamente.

Le milizie del Califfato conservano una capacità di incursioni repentine e riescono a porre in atto azioni di accerchiamento, ma non hanno più le capacità di portare grandi offensive. Come detto, si parla di una ventina di quartieri liberati, e di altri nei quali è in corso l’offensiva, ma anche nei quartieri liberati, l’Isis spesso ritorna a combattere, anche grazie a una rete di tunnel costruita sotto la città che, secondo alcune stime, avrebbe un’estensione di 70 Km.

Grazie a questi tunnel i combattenti dell’Isis compaiono alle spalle degli assalitori quando meno se lo aspettano. Grazie a trappole esplosive, autobombe, attacchi suicidi, cecchini e tunnel, una forza stimata di circa 5.000 uomini dell’Isis sta tenendo in scacco una forza circa dieci volte superiore.

Questo è dovuto al tipo di guerra, che è una guerra urbana nelle cui strade è difficile schierare carri armati e altre armi pesanti, ma anche al fatto che la città è piena di civili. Questo nonostante l’aiuto da parte degli americani di addestrare le milizie anti Isis alla guerra urbana.

Nessuno sa con certezza quanti siano. Le stime variano dai 600.000 al milione e mezzo. Ciò impedisce all’esercito iracheno di usare l’artiglieria pesante e bombardamenti aerei intensivi. Inoltre i combattenti dell’Isis sono mischiati fra i civili, spesso difficilmente riconoscibili.

Ultimamente l’avanzata è stata accelerata dal fatto che gli aerei Usa hanno distrutto i 5 ponti che collegavano la parte est alla parte ovest della città attraverso il Tigri. Ciò riduce i rifornimenti e il numero di autobomba che l’Isis può far affluire nella parte est.

Ma il rischio è che alla fine del conflitto Mosul sarà una città distrutta, come è stato per Ramadi. Il numero di vittime civili sarà enorme, così come probabilmente lo sono le perdite nell’esercito iracheno, anche se i vertici militari non forniscono cifre ufficiali. Uno dei problemi è che il governo iracheno aveva inizialmente scoraggiato i civili dal lasciare la città perché non era in grado di gestire l’emergenza di centinaia di migliaia di sfollati. Ma ora i civili rappresentano un enorme ostacolo all’avanzata dell’esercito, che gli impedisce di usare armi pesanti.

Inoltre si è rivelata falsa la speranza che i civili si sarebbero ribellati all’Isis una volta arrivato l’esercito. Malgrado la sua brutalità, l’Isis sembra godere ancora di una base di sostegno fra la popolazione, mentre la parte rimanente rimane essenzialmente passiva. La speranza espressa più volte dal premier al-‘Abadi secondo cui l’Iraq rinascerà quando Mosul sarà liberata, allo stato attuale è soltanto una speranza.

La Libia è senza Stato ed è già infettata dal terrorismo jihadista, lo Yemen e il Sinai potrebbero essere mete interessanti per il Califfato. Se la pressione militare avrà successo e Mosul sarà liberata, l’Isis potrebbe spostare il proprio centro di gravità altrove. A questo punto, tra i mille problemi che questo fatto farà sorgere, vi è quello dei migliaia di jihadisti che saranno costretti a ritornare nei Paesi di origine da dove erano partiti.