E’ esattamente lo schema che utilizzò Pinochet e che si schiantò contro l’allegria del No cileno, magnificamente raccontato nel film I giorni dell’arcobaleno. Renzi ci ha provando, scatenando la paura attraverso i media che ogni giorno in quest’ultima settimana hanno parlato di possibili fallimenti delle banche, di catastrofe finanziaria, e quant’altro potesse servire a schiodare un elettore indeciso convincendolo a votare per lui. L’errore fondamentale nell’applicare questo schema è nel considerarsi giglio tra gigli. Anzi il più bianco e bello dei gigli. L’errore è anche il fatto che tra le banche che rischiano il fallimento c’è l’Etruria e questa notizia la si è tenuta ben seppellita.

Nell’applicare lo schema della strategia della paura la regola fondamentale è quella della polarizzazione dello scontro proprio alla fine: memorabili i confronti tra Berlusconi e Prodi in tv, dove spuntava l’eliminazione dei bolli alle motociclette o altre misure mai applicate, ma di grande fascino presso gli incerti in quanto giovani possessori di moto o genitori paganti, di figli con le moto. Il problema per Renzi è che non aveva un nemico fisico, un individuo al quale contrapporsi, il suo nemico era stato il popolo italiano sovrano. Lui non è riuscito a polarizzare lo scontro, perché non aveva un antagonista contro cui sfoderare la sciabola della paura, ma ha l’arcobaleno… appunto, che lui chiamava accozzaglia. Un arcobaleno fatto di partigiani, di vittime della Buona scuola, vittime delle banche, vittime del Jobs Act, vittime della crisi, vittime delle devastazioni ambientali, vittime dell’emigrazione forzata dei propri figli o del fatto di ritrovarseli in call center con la laurea. Renzi non ha calcolato che questo arcobaleno è uno sciame civico che non ha più paura! Ha toccato il fondo e cerca allegria.

In una memorabile campagna comunicativa a Città del Messico per l’affermazione della legalità, nacque la consapevolezza che la felicità sarebbe stata la parola chiave per l’affermazione della legalità. Oggi in Italia la parola onestà passa in maniera allegra e felice. Agitare la paura contro l’allegria è perdente. E soprattutto oscurare le ragioni del No nei media è stato l’errore clamoroso di Renzi. Un fiume d’acqua lo sbocco lo trova in ogni caso; ed allora se blocchi i flussi mediatici, se occupi la Tv, ti ritroverai rete, social, piazze, ferrovie, teatri, e sale piene che rafforzano l’allegria del No. Il tuo Sì, ti resterà addosso come una divisa anche se ti presenti in tv in abiti civili. Renzi doveva far dimenticare il premier Renzi, per convincere gli indecisi, invece ci ha spaventati tutti ricordandoci in ogni momento della giornata che comanda lui e nulla si muove senza di lui. E con le divise, non si vincono i referendum. Puoi riuscire ad impedirli, come Renzi ha fatto con quello delle trivelle che non dimentichiamo, ma non riesci a vincerli… la paura si fonda sull’indifferenza, l’allegria sulla partecipazione.

I partigiani vincono sempre!