Il Tribunale dei minori di Milano ha respinto la richiesta di adozione incrociata da parte di una coppia di donne lesbiche nei confronti delle rispettive figlie biologiche. Le due donne insieme dal 2002, nel 2010 sono diventate madri di due bambine (una per mamma) tramite fecondazione assistita dallo stesso donatore. Le bimbe, sorelle tra loro, convivono sotto lo stesso tetto con le loro madri. Lo stato (mi si permetta il minuscolo), tuttavia, non riconosce loro il rango di “famiglia”.

Immediata la reazione della comunità Lgbt italiana, a cominciare da Famiglie Arcobaleno (associazione composta da coppie o single omosessuali che hanno realizzato il proprio progetto di genitorialità, o che aspirano a farlo, ndr). La presidente Marilena Grassadonia ha dichiarato: “Questo è il risultato di una legge discriminante, la legge Cirinnà, figlia di un compromesso vergognoso sulla pelle dei bambini. L’abbiamo detto fin dall’inizio: lasciare ogni singola decisione sulla possibilità per un bimbo o una bimba di vedersi riconosciuti i propri genitori ai magistrati, obbligati così a decidere sulla base di una legislazione farraginosa, sottopone la vita delle nostre famiglie a una incertezza insopportabile“.

L’estromissione della possibilità di adottare il figlio del partner, ricordiamolo, è stata fortemente voluta già all’interno del Pd, dai cattodem. Ai cattolici interni al Pd e alla maggioranza stessa, Renzi ha dato piena libertà d’azione, contravvenendo a quel decisionismo muscolare che ha invece caratterizzato la sua azione di governo su temi quali jobs act, l’impopolare “buona scuola” e la guerra contro i sindacati. Tutto questo, senza aver mai paura di dispiacere alla minoranza dem.

Paura che, al contrario, ha avuto nei confronti dei cattolici sul tema delle adozioni. Il comportamento del M5S sul canguro ha poi fatto il resto, permettendo al governo di avere la scusa finale per eliminare ogni tutela sulla prole di gay e lesbiche. “Con noi il governo Renzi si è comportato come Ponzio Pilato – ha dichiarato, in merito, Grassadonia – lavandosene le mani dei diritti dei nostri figli. Chiediamo ancora una volta di tornare in parlamento e legiferare in modo chiaro sulla serenità dei nostri figli: ci sono centinaia di minori non tutelati“.

Su questo ultimo passaggio, vorrei proporre alcune riflessioni. Riguardo l’inadeguatezza della legge e le sue conseguenze, poi puntualmente verificatesi, ricordo ancora le solite “maestranze” Lgbt di partito – quelle che lavorano per fare in modo che la gay community italiana sia bacino elettorale e non per il pieno riconoscimento dei nostri diritti – che, tra un insulto e un altro, urlavano che il decreto sulle unioni civili garantiva automaticamente le stepchild adoption. Dopo questa sentenza deve essere brutto, per loro, vivere nel mondo reale.

Non posso, ancora, non notare lo stato di narcolessia in cui è caduto il movimento Lgbt dopo l’approvazione dell’ex legge Cirinnà. La stessa “paladina” dei diritti dei gay, per altro, ha ribadito che il giorno dopo l’approvazione della legge si sarebbe scesi in piazza per il matrimonio egualitario, garantendo che sarebbe stato nel programma di tutte le mozioni del prossimo congresso del Pd. Al momento, le uniche piazze in cui si è vista la senatrice sembrano essere quelle in cui ci sono i riflettori accesi. Ne prendiamo atto. Stiamo invece ancora aspettando la legge che aveva annunciato sulle adozioni. Credo sia arrivato il momento di tirarla fuori.

Riguardo alla nostra comunità, infine, propongo un radicale cambio di prospettiva politica. Ci siamo percepiti troppo a lungo come “minoranza” invece di sottolineare gli effetti di una discriminazione reale su un aspetto del nostro essere: la nostra vita sentimentale e sessuale. Tale approccio ha determinato una cultura politica di tipo paternalistico per cui lo stato (ancora in minuscolo) non ha rimosso le disparità, ma le ha semplicemente sancite. La filosofia che anima le unioni civili è questa, piaccia o meno a chi le ha accolte “festeggiando”. Continuare a richiedere trattamenti differenziati, porterà inevitabilmente alla diseguaglianza. Il prossimo step non dovrebbe essere quello delle adozioni limitate al figlio del partner e, credo, nemmeno quello dell’adozione tout court. Dovremmo chiedere il riconoscimento automatico dei figli nati all’interno delle coppie, come avviene per quelle sposate.

La politica dei contentini e dei piccoli passi è solo uno strumento che serve al potere per mantenere disparità e crea, inevitabilmente, sofferenza. Forse potrà piacere a chi, dentro quel sistema, lavora alacremente per garantirsi una posizione (e di esempi, qui, potremmo farne molti), ma non è funzionale al concetto di uguaglianza che rivendichiamo. Ammettendo, una volta per tutte, che la strategia dei passi intermedi va abbandonata perché la sua applicazione non risolve il problema, ma lo complica. La sentenza di Milano ci insegna questo.