Se chiedeste a Ilaria a Stefano perché si ritrovano a vivere a più di 16mila chilometri da casa, la risposta sarebbe “perché abbiamo avuto l’idea giusta mentre eravamo all’estero”. Perché non tutti gli italiani residenti fuori confine lasciano l’Italia in cerca di un lavoro: a volte, la curiosità è la spinta per fare la valigia e il visto turistico può trasformarsi in un trasferimento di oltre due anni. L’idea che ha portato Ilaria Gianfagna e Stefano Riva a lasciare Udine è nata durante le prime settimane in cui hanno messo piede in Australia. “Quando siamo arrivati a Melbourne per la prima volta, nel 2014, abbiamo incontrato molte difficoltà e ci siamo fidati delle persone sbagliate”. Ostacoli che, invece che scoraggiarli, li hanno spinti verso quella che sarebbe stata la loro svolta.

“Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: perché non apriamo noi un’agenzia?”, racconta Stefano. Pochi giorni e, mentre lo zaino da 30 chili era quasi ancora da svuotare, ecco nascere Just Australia, la prima agenzia e infopoint gratuito di Melbourne, specializzata in percorsi di studio e lavori ad hoc. L’idea è semplice ma efficace: informare e sostenere alcuni dei 25mila italiani che ogni anno richiedono un visto per l’Australia. “Lavorando giorno e notte, con il morale a volte alle stelle a volte a terra, abbiamo creato in poche settimane un’agenzia dedicata a quanti volevano fare la nostra stessa scelta”, ricorda Stefano, che in Italia ha studiato conservazione dei beni culturali ed era un piccolo imprenditore. Una scelta che, per loro, ha significato mettere radici in Australia.

Lavorando giorno e notte, con il morale a volte a terra, abbiamo aperto un’agenzia per chi voleva fare la nostra stessa scelta”

Quali consigli dare a chi ha in mente di fare un biglietto di sola andata oltre l’Oceano Indiano? “Investire sull’inglese – continua Stefano – acquisire più qualifiche ed esperienze di lavoro possibili ed essere molto, ma molto determinati”. Perché l’Australia conosciuta dai due 35enni di Udine è una terra ricca di opportunità e capace di dare tanto, ma “richiede altrettanto”. Devi essere in grado di mettere sul piatto “soldi, studio, sacrificio – racconta Ilaria, che in Italia ha lasciato alle spalle un lavoro come giornalista freelance – ma con la prospettiva di riprendersi tutto indietro un giorno e di vivere in un luogo estremamente multietnico e moderno, dove è possibile realizzare il proprio progetto di vita”.

Melbourne conquista non senza motivo: non a caso, per il sesto anno consecutivo, secondo l’Economist Intelligence Unit si è aggiudicata il titolo di città più vivibile al mondo. “È una metropoli ma a misura d’uomo”, questo il binomio con cui Ilaria racconta la sua nuova patria. “Spesso incontri le stesse facce, vai a fare la spesa sempre nello stesso mercato, hai il tuo bar di riferimento”. La bassa criminalità, la disponibilità dei servizi e l’alta qualità delle infrastrutture ne fanno una sorta di paradiso terrestre, secondo l’indice del settimanale di attualità londinese. “Lo studio di yoga è aperto dall’alba a mezzanotte, posso girare in motorino e tutto funziona alla perfezione, dai trasporti alla burocrazia”, racconta Ilaria mentre i palazzoni della City illuminano il suo ufficio al nono piano.

“Siamo pagati dagli istituti che rappresentiamo, quindi possiamo svolgere gratuitamente le prime pratiche per i neo-arrivati”

La forza di Just Australia risiede nell’essere un servizio completamente gratuito, perché i due 35enni sono riusciti in poco tempo ad essere convenzionati con una serie di scuole in tutta l’Australia. “Siamo pagati dagli istituti che rappresentiamo”, quindi “possiamo svolgere gratuitamente le prime pratiche per i neo-arrivati”, ovvero il tax file number, (il codice fiscale australiano) curriculum in inglese, apertura del conto in banca, assistenza nella ricerca di casa e lavoro, consigli e dritte su come vivere e trasferirsi. Al momento, secondo Just Australia, le professioni più in voga sono nel settore di ristorazione e costruzioni.

“Il lavoro non manca – continua Stefano – ma bisogna sudarselo: alla fine si è sempre immigrati e bisogna dimostrare di valere”. In altre parole, riqualificarsi in Australia e spendere molti soldi in visti e corsi non deve spaventare i nuovi arrivati, soprattutto perché “una volta ottenuto il visto gli stipendi sono alti e molti i vantaggi di essere un cittadino australiano”. Stefano, che in Italia ha gestito ristoranti e agenzie di eventi, ricorda con amarezza la frustrazione di fare impresa in Italia. “In Australia, invece, l’età media è di 37 anni ed essere valorizzati sul posto di lavoro è all’ordine del giorno. In Italia non saremmo cresciuti così tanto professionalmente”, racconta la generazione per cui partire è una scelta all’ordine del giorno, visto che “la maggior parte degli amici, ormai, vive all’estero”.

“In Australia essere valorizzati sul posto di lavoro è all’ordine del giorno. In Italia non saremmo cresciuti così tanto professionalmente”

Pensare all’Italia, per i due giovani emigrati, significa ricordare il Natale con la neve, caffè al banco, l’atmosfera delle piazze. “A volte, persino la fila in posta può arrivare a mancarti”. Non sanno ancora se il loro futuro nasconde un ritorno in Europa, ma di una cosa entrambi i soci sono d’accordo. “Se avessi dei figli – racconta Ilaria – il consiglio che darei loro è quello di viaggiare, scoprire e non fermarsi”.