di Eleonora Bonaldi

Mi trovo in New Jersey da circa 7 mesi, non sono dunque iscritta all’Aire. Ho contattato il consolato di New York richiedendo mi inviassero il plico elettorale. Ho dettagliato la richiesta con le mie generalità e ho specificato il mio status d’immigrazione. Mi giunge una risposta automatica dal consolato in cui mi informano di aver preso in carico la mia richiesta e mi indicano un indirizzo internet quale riferimento informativo.

Successivamente, una funzionaria del consolato mi invia due moduli da compilare. Uno dei due moduli, tra parentesi, specifica che è da compilare solo se si è regolarmente iscritti alla lista elettorale del consolato di New York. Chiaramente non sono iscritta (essendo io solo temporaneamente in Usa). Inoltre, mi richiede di inviare prova di residenza nel dato indirizzo del New Jersey. Nello specifico, mi richiede di fornire bollette, contratti assicurativi o dichiarazioni bancarie. Ma quale residenza? Domicilio, semmai! Mi trovo in New Jersey per motivi di studio. Sono attualmente domiciliata presso una hostfamily locale individuata dalla scuola. Non ho ovviamente accesso ad alcuna bolletta, dichiarazione bancaria, ecc. Ne deriva che la prova del mio domicilio attuale, temporaneo, è insita nella documentazione prodotta per il rilascio del visto F1. E un consolato si presuppone abbia accesso a tali informazioni.

Rimango perplessa dalla risposta della funzionaria e mi accingo a risponderle, la funzionaria però mi anticipa e mi scrive “Gentile Signora Bonaldi, da un’attenta verifica delle liste elettorali di questo Consolato, la informo che il suo nominativo non risulta  presente. Per questo motivo non sarà possibile inviarle il plico elettorale. Cordiali saluti”.

Prendo atto del fatto che non possano inviarmi il plico elettorale, ma essendo io una cittadina italiana temporaneamente all’estero, ed essendo il consolato l’istituzione che rappresenta il mio Paese qui, quale procedimento dovrei intraprendere per poter esercitare il mio diritto costituzionale di voto (Legge 6 maggio 2015, n.52)? Non dovrebbe essere proprio il consolato l’organo competente a dare ai cittadini all’estero tutte le informazioni necessarie affinché i loro diritti siano tutelati e garantiti?

Le risposte che ho ricevuto sono misere, incomplete e totalmente inadeguate al mio tipo di richiesta. Chissà, forse è troppo stressante e particolarmente impegnativo lavorare dal lunedì al venerdì 3 ore e mezza e rispondere al telefono solo nel pomeriggio dalle 14.30 alle 16.00. Il tutto nel cuore di New York, mica nel Burundi. Ironico e triste allo stesso tempo, in Italia vi state preoccupando di eventuali brogli all’estero. Io qui comincio a credere che sia meglio trovare un modo per non tornare in un Paese che non sa garantire nemmeno un diritto costituzionale basilare come il voto di una cittadina all’estero.

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