Non è decente, affermare anche solo indirettamente che col clientelismo si fa Pil. E’ la stessa sensazione che avemmo quando da Vespa un ministro affermò che il terremoto in alcune zone aveva fatto Pil. E’ la stessa angoscia che abbiamo provato quando ascoltammo la risata degli imprenditori dopo L’Aquila. C’è un’insostenibile indecenza nel vocabolario politico che determina eccessi insopportabili.

Dal ciaone, all’uccisione degli avversari, all’accozzaglia, tutti linguaggi e frasi destinate a fare più click, a passare da titoloni su una stampa asservita, ad occupare spazi televisivi. Questa strategia è quella che, apparentemente paga nel primo attimo, ma poi a pagare è la credibilità di coloro i quali la usano. Scambiare un voto per una frittura è quanto di più criminale si possa affermare oggi. Anche per le interconnessioni semantiche che scattano “du’ frittur” è la parola chiave del boss Conte di Gomorra la serie, diventata un tormentone tra i giovani campani. De Luca, quindi esagera nell’uso di un vocabolario, che nel senso comune evoca cose sgradevoli per chi è impegnato nella difficile opera di ricostruzione della legalità. E, l’incoronazione renziana di De Luca quale campione dell’antimafia, sotterra, presso l’opinione pubblica, la credibilità della commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi, bersaglio dell’infelice battuta del governatore della Campania.

Le parole pesano. Le insinuazioni da prima pagina, non sono disattivate dalle scuse in terza pagina. Questo fenomeno Renzi lo conosce benissimo, ed ancora si ostina a fare gaffe di proposito per racimolare consensi: il Pil fatto col metodo De Luca… La sopportazione per l’indelicatezza istituzionale del Premier, spacciata per modernismo generazionale, crea fratture che difficilmente potranno essere sanate.

Il processo appare identico allo scardinamento della Costituzione. Una Costituzione che con la riforma ne uscirebbe complicata (nuovo articolo 70), contraddittoria, modificata in 47 articoli e soggetta a future interpretazioni giuridiche (quanti modi avrà per legiferare ha il nuovo Senato?) è una Costituzione nella quale i cittadini avranno difficoltà a riconoscersi. Una Costituzione fatta di cambiali (si faranno le leggi elettorali dopo, i regolamenti e gli adeguamenti dopo) insomma un aggregato di “pagherò”, che proprio l’Italia non poteva permettersi, rischia di essere continuamente disattesa dalla prassi. L’epoca che ci aspetta è densa di conflittualità, ma soprattutto pregna di incostituzionalità. Una sorta di deregulation giuridica che ci renderebbe terra di scorribande per multinazionali e speculazioni finanziarie che già sono pesantemente in campo per ottenere questo scenario.

Per noi invece la Costituzione così com’è è una assicurazione sulla vita, perché i pesi e contrappesi che genera ci proteggono da avventurismi e dalla barbarie dei predatori. Rigettando questo maldestro tentativo di picconatura delle nostre istituzioni democratiche noi mettiamo in cassaforte il nostro futuro e soprattutto l’enorme risparmio pubblico delle famiglie (tra i più alti al mondo) che rappresenta la vera preda per JP Morgan e company.

Il No degli italiani sarà una robusta sculacciata al boy scout, che eclissò il referendum sulle trivelle assieme al traffico di influenze che ha caratterizzato il suo governo su banche e lobby del petrolio. Noi non dimentichiamo la sua totale assenza in quel periodo, proporzionale all’iperattivismo su questo referendum, sponsorizzato dagli stessi protagonisti di allora che oggi si celano dietro la clausola di supremazia prevista dalla riforma. Il nostro sarà un No che ci aiuterà a crescere nella maniera giusta, redistribuendo la ricchezza, rimettendo in piedi le produzioni reali, salvaguardando i territori e prendendoci tutto il tempo che ci serve. Basta guardare con attenzione “Before the Flood” per accorgersi che oggi più che mai abbiamo bisogno di camminare riflettendo, piuttosto che di correre distruggendo.