Non capita spesso di trovarsi in mano le fresche edizioni Blu-Ray di film diretti da autori entrambi contemporanei, visionari, osannati da un pubblico cult ma anche incompresi da certa critica, addirittura fischiati da detrattori acerrimi nei festival. Ma quando accade è un piacere riesplorarli. Loro sono Terry Gilliam e Nicolas Winding Refn, teste raffinate e imprevedibili, ma soprattutto non allineate con i dettami più commerciali del mainstream.

In The Neon Demon Refn architetta una vicenda dai risvolti estremi. Una modella sedicenne di provincia muove i primi passi, di successo quanto maledetti, tra passerelle e set fotografici a Los Angeles. L’autore danese attraverso silenzi assordanti ed eloquenti obbliga a contemplare il mistero del fascino come vizio. Il film splende quanto una scatola lucida e pericolosa piena di bellezze e corpi efebici. Oltre i meandri dell’horror, Elle Fanning sembra una biancaneve algida in questo kabuki dell’invidia. Forse anche la nuova generazione di giovani ha il suo Sotto il vestito niente, ma l’asticella si è alzata vertiginosamente su qualità e posta in gioco. Metafore potentissime di felini, cannibalismi oculari e lande desolate possono essere comprese o meno, senza parlare dei tempi dilatati o dell’essenzialità dei dialoghi, ma proprio per questo NWR si conferma tra i pochi contemporanei a sfornare film d’arte.

Per l’homevideo Koch Media ne ha stilate tre edizioni tra DVD, Blu-Ray e steelbook. Nella “ultralimited” a due dischi i contenuti speciali apriranno il mondo-Refn agli spettatori che vorranno conoscerlo meglio. Nel disco uno, quello del film, sono riportati lo speciale Scandalo Nicolas Winding Refn per Sky Cinema HD condotto da Gianni Canova, a tu per tu con lui, più La bellezza del demonio, altro incontro con il pubblico. Ma è nel secondo disco che si approfondisce ulteriormente la materia oscura di cui sono fatti gli incubi del danese. E per una volta, Deo gratias, Amleto, Shakespeare e Giulietta non c’entrano un bel niente. C’entra invece Alejandro Jodorowsky, regista, nume tutelare e oramai amico di Refn che in uno scoppiettante incontro con il nostro al München Film Festival, dove, fermo restando l’affetto incondizionato per il suo Nicolas, non le manda a dire neanche a Spielberg e Topolino. Si aggiungano un altro incontro con il pubblico di Monaco più un’intervista a Cliff Martinez, batterista vecchia conoscenza dei Red Hot Chili Peppers e compositore di colonne sonore, stavolta alle prese con le partiture sui meandri mentali di una sedicenne secondo NWR. Insomma, un ottimo compendio che supera di ore il film.

Se, armato di estetica e cattiveria, NWR entra nel senso della vita per modelle e teenagers cannibali (metaforicamente e non), il cervellotico Qohen di The Zero Theorem cerca di calcolarne spasmodicamente l’equazione definitiva. La rincorsa al senso di tutte le cose per Terry Gilliam si perde infatti tra numeri e illusioni. Un Christoph Waltz pieno di tic incarna una specie di Giona nella balena. Il film dell’ex Monty Python si muove intorno al suo protagonista proprio come una sorta di affascinante cetaceo. Così il bizzarro futuro che ne viene fuori si propone come un anti Brazil con innesti cromatici sgargianti su chiese gotiche abitate e decadenti piene di topi e piccioni. Il panorama che esplode è favolosamente kitch. Con un Cristo in croce con una telecamera a sostituirgli la testa o un “Batman Redentore” come nuova religione le provocazioni non sono poche. Si legano a qualche matrixata inevitabile quando si parla di futuro, prescelti, destini e compenetrazioni di mondi alternativi solo mentali ma più veri del vero.

Affascinante soprattutto se si è affezionati a tematiche tecno-esistenziali, il Teorema Zero vizia lo sguardo e offre scorpacciate d’idee visive. Magari un po’ cervellotica, a volte ostentatamente verbosa, la surreale metafora dei nostri tempi firmata Gilliam non fu ben accolta da molta critica. È lo scotto da pagare quando un regista è davvero libero. Anche per i grandi. Nella versione su disco di RaroVideo si può godere di un backstage ricco di curiosità sulla lavorazione. The Zero Theorem e The Neon Demon stimolano lo spettatore a riflettere sulle vicende narrate quanto sul cinema e le sue forme. Niente male per un genio fischiato a Venezia e un altro snobbato all’ultimo Festival di Cannes.

@FranceDiBrigida