E’ un film dolente, rarefatto e feroce il vincitore del Torino Film Festival 2016, che ha chiuso stasera la sua 34ma edizione. Juan Zheng Zhe (letteralmente Il donatore) dell’esordiente cinese Qiwu Zang ha messo d’accordo all’unanimità la giuria guidata da Ed Lachman che addirittura si è sentita “onorata” di premiarlo sia come Miglior Film che come Miglior Sceneggiatura.

Il film racconta di due famiglie all’opposto nella scala sociale e dunque economica nella Pechino contemporanea. Ad imparentarli è un legame di cuginanza e la compatibilità sanguigna fra il parente povero e la sorella di quello ricco a cui serve un nuovo rene per sopravvivere. La vita della donna diventa pretesto di oscuri accordi di compravendita che non tardano a mutare in ricatti di stampo mafioso con un finale da tragedia assoluta sullo sfondo di un Paese sempre più contraddittorio.

In un’opera “meravigliosamente penetrante e così poetica” i giurati hanno ritenuto di ritrovare nello sguardo del giovane Zang “una nuova voce del cinema cinese che ci arricchirà tutti”. Una voce che a loro detta nella motivazione dei due riconoscimenti “mostra come la tradizione del Neorealismo italiano sia ancora viva in angoli remoti del globo”. Di certo l’accenno al grande momento del cinema del Belpaese avrà fatto sorridere Andrea, il nipote di uno dei suoi indimenticabili protagonisti, Vittorio De Sica: con il suo I figli della notte, il giovane regista romano era il portabandiera nazionale del concorso di Torino 34. Nulla da fare comunque per l’erede del  grande Vittorio, rimasto a bocca asciutta.

Felicemente tornano invece a casa alcuni rappresentanti della ricca delegazione latinoamericana presente quest’anno sotto la Mole. Il Premio Speciale della Giuria è infatti andato al buon dramedy Los Decentes girato e ambientato dall’austiaco Lukas Valente Rinner in un’Argentina soggiogata dalla lotta di classe qui raccontata con l’ironia del paradosso. Nel confinante Cile va, inoltre, il premio al Miglior Attore, vinto da Nicolas Duran per Jesus di Fernando Guzzoni. Quasi scontato e comunque meritatissimo il riconoscimento da Miglior Attrice alla britannica Rebecca Hall per il suo ritratto toccante di Christine Chubbuck nel dramma Christine del newyorkese di evidente origine latina Antonio Campos: indubbiamente il biopic sulla giornalista americana suicida in diretta negli anni ’70 è il titolo di maggior qualità visto in concorso quest’anno, la speranza è che qualche distributore lo acquisisca per le sale italiane. Un po’ deludente è il film designato dal Pubblico quale meritevole del proprio Premio: il tedesco Wir sind die Flut (Noi siamo la marea) di Sebastian Hilger.

Nella competizione fra documentari ha avuto la meglio Houses Without Doors del siriano nativo di Aleppo Avo Kaprelian sulla tormentata nonché allucinante situazione del proprio Paese mentre fra i titoli italiani ha trionfato Saro di Enrico Maria Artale: uno struggente road movie alla ricerca del padre. Chiude così la 34ma torinese all’insegna di una pioggia drammaticamente punitiva che tuttavia pare non aver fatto desistere il pubblico cittadino dal frequentare le sale dedicate al festival. Fra le notizie circolanti in queste giornate anche la possibilità di uno spostamento o raddoppio della kermesse a giugno “E’ prematuro parlarne” hanno detto in coro sia la direttrice artistica Emanuela Martini che il direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera. “Di certo quella estiva non sarebbe una buona collocazione per un eventuale spostamento, fra Cannes, Locarno e Venezia sarebbe difficile trovare i film” ha comunque precisato Martini. Annunciate, nel frattempo, le date di Torino 2017 che saranno dal 24 novembre al 2 dicembre.