Snowden, la riuscita e complessa ed esemplare fatica cinematografica di Oliver Stone il quale, pur affrontando con disinvoltura temi assai complessi, è riuscito anche a restituirci il ritratto di Edward Snowden – da non confondere con Citizenfour il documentario premio Oscar girato da Laura Poitras a Hong Kong prima che Snowden ottenesse asilo in Russia – dimostrando come un apparentemente fragile adolescente armato di etica, integrità e di valori, possa fermare il motore di questo mondo dominato dall’economia e dalla tecnologia, imposte come irrevocabili e definitivi valori di riferimento e quindi di comportamento, coatto verrebbe voglia di dire.

Un mondo in cui, come dettaglia Snowden, “quello che conta è il controllo economico e sociale. La supremazia del tuo governo” e quindi anche del nostro – praticamente la dittatura profetizzata da Orwell nel suo 1984 e oggi globalizzata – che ha trasformato il pianeta in una gigantesca istituzione totale, allargando all’intero mondo i canoni totalizzanti descritti da Erving Goffman, in cui ogni nostra parola, gesto e financo desiderio, ci vengono carpiti così sottoponendoci a una sorta di misura preventiva che non riguarda solo i singoli individui ma anche gli Stati.

Data come accertata la disseminazione di malware e dispositivi capaci di interdire il funzionamento di una centrale elettrica, le comunicazioni di una città o addirittura di “spegnere”, cioè di mandare in blackout un intero Paese. Secondo Guy Debord nella attuale società dello spettacolo “il vero è un momento del falso”. Ergo la difesa della famosa libertà – “gli americani non vogliono la libertà, vogliono la sicurezza”- sottolinea l’istruttore di Snowden – contrapposta all’altrettanto famosa e infinita lotta al terrorismo, come altrettante scuse mediante le quali le intelligence statunitensi, con particolare riferimento alla Cia e alla Nsa, si son servite prima che Snowden aprisse il rubinetto di verità fattuali: “La Nsa tracciando tutti i cellulari e tutte le mail ha posto una rete a strascico su tutto il mondo”.

Il che significa, per quanto in/credibile e im/probabile possa apparire, che ogni singola comunicazione di ognuno di noi, è stata auscultata, registrata e depositata negli intricati incunaboli dei servizi statunitensi, che Snowden ha desecretato, riuscendo persino a farci sorridere all’idea di tutti questi super esperti & mega generali ridicolizzati da un giovin signore di anni 29.

Januaria Piromallo, nel suo post su ilfattoquotidiano.it, descrive Snowden come “un eroe per caso” nonché “un topo da computer, responsabile di quella che è stata definita la più grande violazione dei sistemi di sicurezza nella storia dei servizi segreti americani. Praticamente, il padre di tutti gli hacker”. Ora definire un informatico tra i migliori, se non il migliore esperto tecnotronico dell’intelligence americana, topo da computer e hacker, passi.

Ma definire eroe per caso, un individuo perfettamente conscio delle conseguenze che avrebbe comportato mollare la baracca e i burattini della stessa intelligence – ai piani alti della quale era stato invitato poco prima della sua “diserzione” – travolgendo la sua vita per il resto dei suoi giorni, ce ne corre. E per spiegare la lunghezza di questa corsa bisogna pur sottolineare che la figura dell’eroe, di per sé indigesta al declinante progressismo radical chic, al quale l’attributo di eroe rievoca solo retoriche patriottarde d’antan, mentre continua a ricalcare l’ottica di Bertolt Brecht: “Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi”, anche se nel tempo presente invece che a popoli separati e distinti, bisogna riferirsi al mondo globalizzato che a causa della sua complessità, necessita anche di figure speciali e straordinarie come quella di Snowden.

Secondo Marco Revelli “queste figure dell’eccezionalità finiscono per mostrare – e misurare – con le proprie virtù solitarie, l’estensione dei vizi collettivi. Sono uomini – e donne – che marciano ‘in direzione ostinata e contraria’ (come cantava De André) rispetto ai loro compatrioti”. Esattamente quel che è riuscito a fare Snowden il quale, mosso come ogni autentico eroe, da un’intuizione sottile non dissociata da una certa dose di fortuna, avendo intuito che, al pari di un singolo granello di sabbia capace di inceppare un immane meccanismo, di cui per altro è stato co-ideatore e operatore, è riuscito a portare a termine quest’immane operazione.