“Forse si è svegliato una mattina e ha deciso di sostituirsi a Dio. La mente umana è tale che ci si può aspettare di tutto”. Basta che scatti un cortocircuito, e un medico considerato un’istituzione, una sorta di luminare, si trasforma in “un angelo della morte” che sceglie cinicamente chi tra i suoi pazienti deve continuare a vivere oppure no. Sembra essere questo il ritratto di Leonardo Cazzaniga, 60 anni, viceprimario di anestesia, accusato dell’omicidio volontario di quattro persone decedute tra il 2012 e il 2013 nel pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, oltre che dell’omicidio in concorso del marito della sua amante, Laura Taroni, 40 anni, infermiera. Uccisi, secondo gli inquirenti, con una dose letale di farmaci.
“Era oggettivamente un tipo poco addomesticabile, dai modi bruschi e un po’ pittoresco. Ma poi senti queste cose e dici ‘questo è impazzito’”. Il giorno dopo la scoperta dell’orrore, in molti nella struttura ospedaliera la pensano come il dottor Giuseppe Corbella, collaboratore del direttore medico Paolo Valentini, che fino all’altro ieri considerava Cazzaniga un punto di riferimento: uno specialista che godeva della “massima fiducia” tra colleghi e dipendenti. “Io dormivo tranquillo se sapevo che c’era lui in pronto soccorso. Io questo qui l’ho visto lavorare, lo so come lavora. Se entravo per farmi curare volevo che fosse lui a mettermi le mani addosso, è questo che mi fa più male”. Eppure dalle indagini dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Busto Arsizio, emerge un altro profilo che dalle testimonianze sembrava essere ben conosciuto tra le corsie del reparto. Tanto che in molti parlavano apertamente del “Protocollo Cazzaniga. Ed è per questo che la Procura ha iscritto dodici nel registro degli indagati dodici persone: undici sono medici. Tra loro anche Nicola Scoppetta, primario del pronto soccorso. L’inchiesta è partita proprio dalla denuncia dell’infermiera Clelia Leto che prima di presentarsi dai magistrati aveva segnalato i suoi sospetti su quelle morti strane alla commissione interna dell’ospedale che riscontrò anomalie sull’operato di Cazzaniga. Nonostante questo, però, la “direzione sanitaria della struttura – scrive il gip Luca Labianca nell’ordinanza – non adottava alcun provvedimento nei confronti” del viceprimario di anestesia. “Io non ho seguito direttamente la vicenda. Se fosse arrivata a me la segnalazione di una somministrazione sospetta, anche per molto meno, sarei andato in procura a denunciare”, dice ora il dottor Corbella.