Puntata numero due dall’India sulla strada della demonetizzazione. Riepilogo: con un colpo a sorpresa, il governo di Narendra Modi, ha deciso 15 giorni fa di ritirare dal mercato le banconote da 500 e 1000 rupie, per sostituirle con quelle di nuovo conio. La decisione è stata presa per combattere la circolazione di denaro in nero (black money) con cui vengono portate avanti molte contrattazioni in un Paese in cui corruzione ed evasione fiscale sono a livelli elevatissimi e diffusissimi.

Fin qui tutto bene, un classico da politica monetaria. Quello che resta da capire è come sia stato possibile avviare un’operazione epocale senza predisporre un’adeguata quantità di valuta nelle banche. Il sistema bancario indiano è a due settimane dall’avvio della procedura al collasso. Le file alle banche (v. foto) per cambiare la vecchia valuta con la nuova sono ininterrotte, con persone che dormono davanti alle filiali, un numero di morti imprecisato (se ne contano un centinaio) a causa delle estenuanti attese. E ancora, bancomat presi d’assalto, personale allo stremo delle forze. Anche il turismo è in grave deficit per via delle cancellazioni di soggiorni.

Pressoché quotidiane restrizioni alla disponibilità, rupia in rialzo su euro e dollaro. L’India è purtroppo uno dei paesi più avanzati nella clonazione e uso della carta di credito clonata: la maggior parte degli scambi avviene in contanti. La situazione è più grave nelle campagne e nei villaggi, dove le banche sono rare e manca il denaro per mandare avanti la vita dei campi e dei villaggi. Il piano prevede anche un riassetto sociale, in cui le persone non potranno avere più di due case di proprietà.

Più che una misura di forza dell’attuale governo questa sembrerebbe una prova di debolezza, tanto che l’attenzione viene spostata ancora una volta su una guerra strisciante con il Pakistan accusato di favorire il terrorismo: di recente un soldato indiano è stato decapitato in una zona di confine e la risposta dell’artiglieria non si è fatta attendere con 14 postazioni pak bombardate e altrettanti morti.

I media anche se non possono negare le evidenti difficoltà sono schierati con il governo e non fanno mancar le “buone notizie” (se così le si vuole leggere) come il fatto che grazie al crash monetario non è stato possible vendere due ragazze per traffici di prostituzione, o che l’India ha il record mondiale di selfie. Non ultimo il grandissimo accento posto sulla nomina di Nikki Haley, in origine Nimrata Randhawa, rappresentante all’Onu per gli Stati Uniti da parte di Donald Trump.