La Royal Bank of Scotland (Rbs) ha fallito gli stress test della Bank of England su sette grandi istituti di credito, i primi dopo la Brexit. La banca, controllata al 73% dallo Stato dopo la crisi del 2008, ha già annunciato un piano per raccogliere capitale aggiuntivo per 2 miliardi di sterline (poco meno di 2,4 miliardi di euro). Nel complesso tre banche britanniche non hanno superato i nuovi “esami” sulla solidità degli istituti condotti dalla banca centrale. La verifica, ha sottolineato la stessa banca centrale, è stata condotta con parametri più rigidi rispetto a quelle del 2014 e 2015. Oltre a Rbs, hanno rivelato carenze di capitale anche Barclays e Standard Chartered.

Rbs ha evidenziato i risultati peggiori in materia di patrimonio netto Cet1. L’istituto deve procedere per questo a rafforzare il capitale, anche tramite la vendita di attività. Anche Barclays non ha superato il requisito di Cet1, ma, avendo già annunciato in precedenza iniziative ad hoc, non dovrà varare nuovi piani. Standard Chartered invece non ha raggiunto il requisito patrimoniale minimo Tier1 e non dovrà attuare nessuna iniziativa di rafforzamento. Nessuna indicazione è arrivata infine per le altre quattro banche esaminate: Hsbc, Lloyds Banking Group, Santander UK (la filiale britannica della spagnola Banco Santander) e Nationalwide. La Boe ritiene comunque che a livello aggregato il sistema sia “ben capitalizzato per sostenere l’economia reale”.

Gli stress test della banca centrale erano i più severi mai realizzati. I parametri della verifica prevedevano, nello scenario peggiore, una recessione globale della durata di cinque anni, con un calo del pil mondiale dell’1,9%, un calo del 31% dei prezzi delle abitazioni nel Regno Unito, del 42% di quelli del settore non residenziale, un calo del pil britannico del 4,3% e un aumento della disoccupazione di 4,5 punti, oltre a un netto rafforzamento del dollaro rispetto alle monete delle economie emergenti e a un prezzo del greggio crollato a 20 dollari al barile.