Prescindendo dal merito dei quesiti e anche dal probabile effetto politico che il referendum avrà, mi pare che esso potrà costituire un test importante per stabilire i livelli di maturità e di consapevolezza democratica del popolo italiano. Tale popolo è stato infatti sottoposto, nelle ultime settimane, a un bombardamento mediatico senza precedenti per intensità e tendenziosità.

E’ stato fatto di tutto, da parte del governo, per soffocare la possibilità di un dibattito democratico ad armi e spazi pari fra il sì e il no alla presunta riforma. Il governo vuole vincere truccando le carte e ha pertanto mobilitato tutte le gerarchie possibili e immaginabili, interne e internazionali, da presidi servili nelle scuole e nelle università a dirigenti d’azienda e capetti vari, per non parlare del coro delle cricche internazionali legate alla finanza, dall’Ocse a Schaeuble, che profetizzano disgrazie e sventure a beneficio di Renzi e C.

Un termine adeguato per definire tutto ciò è quello di terrorismo psicologico. Siamo di fronte a una vera e propria campagna di disinformazione degna di un periodo bellico. Facendo vincere il No nonostante questa campagna senza precedenti, i cittadini italiani dimostreranno di essere ancora in grado di pensare con la propria testa e di non voler essere le comparse di un videogioco messo in scena dal governo Renzi e dai poteri forti interni e internazionali.

Con decine di spauracchi differenti e anche fra di loro contraddittori, da quello del cosiddetto populismo, a quello del ritorno della destra, a quello della crisi delle banche, a quello dell’uscita dall’euro, a tanti altri, il governo vuole fare leva sulle paure e insicurezze profonde di ciascuno di noi. Evidentemente considera il suo popolo alla stregua di un eterno fanciullo immaturo che si illude gli sia possibile condizionare e comandare fino a spingerlo ad atti addirittura autolesionistici, come l’amputazione consensuale di una parte dei propri diritti elettorali e la delega senza limiti e vincoli a un governo che ha avuto più volte occasione di mostrare la propria incompetenza e propensione inarrestabile a favorire i gruppi di potere esistenti e quindi il mantenimento delle situazioni inique e insoddisfacenti in cui il Paese versa da tempo.

Altro che cambiamento! Quella messa in campo da Renzi per promuovere la sua “riforma” è un’oscena parodia di cambiamento. Si decantano marinettiamente le virtù futuristiche della velocità e della semplificazione, quasi che l’arte del governo fosse solo un vuoto sfoggio di efficientismo fine a se stesso e non quella di effettuare le giuste scelte politiche nell’ascolto e in collaborazione con la società.

Di questo efficientismo Renzi ha dato del resto già prove adeguate negli anni in cui ha potuto malauguratamente governare il nostro Paese. Basti pensare ai diciotto miliardi di euro sperperati con il Jobs Act per dare l’illusione di un incremento occupazionale in realtà del tutto effimero e per giunta limitato a lavoratori già anziani costretti a restare al lavoro a causa della legge Fornero, mentre si incancrenisce ulteriormente la piaga della disoccupazione giovanile, il cancro che sta divorando il futuro di tutto il Paese.

All’insulsa retorica giovanilistica si è accompagnata una politica concretamente oppressiva e di soffocamento delle più elementari esigenze dei giovani. Ma gli esempi di cattivo o nessun ascolto della società si potrebbero moltiplicare, fino al disastro della sanità con la negazione di fondi necessari e urgenti alla Taranto massacrata dall’inquinamento di Stato.

Ecco cosa succede a seguire la strada dell’efficientismo del potere fino a volerlo ulteriormente rafforzare a dismisura, perdendo ogni rapporto e contatto con la gente reale, se non per tentare di manipolarla e intontirla con l’uso massiccio dei mezzi di comunicazione di massa. Con spauracchi di catastrofi inesistenti e allettamenti di improbabili mancette a questo e a quello.

Per questi motivi il voto di domenica 4 dicembre non è solo per impedire una pessima riforma e per cacciare un pessimo governo, ma riguarda a fondo la qualità della democrazia nel nostro Paese. Votando No i cittadini italiani rimetteranno al centro della scena se stessi e le loro esigenze e riaffermeranno, con la loro maturità e consapevolezza, i principi e le basi dell’autentica democrazia disegnata molti anni fa dai Padri costituenti ma ancora da sviluppare e realizzare. Togliere di mezzo il burattino dei poteri forti costituisce un passo obbligato in questa direzione.